I vincitori della Biennale di Architettura | Architetto.info

I vincitori della Biennale di Architettura

wpid-12172_giappone.jpg
image_pdf

Collettività, recupero, reinvenzione, senso della comunità. Ma anche semplicità, coraggio, determinazione. Sono le parole più ricorrenti nei progetti premiati di Common Ground, la 13esima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, che ha annunciato i suoi vincitori.

Presieduta dall’olandese Wiel Arets, e composta da Kristin Feireiss, Robert A.M. Stern, Benedetta Tagliabue e Alan Yentob, la giuria ha assegnato il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale all’emozionante Architecture possible here? Home-for-All del padiglione giapponese. Coordinata da uno dei più grandi architetti mondiali, Toyo Ito, che ha lavorato con un team di architetti più giovani, è la proposta di un nuovo centro per una regione devastata da una catastrofe nazionale, affrontata “in modo pratico e inventivo”, come recita la motivazione del premio.

L’altro Leone d’oro, quello per il singolo progetto, è Torre David / Gran Horizonte di Justin McGuirk e Urban-Think Tank (Alfredo Brillenbourg, Hubert Klumpner), condiviso con gli abitanti di Caracas. È il documento di un lavoro di sinergia tra gli architetti e la cittadinanza della metropoli un grattacielo di 45 piani, incompiuto e in stato di degrado, è stato occupato, riabilitato e trasformato non solo in casa, ma in fulcro portante della vita della comunità. La Giuria ha speso parole importanti per il progetto, definendolo “un modello ispiratore che riconosce la forza delle associazioni informali”, fatto con “talento e determinazione”.

Ancora il Sud-america per il progetto vincitore del Leone d’argento, assegnato a una promessa dell’architettura: lo studio irlandese Grafton Architects, che ha presentato il progetto di un campus universitario a Lima, apprezzato per “le qualità concettuali e spaziali” che denotano il notevole potenziale di questo studio nella “reinvenzione del paesaggio urbano”.

Infine le menzioni: alla Polonia per Making the walls quake as if they were dilating with the secret knowledge of great powers (“installazione audace e coraggiosa che rammenta al visitatore non solo di guardare ma anche di ascoltare… E di percepire il suono del Common Ground); agli Usa per Spontaneous Interventions: Design Actions for the Common Good, celebrazione della capacità degli individui di “cambiare la società con gesti piccoli ma efficaci”; alla Russia per i-city, che “adotta un approccio dialettico al passato, presente e futuro della Russia e nel farlo ci trasforma tutti in spie digitali” e infine al milanese Cino Zucchi per “un’installazione che vuole richiamare la complessa rete di relazioni che modellano il nostro ambiente fisico”.

V.R.

{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
I vincitori della Biennale di Architettura Architetto.info