Il futuro dell’ex Borsa Valori di Torino è più vicino: diventerà un Palazzo del Vino | Architetto.info

Il futuro dell’ex Borsa Valori di Torino è più vicino: diventerà un Palazzo del Vino

L’ex Borsa Valori di Torino progettato da Gabetti&Isola e Giorgio e Giuseppe Raineri sarà il Palazzo del Vino, una vetrina per l’enogastronomia. Ma gli interrogativi sui dettagli della trasformazione di un importante edificio non tutelato sono ancora aperti

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L’ex Borsa Valori di Torino, realizzata da Gabetti&Isola con Giorgio e Giuseppe Raineri tra 1952 e 1956, diventerà una vetrina per l’enogastronomia e il territorio piemontese. Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, proprietaria dell’edificio, e Regione Piemonte hanno infatti presentato le linee guida che in un futuro non lontano (si parla di circa tre anni) definiranno la trasformazione di un edificio importante per la storia dell’architettura e dell’ingegneria italiane, da tempo senza una funzione.

Nonostante sia ancora da definirsi il nome, se Piazza del Vino o Palazzo del Vino, le prime valutazioni di sostenibilità dell’operazione, definite con il supporto di un gruppo di lavoro del Politecnico di Torino e dello stesso Aimaro Isola, tracciano i contorni di un progetto che installerà nell’edificio, con modalità ancora tutte da definirsi, le sue nuove funzioni: i 1.860 mq dell’interrato ospiteranno un museo del vino e spazi per workshop e corsi, oltre ad aree tecniche e di servizio, mentre tutto il piano terreno, completamente riorganizzato, destinerà 1.785 mq a una grande piazza per eventi e una galleria perimetrale per le esposizioni di consorzi vinicoli, regioni e associazioni, oltre che a un bookshop su due piani. Il primo piano, 1.040 mq, è destinato a spazio degustazioni e bookshop con il secondo e una nuova terrazza, ricavata sul tetto piano dell’ex blocco uffici, ospiteranno infine un ristorante aperto sulla città esteso per un totale di 580 mq.

Accusata dalla critica contemporanea di avere “tradito” il Movimento Moderno e i suoi principi, la nuova Borsa Valori di Torino viene eretta nei primissimi anni del secondo dopoguerra sui resti del distrutto Palazzo Morozzo della Rocca dietro il lancio da parte della Camera di Commercio di un concorso di progettazione. Occupa un lotto centralissimo e privilegiato, che oggi divide con Palazzo Affari (completato per la stessa committenza nel 1973 secondo il progetto elaborato dagli architetti Carlo Mollino, Carlo Graffi, Alberto Galardi e l’ingegnere Antonio Migliasso, anch’essi vincitori di un concorso di progettazione) e che si colloca davanti a piazzale Valdo Fusi, ridisegnato a inizio millennio fra vivaci polemiche da Francesco Dolza, Massimo Crotti e Marie-Pierre Forsans.

È un edificio massiccio e compatto con un esterno caratterizzato da un’alta zoccolatura in bugne di basalto, ampie aperture chiuse da serramenti in ferro-finestra dipinti di rosso scuro, superfici rivestite di intonaco lamato bianco e graniglia e dall’andamento dello sporto perimetrale della cupola, in cui si sussegue una serie di caratteristiche lunette.

L’interno è impostato attorno alla sala contrattazioni (la “sala delle grida”), un grande spazio quadrato di 38,5 m di lato chiuso da una spettacolare cupola in cemento armato, alla quale affianca tre piani di uffici e sale riunioni che all’esterno ne costituiscono il fronte principale e si affacciano verso l’interno con gallerie vetrate e finestre. Il piano interrato originariamente ospitava locali tecnici e un parcheggio, posizionato al di sotto della sala.

La volta ideata da Giuseppe Raineri, un padiglione a base quadrata, è sorretta da una successione di pilastri in cemento armato che raddoppiano agli angoli: realizzata in cemento armato, è segnata da nervature che disegnano sul suo intradosso una spezzata poligonale attraversata dai carichi (di più facile realizzazione con le tradizionali casseforme in legno) ed è contenuta alla base da una grande travatura in cemento armato precompresso che, realizzato secondo il sistema Dywidag, riduce le spinte orizzontali della volta e trasferisce concentra i carichi agli otto pilasti angolari.

L’edificio rimane in attività dal 1956 al 1992, quando l’introduzione della borsa telematica ne determina la chiusura e, dopo un breve periodo di utilizzo a servizio delle attività del vicino Palazzo Affari, il definitivo abbandono. L’ente camerale tenta di interromperlo nel 2011 con un concorso di progettazione che avrebbe trasformato l’edificio in un centro per congressi ed eventi e che, vinto da Isolarchitetti, oltre ad affidare il recupero e la rifunzionalizzazione a uno dei progettisti originari, arriva a un cantiere interrotto e mai più ripartito.

Dopo anni, sembra quindi in ripartenza un processo che nella prima parte del 2018 individuerà un advisor a cui spetterà la valutazione più dettagliata della fattibilità del progetto, i suoi costi (per la cui copertura Camera di Commercio e Regione Piemonte sono disposte, se necessario, a mettere a disposizione 3,5 milioni di euro da destinare all’infrastrutturazione dell’edificio) e la definizione della strategia complessiva che porterà anche alla selezione del realizzatore e gestore finale.

La rifunzionalizzazione dell’ex Borsa Valori, una vola completata, restituirà finalmente alla città l’ultimo e illustre vuoto rimasto nella parte meridionale del centro storico di Torino. All’oggi, l’assenza di un progetto architettonico e di recupero dettagliato, che verrà sviluppato a partire dalla seconda parte del 2018 presumibilmente affidato insieme a realizzazione e gestione attraverso una procedura ancora da determinarsi, lascia tuttavia ancora aperti importanti interrogativi sui caratteri di una trasformazione che interverrà su un edificio che la legge non tutela nonostante l’indiscusso valore.

 

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