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I coordinatori della sicurezza nei cantieri edili secondo Federarchitetti

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Poco valorizzati sul lavoro, privi di un’autentica rappresentanza nelle istituzioni, ma con elevate responsabilità nella tutela dei lavoratori in edilizia. È la realtà dei coordinatori della sicurezza, descritta da Federarchitetti, il sindacato dei tecnici dell’architettura, nel dibattito organizzato a Roma alla Casa dell’Architettura, in occasione della quinta Giornata nazionale della sicurezza nei cantieri edili, svoltasi il 27 marzo scorso a Roma.

Il dibattito, che ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni e del settore edile, si è concentrato sulla figura del coordinatore della sicurezza, in genere un ingegnere o un architetto che attua, sia con attività di controllo in cantiere sia con specifici piani per la sicurezza, le norme sulla salvaguardia dei lavoratori. In caso di violazioni o irregolarità, la legge prevede sanzioni pesanti: si va dalla multa di 1.500 euro all’arresto. Eppure, i compensi sono esigui, non soltanto per la crisi dell’edilizia, ma anche perché le aziende, nei contratti d’appalto, scelgono spesso la via del massimo ribasso.

“È grazie al lavoro sottopagato e misconosciuto dei coordinatori della sicurezza che le morti in edilizia sono in diminuzione – ha affermato Giancarlo Maussier, presidente di Federarchitetti Roma, che ha organizzato l’evento. Inoltre, il coordinatore non gode della necessaria autonomia operativa, perché la sua è la situazione di un ‘vaso di coccio’, stretto tra due vasi di ferro: il committente, da una parte, pubblico o privato, che vuole spendere il minimo possibile, e l’impresa, dall’altra, che invece cerca il massimo guadagno”.

Per questo, Maussier propone di far nominare il coordinatore da un ente terzo come la Asl. I numeri sono significativi: dei 160mila architetti e ingegneri liberi professionisti, almeno il 50% si dedica alla salvaguardia della sicurezza in cantiere. A Roma, dal 1996, Federarchitetti ne ha abilitati circa 2mila. Inoltre, proprio i professionisti del settore sono esclusi dagli organismi preposti alla vigilanza sui cantieri. Un caso esemplare è quello della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, istituita presso il ministero del Lavoro per elaborare misure di prevenzione e protezione per i lavoratori che, pur contemplando la presenza delle parti sociali coinvolte, non ha al suo interno alcun rappresentante delle professioni tecniche.

Identica la situazione nei Ctp, i Comitati territoriali paritetici, organismi preposti alla sicurezza di cui, per consuetudine, fanno parte soltanto le associazioni dei costruttori e i sindacati dei lavoratori. Ecco perché, ha osservato il presidente di Federarchitetti Roma “è necessario che i coordinatori della sicurezza si propongano come ‘categoria’, con il sostegno delle associazioni dei professionisti”.

A confermare la difficile situazione professionale della categoria, soprattutto per quel che riguarda i giovani, il sindacato degli architetti e degli ingegneri ha presentato il video “Loredana se ne va”, in cui si racconta la difficile situazione dei giovani professionisti.

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