Il nuovo codice deontologico degli architetti e le sanzioni disciplinari | Architetto.info

Il nuovo codice deontologico degli architetti e le sanzioni disciplinari

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Secondo i vecchi codici deontologici, il professionista era corretto se faceva gli interessi del cliente in un rapporto di assoluta fiducia, se non faceva concorrenza ai colleghi, se si asteneva dal farsipubblicità, se rispettava la tariffa professionale e se si adeguava alle decisioni dell’Ordine.

Questi capisaldi oggi sono stati in gran parte superati, spazzati via dalla ventata liberalizzatrice venuta dall’Europa del nord. La tariffa non c’è più, la pubblicità è libera, sempre che (ovviamente) non sia mendace, la concorrenza è diventata un valore positivo, costituendo un caposaldo per tutti gli operatori economici, inclusi i liberi professionisti, al committente-consumatore-utente sono riconosciuti per legge garanzie-privilegi che derivano dall’asimmetria di condizione rispetto al professionista.

Anche se a malincuore e con ritrosia, i codici deontologici, tra i quali quello degli architetti, hanno almeno parzialmente preso atto della nuova situazione. Infatti il nuovo codice deontologico architetti, in vigore da gennaio 2014, per molti aspetti si distanzia dai vecchi di fine secolo scorso e porta avanti innovazioni già avviate nel primo decennio di questo secolo. Non solo, ma affronta coraggiosamente anche tematiche vere e centrali in un’ottica volta alla difesa del territorio e del paesaggio. Viene così configurata una visione dell’architetto non solo come persona di fiducia del cliente, ma anche come soggetto che svolge funzioni di pubblico interesse. Vediamo ad esempio, l’articolo 3: “il professionista deve vigilare sull’impatto che le opere andranno a provocare sulla società e sull’ambiente e deve rispettare le norme di legge, di regolamento e gli strumenti urbanistici”. L’articolo 11 invece sanziona come violazione deontologica ogni reato relativo ad attività di tipo mafioso.

Sanzioni urbanistiche e norme deontologiche

In questo quadro la legislazione urbanistica ed edilizia, volendo perseguire una politica di semplificazione degli iter di approvazione dei progetti, ha affidato ai progettisti la responsabilità di asseverare la regolarità del progetto, in modo tale da consentire l’immediata realizzabilità dei lavori di costruzione, senza necessità di approvazione degli uffici comunali. Tuttavia le norme hanno molto accentuato le sanzioni contro i progettisti che asseverano erroneamente o falsamente la rispondenza del progetto alle regole vigenti. Le stesse norme hanno affidato anche all’Ordine il compito di irrogare sanzioni disciplinari nei confronti dei progettisti.

È importante che gli architetti siano consapevoli di tali norme perché ne possano tenere conto nel momento in cui asseverano lavori eseguibili senza autorizzazione comunale, o eseguibili con semplice comunicazione come per Cil o Scia.

In particolare:

1.  Dia in caso di falsa attestazione del progettista nella DIA, il dirigente comunale informa l’autorità giudiziaria e il consiglio dell’Ordine di appartenenza (dpr 380/2001, articolo 23.6)

2.  Scia legge 122/2010 articolo 49.6.Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni che corredano la segnalazione di inizio attività, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a tre anni

3.  Le espressioni “segnalazione certificata di inizio attività” e Scia sostituiscono quelle di Dichiarazione di inizio attività e Dia, ovunque ricorrano.(legge 122/2010, articolo 49, comma 4 ter).

