Grafton Architects a Lima: com’è il pluripremiato Campus Utec | Architetto.info

Grafton Architects a Lima: com’è il pluripremiato Campus Utec

Machu Picchu dei tempi moderni, è un edificio brutalista dalla forte verticalità che, completato nel 2015, si ispira e reinterpreta al territorio peruviano e alla sua storia millenaria

© Shell Arquitectos
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Il nuovo campus dell’Universidad de Ingeniería y Tecnología di Lima, in Perù, firmato dallo studio irlandese Grafton Architects insieme ai locali Shell Arquitectos ha vinto la prima edizione dell’International Prize del Riba. Secondo la giuria guidata da Richard Rogers (e comprendente anche il nigeriano Kunlé Adeyemi premiato alla Biennale di Architettura di Venezia diretta da Alejandro Aravena) l’Utec “è un edificio giunto dopo anni di sperimentazioni che dimostrano l’abilità dello studio e donano a Lima un contributo coraggioso ma allo stesso tempo riguardoso della città e una realizzazione visionaria e di prim’ordine”. È stato uno dei premi più prestigiosi a fare da “preludio” alla nomina alla direzione della Biennale 2018 di Architettura per le due fondatrici dello studio Yvonne Farrell e Shelly McNamara.

Rispetto al nuovo premio del Riba, il campus dell’Utec si è imposto all’interno di una shortlist composta da sei edifici realizzati, oltre al Perù, nelle Isole Azzorre, in Azerbaigian, Messico, Francia e Norvegia progettati da nomi noti e meno noti del panorama internazionale: il Contemporary Arts Center di Menos é Mais associati con João Mendes Ribeiro, lo strafamoso Heydar Aliyev Center di Baku di ZHA con Dia Holding, il Museo Jumex di David Chipperfield con Taller Abierto de Arquitectura y Urbanismo a Città del Messico, il Ring of Remembrance nel memoriale alle vittime della Seconda Guerra Mondiale della chiesta di Notre-Dame-de-Lorette a Parigi dello studio Philippe Prost e la Stormen Concert Hall a Bodø di DRDH Architects.

Come dicevamo, l’edificio, costato 100 milioni di dollari, è uno dei progetti più interessanti di questo studio che, fondato nel 1978 a Dublino dalle socie Yvonne Farrell e Shelley McNamara entrambe International Honorary Fellows del Riba, ha accumulato una lunga esperienza nella progettazione di celebrati edifici universitari (come la Medical School di Limerick, in Irlanda, finalista al premio Stirling del 2013) che hanno toccato anche il nostro paese, dove a Milano hanno firmato l’ampliamento del campus dell’Università Bocconi completato nel 2008, dichiarato miglior edificio dell’anno al World Architecture Festival 2012. Arriva alla conclusione di un iter avviato nel 2011 a partire da un concorso in parte a inviti e in parte a partecipazione aperta per gli architetti peruviani promosso dal fondatore dell’università Luis Hochschild Plaut al quale erano stati invitati 70 architetti internazionali e si erano iscritti 130 studi peruviani.

Completato nel 2015, il nuovo campus della Utec si confronta con una parte residenziale di città costituita dal distretto di Barranco e trae ispirazione dalla particolare posizione geografica di una capitale che si è sviluppata lungo la costa oceanica, realizzando, nella definizione della stessa giuria, “una sorta di Machu Picchu dei tempi moderni” tra la città e una trafficata autostrada.
Rivolto verso le vicine scogliere a strapiombo sul mare, sceglie di svilupparsi in verticale, impostazione particolarmente apprezzata dalla giuria che ne ha positivamente valutato anche una progettazione nata a partire dalle persone, ispirandosi alla conformazione della costa. I suoi dieci livelli fuori terra, inseriti in un volume che alterna vuoti e pieni, creano un edificio che si adatta a un lotto il cui perimetro è definito dall’arteria veicolare sottostante. Gli imponenti e lunghi fronti principali si pongono nei confronti del contesto in modo differente, realizzando sezioni trasversali variabili: rivolto a nord, un fronte dal perimetro curvo e dalla forte verticalità accentuata dagli imponenti setti è affacciato sull’autostrada; a sud, invece, ampi terrazzamenti realizzano piazze, spazi aperti e chiusi e giardini che, in particolare al sesto e all’undicesimo livello, si rivolgono alla città.

Dal punto di vista strutturale, la necessità primaria di realizzare un edificio antisismico (il Perù si trova in una delle aree a più alto rischio al mondo, lungo la Cordigliera delle Ande) ha portato il posizionamento di isolatori tra l’interrato e la parte fuori terra per ridurre gli effetti di un eventuale terremoto. L’edificio è realizzato completamente in calcestruzzo armato gettato in opera lasciato a vista e si regge su una struttura che, diventando anche importante mezzo espressivo per un’architettura attenta che sfrutta l’orientamento migliore, si compone di imponenti setti e solai nervati.
La planimetria dei piani è impostata in modo da distribuire le diverse funzioni nei 35.000 mq ricavati tra i setti che scandiscono il volume: ai livelli inferiori, al di sopra di due piani di parcheggi interrati, colloca attività che rendono l’edificio permeabile e di servizio rispetto alla città, come un cinema e un teatro, affiancate all’ingresso principale, al punto informazioni per gli studenti, ai laboratori e agli spazi più grandi dedicati alla didattica. Ai piani superiori posiziona invece aree comuni, le aule e gli uffici dei docenti e dell’amministrazione, lasciando ai livelli più alti, i più panoramici sulla città e sull’Oceano, la biblioteca con la sala lettura.
Nato per essere uno dei campus più all’avanguardia dell’America Latina e favorire lo sviluppo di attività ad alto contenuto tecnologico che fossero in grado di formare e dare lavoro, nel 2012, ancora sotto forma di progetto, è stato premiato con il Leone d’Argento alla 13° Biennale di Architettura di Venezia diretta da David Chipperfield per la sua capacità di reinventare il paesaggio urbano.

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