Il centro oncologico di Ron Arad per pazienti israeliani e palestinesi | Architetto.info

Il centro oncologico di Ron Arad per pazienti israeliani e palestinesi

Aperto a tutte le comunità di Israele e della Palestina, un centro medico oncologico sorgerà in queste terre divise da forti conflitti: il progetto del designer-architetto di origini israeliane Ron Arad

© Whitaker Studio
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In una terra dilaniata da conflitti continui fra israeliani e palestinesi, il designer Ron Arad ha pensato alla realizzazione di un’oasi di pace e di cura che supera le ostilità tra paesi e religioni attraverso un centro medico oncologico come esempio di architettura sociale al servizio della solidarietà. Situato nella città di Afula, nel nord di Israele, il nuovo polo sanitario sarà infatti aperto a tutte le comunità ebraiche, cristiane, musulmane e druse di Israele e della Cisgiordania. Sorgerà all’interno del campus ospedaliero di Ha-Emek, scelto proprio per la sua posizione strategica, non lontano dai villaggi palestinesi di Jenin e Nabulus.

Beit Shulamit (ovvero ‘La casa di Shulamit’) sarà il nome del polo medico dedicato alla cura del cancro, nel ricordo di una grande pediatra israeliana di nome Shulamit Katzman, amante dell’arte e del suo lavoro, purtroppo morta di cancro. La fondazione Katzman finanzierà infatti una parte del progetto, animata dal desiderio di costruire un nuovo centro oncologico che possa accogliere indifferentemente pazienti israeliani e palestinesi. Invitato dalla fondazione come architetto del progetto, Ron Arad, designer di origini israeliane attivo a Londra, ha lavorato a stretto contatto con tutte le persone coinvolte per dare vita a una struttura che soddisfi il benessere dei pazienti, delle famiglie e del personale.

“Non è stato facile, afferma l’architetto, combinare le esigenze dei processi clinici con una qualità dell’architettura mirata ad incoraggiare i malati, ma è molto gratificante lavorare a un progetto destinato all’umanità. Gli architetti hanno la responsabilità morale di lavorare in aree difficili e in zone di conflitto, spinti dal desiderio di fare del bene attraverso l’architettura”.

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Il futuro centro oncologico Beit Shulamit in Israele © Whitaker Studio

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L’edificio si sviluppa su tre piani e segue la topografia collinare del terreno © Ron Arad

Ron Arad, in collaborazione con uno studio di architetti locali chiamato Mochly-Edar, ha quindi sperimentato la progettazione di un ospedale di 11.000 mq caratterizzato da ambienti interni ed esterni che stimolano il movimento e la riflessione. La vita all’aria aperta gioca infatti un ruolo essenziale: stanze e corridoi si aprono verso il paesaggio verde con ampie vetrate che regalano un maggiore senso di libertà rispetto agli ambienti degli ospedali tradizionali. La ricca piantumazione di alberi e vegetazione costituisce parte integrante del progetto.

L’edificio, sviluppato su tre piani, sorgerà a est dell’ospedale esistente di Ha-Emek in corrispondenza dell’anello esterno del campus e seguirà l’andamento naturale del terreno, essendo situato ai piedi della montagna di Giv’at ha-More. Un basamento su due livelli adibiti a parcheggio è parzialmente interrato mentre il fabbricato si eleva in linea con la topografia del terreno. Elementi frangisole verticali e a sbalzo migliorano l’ombreggiamento dell’edifico e contribuiscono a massimizzare l’efficienza ambientale dell’involucro edilizio. Tunnel e ponti collegheranno l’ospedale esistente con il nuovo polo medico Beit Shulamit che comprenderà un istituto di radioterapia, un centro di cura del cancro al seno, un reparto di oncologia pediatrica, trattamenti terapeutici di infusione, cliniche ambulatoriali e un istituto di ricerca guidato dal premio Nobel per la chimica Aaron Ciechanover. L’inizio della costruzione è previsto per autunno 2016.

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I prospetti presentano ampie vetrate schermate da elementi frangisole © Whitaker Studio

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Gli ambienti interni sono proiettati verso il paesaggio verde © Whitaker Studio

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