4.  Permesso di costruire. La falsa attestazione nelle dichiarazioni o asseverazioni del progettista è punita con la reclusione da uno a tre anni. In tali casi, il responsabile del procedimento informa il competente ordine professionale per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari (dpr 380/2001, articolo 20.13)

Riforma delle professioni: norme recenti con sanzioni disciplinari

Ai sensi delle recenti norme sulla riforma delle professioni, dpr 137/2012 articolo 5, l’architetto deve definire (per iscritto in base al codice deontologico, articolo 23) preventivamente con il committente l’oggetto dell’incarico e l’importo del compenso, e deve comunicare gli estremi della polizza assicurativa di responsabilità civile a tutela del committente, a copertura di possibili danni derivati nell’esercizio dell’attività professionale. L’inadempienza è sanzionata disciplinarmente. Inoltre deve curare il continuo aggiornamento della propria competenza professionale. Anche il mancato rispetto di tale obbligo costituisce infrazione disciplinare.

Altre recenti norme sanzionatorie

Inarcassa. Ai sensi della legge 6/1981 e del Regolamento generale 2012, l’omissione della comunicazione annuale del reddito costituisce infrazione disciplinare. Gli Ordini professionali competenti, su comunicazione di Inarcassa, sono tenuti a dare corso alla relativa procedura; la seconda infrazione comporta la sospensione dall’Albo fino all’adempimento.

Consumi energetici. Il professionista che rilascia la relazione tecnica di cui all’articolo 8 del dlgs 192/2005, compilata senza il rispetto degli schemi e delle modalità stabilite nel decreto di cui all’articolo 8, commi 1 e 1bis, o un attestato di prestazione energetica degli edifici senza il rispetto dei criteri e delle metodologie di cui all’articolo 6, è punito con una sanzione amministrativa non inferiore a 700 euro e non superiore a 4.200 euro. L’ente locale dà comunicazione all’Ordine per i provvedimenti disciplinari conseguenti.

Direzione lavori. Il direttore dei lavori che omette di presentare al Comune l’asseverazione di conformità delle opere e l’attestato di qualificazione energetica, di cui all’articolo 8, comma 2, prima del rilascio del certificato di agibilità, è punito con la sanzione amministrativa non inferiore a 1.000 euro e non superiore a 6.000 euro. Il Comune che applica la sanzione deve darne comunicazione all’Ordine o al Collegio professionale competente per i provvedimenti disciplinari conseguenti.

Fatturazione mancata. La legge 148/2011 introduce la sospensione dall’albo per il professionista che non emette fattura, scavalcando di fatto gli Ordini professionali che dovranno limitarsi solo a pubblicare la notizia sul sito internet della categoria. La sanzione scatta immediatamente quando vengono contestate quattro o più fatture mancate nell’arco di un quinquennio. In particolare, alla quarta violazione nell’arco di cinque anni, compiute in giorni diversi, il professionista viene subito sospeso dall’Albo per un periodo minimo di 3 giorni al massimo di un mese. In caso di recidiva il periodo di sospensione aumenta da un minimo di 15 giornia un massimo di 180 giorni.

L’autore


Enrico Milone

Architetto, laureato a Napoli nel 1958, inizia nel 1959 un’attività che, accanto a progetti edilizi e urbanistici (tra cui la sede degli uffici Inps a Terni e due torri del comprensorio di Tor Bella Monaca, di cui segue il coordinamento architettonico insieme a studio Passarelli e Alessandro Calza Bini), vede la partecipazione attiva alla vita culturale e professionale locale, nazionale e internazionale. Membro del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma dal 1975, tra il 1980 e 1985 ne è presidente. Nel 1986 entra a fare parte del Cna e nel 1993 diventa tesoriere dell’Uia. Grande esperto di questioni legate alla professione e al suo esercizio, è docente in numerosi corsi di aggiornamento per tecnici e nel 2001 diventa professore a contratto alle facoltà Roma Tre e Valle Giulia. A partire dalla fine degli anni ottanta inizia l’attività di pubblicista: è autore, tra l’altro, di Architetto. Manuale per la professione (Dei, 1989), del Nuovo Manuale dei capitolati (Mancosu, 2004) e del Manuale per la professione architetto-ingegnere (Mancosu, 2008) e cura rubriche per L’architettura. Cronache e storia, L’architetto Italiano e L’ingegnere.

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