Gli Architetti chiedono: ''subito una legge sul governo del territorio'' | Architetto.info

Gli Architetti chiedono: ”subito una legge sul governo del territorio”

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Il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori assieme agli Ordini degli Architetti P.P.C. d’Italia hanno emesso lo scorso 13 marzo un comunicato stampa in tema di urbanistica, pubblicato sul sito ufficiale del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e qui di seguito riportato testualmente.

“E’indispensabile che il Parlamento provveda ad approvare al più presto una legge quadro di principi fondamentali sul governo del territorio, capace di mettere a sistema sull’intero territorio nazionale le innovazioni già introdotte in diverse Regioni per mezzo dell’attività legislativa concorrente regionale. Occorre un riordino della materia, sia – a livello nazionale – procedendo alla definizione principi fondamentali sul delicato tema del governo del territorio, sia – da parte delle Regioni – adeguando ove necessario la legislazione regionale, declinando e dettagliando tali principi generali in disposizioni coerenti all’interno di tutte le Regioni”.
Questa, in sintesi, la richiesta formulata oggi dal Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori assieme agli Ordini degli Architetti P.P.C. d’Italia  nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

“L’attuale legislazione nazionale urbanistica – ricordano gli Architetti – non è più in grado di affrontare efficacemente ed in un’ottica di sostenibilità le trasformazioni territoriali che si propongono. La vecchia legge del 1942, pur con tutte le modifiche ed integrazioni susseguitesi negli anni, ha un’impostazione basata su principi ampiamente superati ed in parte non più condivisibili.

Molte regioni, per superare il deficit legislativo dovuto all’inerzia del legislatore statale, hanno provveduto, in attuazione dell’art.117 della Costituzione ad emanare leggi urbanistiche innovative, molto simili fra loro, portando di fatto a termine, sia per i nuovi strumenti e istituti previsti, sia per la dimensione amministrativa interessata, una vera e propria riforma della materia “dal basso” che ha costituito, anche al di fuori delle Regioni direttamente interessate, un patrimonio di obiettivi, criteri, indirizzi per l’attività di pianificazione.

Ciò ha permesso di risolvere una serie di gravi problematiche che avevano da un lato messo in crisi le effettive possibilità di programmazione e di governo del territorio da parte degli enti pubblici locali, dall’altro reso sempre più gravoso e farraginoso il rapporto fra cittadino e pubblica amministrazione.

Se non si vuole vanificare tutto ciò serve una legge nazionale perché proprio l’art. 117 specifica che  nelle materie di legislazione concorrente mentre spetta alle Regioni la potestà legislativa, spetta allo Stato la determinazione dei principi fondamentali.

Secondo gli architetti italiani la nuova legge sul governo del territorio deve sottolineare l’importanza del principio di pianificazione puntando alla conservazione del suolo; alla tutela e rigenerazione delle risorse ambientali dei beni culturali e paesaggistico-ambientali; all’ordinato e razionale sviluppo degli insediamenti garantendo la sostenibilità ambientale, economica, sociale delle trasformazioni; alla garanzia del diritto all’abitazione; al rispetto del diritto alla salute; alla mitigazione del rischio sismico; alla garanzia di un ambiente di vita sano e di qualità, anche offrendo alle comunità locali ed ai cittadini i necessari servizi pubblici e le dotazioni di interesse pubblico generale e collettivo, oltre alla qualità urbana e architettonica; al supporto alle necessità di relazione dei cittadini, anche attraverso la pianificazione e programmazione di un efficiente sistema della mobilità.

Gli architetti italiani sottolineano poi l’importanza del principio di sostenibilità, cioè che lo sviluppo delle comunità locali e le trasformazioni territoriali debbano tener conto della loro  sostenibilità ambientale, sociale ed economica utilizzando le risorse disponibili senza limitare le possibilità delle generazioni future.

Non solo. Devono prevalere i principi della sussidiarietà al fine gli enti pubblici siano davvero al servizio del cittadino; di differenziazione, al fine le funzioni amministrative siano assegnate al livello più adeguato della pubblica amministrazione rispetto alla loro dimensione e capacità organizzativa; di adeguatezza, in modo che gli enti locali siano dotati degli strumenti necessari per l’esercizio, con la dovuta efficacia ed efficienza, delle funzioni a loro assegnate.

Se, dunque, allo Stato compete emanare una normativa di principi fondamentali sul governo del territorio e porre in atto le necessarie politiche generali e di settore di rilevanza sovra regionale, inerenti la tutela delle risorse naturali, paesaggistico ambientali e la qualità urbana, numerose dovranno essere  – di contro – le competenze degli Enti territoriali.

Alle Regioni quella di esercitare la funzione legislativa in materia di governo del territorio, e di provvedere alla pianificazione territoriale, paesaggistica, infrastrutturale del territorio regionale. Alle Province di esercitare le funzioni di pianificazione di livello intermedio, con il particolare compito di garantire la coerenza sovra comunale delle scelte pianificatorie locali in considerazione degli obiettivi generali individuati. Ai Comuni l’esercizio di tutte le altre funzioni amministrative e di pianificazione relative al governo di quello specifico territorio.

Da ultimo gli Architetti italiani sottolineano come debbano essere tenuti presenti due altri principi. Quello della partecipazione, cioè il coinvolgimento e la consultazione delle parti sociali, dei cittadini e delle associazioni costituite per la salvaguardia degli interessi diffusi e quello di equità, garantendo l’uguaglianza nei processi di trasformazione del territorio per quanto attiene a diritti ed a doveri.

Quest’ultimo aspetto – sostengono gli architetti italiani – dovrà essere attuato attraverso la definizione dei criteri e dei modi per ottenere l’equa distribuzione dei diritti edificatori e degli oneri conseguenti alla urbanizzazione del territorio fra i proprietari delle aree e degli immobili posti nelle medesime condizioni di fatto e di diritto, anche attraverso la realizzazione di aree destinate a servizi di interesse generale e collettivo, delle dotazioni territoriali in genere, di spazi pubblici e di pubblica utilità, di una quota minima di aree da cedere gratuitamente all’Amministrazione Comunale per finalità di edilizia sociale”.

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