Il museo nazionale dell'Estonia ricavato in un'ex base militare sovietica | Architetto.info

Il museo nazionale dell’Estonia ricavato in un’ex base militare sovietica

Elegante edificio di cemento, vetro e metallo, il nuovo museo nazionale dell'Estonia riutilizza un’ex base militare sovietica per raccontare la storia della piccola repubblica baltica in una collezione di 140mila pezzi. Il progetto di DGT Architects

© Takuji Shimmura
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Il nuovo Museo Nazionale dell’Estonia, realizzato su progetto dei francesi Dorell.Ghotmeh.Tane Architects, dal 1° ottobre ha aperto le sue porte a Tartu, seconda città del paese collocata a qualche decina di chilometri dal confine con la Russia.
La storia recente della piccola repubblica baltica racconta un ventesimo secolo di vicende travagliate alla ricerca del recupero di un’identità nazionale e dell’indipendenza. L’attuale Repubblica d’Estonia nasce nel 1991 dopo essersi definitivamente affrancata dall’Unione Sovietica e avere attraversato momenti che, dalla dichiarazione di indipendenza dalla Russia nel 1918, durante la seconda guerra mondiale l’hanno vista brevemente occupata dai tedeschi e poi definitivamente annessa dall’Unione Sovietica. L’occupazione, oltre ad avere imposto la “sovietizzazione” del paese, ha lasciato concreti segni sul territorio, che a Tartu, a circa 4 km a nord est del cento abitato, hanno portato la realizzazione dell’aerodromo divenuto il più grande campo d’aviazione militare sovietico sul Mar Baltico.

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© Takuji Shimmura

Il progetto del nuovo museo nazionale estone parte proprio da qui. Lo studio parigino DGT Architects, nato nel 2006 dai tre soci giovani e multietnici Dan Dorell, Lina Ghotmeh e Tsuyoshi Tane e vincitore di un concorso internazionale di progettazione lanciato nel 2005 dal Ministero della Cultura, sceglie infatti di partire da un’area importante effettuando di fatto una doppia operazione: da una parte propone di rigenerare un’area dismessa e dall’altra agisce sul rafforzamento del concetto di indipendenza e identità del paese. La proposta di questa area come sede per il nuovo museo, spostandosi in modo vincente da quella individuata dal bando di concorso, ha anche riportato il museo nel punto da cui era partito: la sua prima sede trovava infatti posto nel Raadi Manor, la cui distruzione, durante la seconda guerra mondiale, aveva costretto a stoccare il materiale in luoghi di fortuna e risulta, tra cui le chiese cittadine.

134.000 mq per l’esposizione di una collezione etnografica di 140.000 pezzi, il nuovo Museo Nazionale dell’Estonia prende le forme di un lungo corpo parallelepipedo che, emergendo dal terreno, si genera a letterale continuazione della pista di atterraggio principale, diventando parte integrante di un paesaggio, pur periferico e già antropizzato, di cui la città si riappropria iniziando a renderlo uno spazio urbano. Le funzioni che ospita nei suoi tre piani complessivi, due fuori terra e un interrato dove trova posto l’archivio-magazzino, non si limitano infatti al solo luogo espositivo con i suoi annessi, ma si allargano a servizi importanti per una città che, pur essendo un centro culturale e universitario, ha solo circa 100.000 abitanti: sala conferenze e auditorium ma anche biblioteca pubblica e spazi didattici.

L’accesso principale del museo, rivolto verso sud-ovest e il centro abitato, si trova in corrispondenza del punto più alto dell’edificio, che fuori terra raggiunge i 14 m elevandosi gradualmente con un tetto-piastra inclinato lungo oltre 350 m dai 3 m di partenza del fronte rivolto verso la vecchia pista di atterraggio in cemento in disuso. Piccolo punto di arrivo al fondo di un grande spazio coperto da un imponente aggetto e introdotto da un ampio spazio coperto, la posizione dell’ingresso è accentuata da un efficace espediente scenografico, che lo pone al centro di una prospettiva centrale le cui vie di fuga corrono nei punti di incontro di pareti verticali e soffitto inclinati e convergenti.

Cemento armato, acciaio e vetro sono i materiali che compongono un edificio che, sia per la funzione che per le condizioni climatiche non particolarmente clementi del paese, deve essere anche estremamente attento agli aspetti energetici e di controllo ambientale interno. Sorretto da una struttura prefabbricata di tipo industriale composta da setti in cemento armato, il nuovo museo nazionale riesce ad essere un’elegante cattedrale di vetro aperta e dialogante con il paesaggio che la circonda.

L’involucro verticale esterno è costituito da una pelle trasparente multistrato e continua di pannelli di vetro a tripla camera sostenuti da pilastri metallici completata, sull’esterno, da pannelli serigrafati i cui disegni riprendono il motivo a fiocchi di neve caratteristico dei tradizionali maglioni estoni. L’ingresso è protetto da un imponente aggetto completamente a sbalzo con un’anima composta da una serie di travi reticolari metalliche a sezione variabile collegate tra loro che si appoggiano a una grande trave reticolare tridimensionale di base.
Tutta l’ampia piastra di copertura superiore è costituita da pannelli prefabbricati coibentati e impermeabilizzati finiti superficialmente da uno strato di ghiaia.

Completato dopo tre anni di un cantiere avviato a marzo 2013, il Museo Nazionale dell’Estonia è valso a DGT Architects il premio AFEX 2016, che riconosce le migliori realizzazione degli architetti francesi nel mondo ed è stato consegnato a Venezia in occasione della Biennale di Architettura.

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