Il nuovo Eataly a Trieste è un intervento di riqualificazione firmato Archea | Architetto.info

Il nuovo Eataly a Trieste è un intervento di riqualificazione firmato Archea

Finalmente aperto il progetto di rigenerazione urbana sul lungomare della città friulana, che si sviluppa in quattro nuovi livelli dentro un nuovo parallelepipedo di vetro strutturale inserito nelle vecchie murature

© Pietro Savorelli
© Pietro Savorelli
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La nuova sede di Eataly di Trieste, la quattordicesima realizzata in Italia, è ufficialmente aperta dal 17 gennaio. Collocata sul lungomare cittadino, occupa l’ex magazzino vini rifunzionalizzato da un progetto dello Studio Archea di Marco Casamonti.

La storia della trasformazione dell’edificio, a dispetto delle sue dimensioni relativamente piccole, non è semplice è  piuttosto sofferta. Il suo inizio si colloca nel 2002, quando l’amministrazione comunale e l’Autorità Portuale bandiscono un concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione di tutto il fronte mare nel tratto compreso tra Porto Franco Vecchio e Porto Franco Nuovo (il concorso delle Rive).

Il risultato comprende i nomi dei vincitori dei sei temi che il bando chiedeva di sviluppare, partendo dal piano generale dell’area e arrivando ai singoli edifici. Il raggruppamento guidato da Boris Podrecca si impone per la richiesta di rifunzionalizzazione dell’ex magazzino vini, allora di proprietà delle Cooperative Operaie. Il progetto, che inizialmente prevedeva la realizzazione di in un punto vendita di vini di alto livello, tuttavia non vede mai la luce: tra stalli e problemi politici, nel 2005 l’immobile viene acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste che azzera la procedura, mettendo da parte il progetto Podrecca, e affida non senza polemiche l’incarico di trasformare l’edificio a Studio Archea.

Completato nel 2016, l’intervento trasforma un edificio ottocentesco eretto per lo stoccaggio dei vini provenienti dalla Dalamzia e dall’Istria che avrebbe dovuto essere parte di un sofferto processo di recupero di un’area divenuta importante per la città. L’intenzione iniziale di CRT era di farne un centro culturale, ma il progetto, seppur già avviato, è stato poi nuovamente abbandonato per le difficoltà di un complesso iter e il concreto interesse manifestato nel 2013 dal gruppo Eataly di diventare partner dell’operazione e realizzarci all’interno un magazzino.

Il progetto di Studio Archea soddisfa le richieste dello schema che disegna tutti i negozi e i magazzini Eataly realizzati in Italia e all’estero a partire dal primo torinese, che nel 2007 ha dato nuova vita all’ex stabilimento Carpano per mano di Studio Blu. Gli spazi di un supermarket di prodotti di qualità sono infatti affiancati da aree per la ristorazione e la degustazione che nel caso friulano occupano un nuovo volume multilivello costruito all’interno delle mura storiche dell’ex magazzino, tutelate dalla locale Soprintendenza.

Di pianta rettangolare, è servito a livello strada da otto accessi con i due principali posizionati su Riva Tommaso Gulli e, all’opposto della strada, si apre verso il mare e il porto vecchio con una finestra di vetro strutturale di 10 m di luce, che deve essere in grado di resistere alle intemperie e al forte vento che spazza la città. La nuova costruzione è un parallelepipedo impostato su una struttura portante di cemento armato chiuso da un involucro di vetro strutturale, progettato e ingegnerizzato da Favero&Milan Ingegneria. Staccato dai paramenti murari esterni, che durante il cantiere sono stati smontati per poi essere rimontati, si sviluppa distribuendosi su quattro livelli e si collega con l’esterno tramite otto passerelle sospese sull’acqua raccolta nelle vasche realizzate alla base dell’intercapedine perimetrale.

Nei due piani interrati, realizzati all’interno di un nuovo e complesso scavo sceso di 9 m al di sotto del livello del mare, sono collocati il parcheggio e un primo piano, illuminato grazie all’intercapedine, per le attività del magazzino ospitate anche nel secondo livello, che si alza di 80 cm rispetto alla strada, e nel soppalco. Il nuovo tetto, piano e contemporaneo, è realizzato in sostituzione del vecchio a falde e chiude il volume trasparente che emerge dalle pareti dell’ex magazzino.

I collegamenti verticali sono garantiti da una coppia di scenografiche scale in acciaio cor-ten che, simmetriche rispetto all’ingresso su Riva Gulli, uniscono i piani adibiti all’attività di vendita, e, internamente, scale mobili e da due blocchi servizi con scale che arrivano al parcheggio.

L’operazione, che da potenziale volano basato sulla cultura si è trasformato in un possibile volano basato sul commercio la cui efficacia sarà da verificare nei prossimi mesi, si è protratta per 11 anni e, secondo quanto riporta la testata locale Il Piccolo, ha assorbito complessivamente 25 milioni di euro, 20 per i lavori (confermati anche dal sito di Studio Archea), 3,6 per l’acquisizione dell’edificio e 1 per la progettazione.

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