Il primo Leed Planitum per Zaha Hadid Architects: ha aperto il KAPSARC di Riyadh | Architetto.info

Il primo Leed Planitum per Zaha Hadid Architects: ha aperto il KAPSARC di Riyadh

Il King Abdullah Petroleum Studies and Research Center, KAPSARC, realizza un campus di 70.000 mq per la ricerca su fonti energetiche fossili e rinnovabili. 5 edifici Leed Platinum su una planimetria impostata su celle esagonali firmati Zaha Hadid Architects

© Hufton+Crow
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Progettato da Zaha Hadid Architects e ingegnerizzato da Arup, il King Abdullah Petroleum Studies and Research Center (KAPSARC) di Riyadh è uno degli ultimi edifici completati dello studio della scomparsa architetta anglo irachena oggi portato avanti da Patrik Schumacher e il primo firmato dallo studio ZHA certificato Leed Platinum dal Green Building Council degli Stati Uniti (USGBC).

Destinato a ospitare il campus per il centro ricerche e le aree al suo servizio, consolida il già forte legame che lo studio basato a Londra sta costruendo con il Medio Oriente, dove sta portando avanti progetti tra cui il Performing Arts Center di Abu Dhabi, destinato ad affiancare il da poco aperto Louvre di Jean Nouvel nel distretto culturale di Saadiyat, e l’Al Wraka Stadium di Doha per i mondiali di calcio 2022 che si terranno in Qatar. I rapporti sono forti anche con la stessa capitale dell’Arabia Saudita, dove ZHA nel 2013 ha vinto il concorso internazionale di progettazione del nuovo hub infrastrutturale a servizio del King Abdullah Financial District.

Il KAPSARC nasce su un’area di 530.000 mq complessivi su cui sorge un campus di 70.000 mq composto da edifici distinti che diventano un insieme organico: l’Energy Knowledge Centre, l’Energy Computer Centre, il Conference Centre con annessa un’area multifunzionale e un auditorium da 300 posti, la biblioteca che, pubblica, custodisce fino a 100.000 volumi e è dotata di una sezione digitale, e la Musalla, che, con il suo minareto emergente da uno specchio d’acqua e la sua posizione centrale dota il campus di un luogo di preghiera capace di accogliere fino a 300 persone.

Gli spazi si pongono a servizio delle attività di un centro di ricerca no profit nato nel 2010 per volere di re Abdullah e impegnato nella ricerca negli ambiti delle fonti energetiche fossili e rinnovabili e del loro legame con lo sviluppo di una nazione, testimone del percorso che anche l’Arabia Saudita, il paese che ancora oggi possiede le maggiori riserve petrolifere del mondo, sta impostando verso la costruzione di un futuro in cui il petrolio non sarà più in grado di supportare la crescita e la ricchezza nazionale.

Sorretto da una struttura portante che fa largo affidamento su cemento armato e strutture in ferro, che anche qui permettono di dare forma alle complesse geometrie e volumetrie dettagliatamente studiate grazie alla modellazione 3D, sviluppa una planimetria che si genera da una base esagonale che si deforma, composta da celle che tendono a comprimersi verso il centro del campus e si allungano verso l’esterno, con una flessibile modularità che già fissa le direttive per possibili espansioni future. Al centro del campus, un’area pubblica e aperta è protetta da pensiline metalliche parzialmente aperte che riprendono la trama degli edifici circostanti. Costituiscono il comune punto di accesso alle diverse parti del campus e nelle stagioni meno calde diventano un’area esterna a disposizione dei ricercatori, che in quelle più calde possono percorre passaggi sotterranei protetti dai raggi solari diretti.

Le forme e gli orientamenti dei volumi, chiusi verso l’esterno e più porosi verso un interno più protetto, sono impostati in modo tale da massimizzare le capacità isolanti e ridurre gli effetti dell’irraggiamento attraverso sistemi passivi, mentre aperture in copertura, rivolte a ovest e nord, e le corti interne su cui si aprono gli edifici consentono di sfruttare l’azione raffrescante proveniente dai venti prevalenti e introdurre all’interno la luce naturale.

L’acqua potabile disponibile nel centro è frutto di un processo di riciclo, mentre il verde è irrigato da acqua non potabile. Il 40% dei materiali impiegati nella costruzione del KAPSARC provengono da un raggio di 500 miglia (circa 800 km), mentre il 30% è riciclato. Il 98% del legno utilizzato è certificato dal Forest Stewardship Council (FSC). Si uniscono le scelte effettuate nell’impostazione dei volumi e del loro orientamento, la composizione delle facciate e la presenza di pannelli fotovoltaici posizionati sulla copertura del centro congressi, posizionato a sud, hanno permesso di ottenere un complesso energeticamente efficiente che ha ottenuto il certificato Leed Platinum dal Green Building Council degli Stati Uniti (USGBC), diventando il primo tra i moltissimi edifici realizzati da Zaha Hadid Architects a raggiungere il livello più elevato previsto dal sistema.

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