Gli architetti dicono "no" all'ampliamento delle competenze di geometri e periti | Architetto.info

Gli architetti dicono “no” all’ampliamento delle competenze di geometri e periti

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“Ribadiamo il nostro parere assolutamente contrario al ddl 1865 attualmente in discussione al Senato che, senza fondamento alcuno, estende indebitamente le competenze progettuali dei geometri e dei periti, consentendo loro di occuparsi anche di progettazione architettonica”.

Così Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) nel corso di un’audizione dinanzi alla Commissione Lavori Pubblici del Senato.

“Le nuove competenze che si vorrebbero estendere a geometri e periti – continua Freyrie – non hanno riscontro in alcun paese dell’Unione europea, poichè gli interventi riguardanti l’architettura e il paesaggio, e le direttive comunitarie su questo aspetto sono chiarissime, devono essere realizzati da professionisti che abbiano svolto idonei studi universitari. Ed è roprio la normativa europea ad attribuire agli architetti, formati negli specifici settori e in maniera adeguata, le attività professionali relative alla progettazione architettonica, strutturale, paesaggistica, conservativa ed urbanistica”.

“Senza contare che il recepimento e l’attuazione di nuovi titoli professionali – continua ancora -, in contrasto con le competenze previste per la categoria professionale degli architetti, provocherebbero un aperto contrasto tra la normativa nazionale e quella europea”.

La strada da percorrere, secondo gli architetti italiani, è quella indicata dal Dpr attuativo della Riforma delle professioni che “supera il problema delle competenze e promuove, invece, l’integrazione professionale e interprofessionale con l’istituzione di nuove forme societarie”.

Per tutti questi motivi il Consiglio Nazionale degli Architetti propone di emendare il disegno di legge sostituendolo con un unico articolo che istituisca,- presso il ministero della Giustizia e di concerto con il ministero delle Infrastrutture, un Tavolo delle competenze a cui partecipino i rappresentanti dei Consigli nazionali delle professioni dell’area tecnica. Tavolo che, al 31 dicembre di ogni anno, rediga delle linee guida di interpretazione e di aggiornamento delle competenze professionali, anche- sulla base delle novità legislative intervenute, nel rispetto delle direttive e politiche comunitarie, che dovrebbero poi essere emanate mediante decreto ministeriale.

Nel momento in cui la crisi ci spinge a essere ancora più competitivi – afferma il presidente del Cnappc -, in termini di qualità dei servizi offerti ai cittadini, favorendo, tra l’altro, la cooperazione tra i professionisti, ci sembra del tutto anacronistico proporre norme che, contro le indicazioni comunitarie, estendono le competenze di una categoria a danno di un’altra.

“Così come anacronistici e del tutto inutili” -continua- “si sono dimostrati tutti i tentativi di forzare la definizione di “modesta dimensione” di una costruzione: negli ultimi 50 anni tutto ciò ha prodotto, da un lato, un enorme spreco di giurisprudenza, dall’altro non pochi scempi edilizi. Altrettanto evidente è poi la non “economicità legislativa” di un intervento come quello proposto che entra nello specifico di materie propriamente tecniche che dovrebbero, invece, essere risolte in tavoli di concertazione inter-professionali”.

O.O.

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