Il progettista sbaglia e l’edificio crolla: in che misura è responsabile? | Architetto.info

Il progettista sbaglia e l’edificio crolla: in che misura è responsabile?

La Cassazione chiarisce che se il progettista ha agito rispettando le norme tecniche vigenti al momento della costruzione, non può essere penalmente imputabile

crollo edificio
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Recentemente, con la sentenza n. 15138 del 2017 (scarica gratis il testo), la Cassazione penale si è occupata di un caso destinato a definire la responsabilità del progettista.

In buona sostanza, secondo la Cassazione, la responsabilità del progettista, in caso di crollo di un edifico dovuto ai suoi errori, deve essere valutata in riferimento al rispetto delle norme tecniche vigenti al momento della costruzione.

Il caso sottoposto all’esame dei giudici riguarda il crollo di un edificio avvenuto a causa di una serie di interventi effettuati negli anni successivi alla sua realizzazione.

In origine il fabbricato, realizzato negli anni ’60, era costituito da un seminterrato e da un pian terreno rialzato con destinazione residenziale. Con gli anni, sono stati realizzati ulteriori piani in sopraelevazioni. Il medesimo fabbricato è stato oggetto di ulteriori modifiche, apportate dal progettista imputato, nello specifico un progetto di ampliamento del piano terra e modificazione di opere all’interno con cambio di destinazione

A distanza di 40 anni circa dalla realizzazione dei lavori avviene il crollo dovuto al cedimento del setto murario nella struttura a piano terra, che, nel tempo, ha dovuto sostenere carichi sempre maggiori, in quanto oggetto di trasformazione in muro di spina, con funzione portante rispetto ad un fabbricato notevolmente diverso e di maggiori dimensioni.

Il fulcro della condanna in primo grado si potrebbe riassumere in riferimento ad un errore di stima del carico a cui è stato sottoposto nel corso degli anni il muro in oggetto.

Il consulente tecnico ha operato la stima sull’eccesso di carico, un carico 5 volte maggiore rispetto a quello consentito, avendo come riferimento il dm 20 novembre 1987, sicuramente non vigente all’epoca dell’ampliamento del piano terreno, che risale al 1964.

Tuttavia, la Cassazione, ha stabilito che per valutare in maniera corretta la situazione, sarebbe stato necessario prendere in considerazione le tabelle di carico previste nei manuali in uso nel 1964.

Esaminandole, infatti, ci si rende conto del fatto che il progettista ha applicato quanto previsto dalla normativa vigente al momento del suo operato.

Pertanto, ribaltando la sentenza in appello, il progettista risulta non penalmente imputabile per l’accaduto, anche in considerazione del fatto che non si poteva chiedere di applicare standard tecnici in vigore solo dopo decenni.

Non è stata, invece, effettuata un’adeguata disamina circa la prevedibilità del crollo. A tal proposito, infatti, non risulta un’osservanza delle regole di cautela (norme tecniche in tema di staticità e carichi massimi) cui il progettista si sarebbe dovuto attenere.

Il progettista è responsabile per il crollo di un edificio dovuto a suoi errori solo nel caso in cui non abbia rispettato le norme tecniche in vigore durante il suo operato. Contrariamente, non risulta penalmente imputabile se, invece, a determinare il crollo sia stato il cedimento di un muro che, nel tempo, era diventato il supporto di una struttura molto più grande.

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