Il rifugio Ikea 'Better Shelter' entra in produzione per l'Unhcr | Architetto.info

Il rifugio Ikea ‘Better Shelter’ entra in produzione per l’Unhcr

In seguito a un ordine di 30.000 pezzi dall'Unhcr, il rifugio temporaneo Better Shelter sviluppato dall'Ikea Foundation non sara' piu' un prototipo

wpid-26641_principaleAssemblyofBetterShelterprototypeHilawyenRefugeecampDolloAdoEthiopiaJulyRCox.jpg
image_pdf

 

L’Ikea Foundation, braccio “sociale” del colosso svedese, ha annunciato che l’Unhcr (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha ordinato 30.000 unità di Better Shelter, il modulo abitativo temporaneo sviluppato in collaborazione con la stessa Unhcr per l’accoglienza dei rifugiati. 10.000 di questi dovrebbero essere utilizzati già a partire dalla prossima estate.

L’ordine arriva dopo un periodo di prova di due anni, che ha permesso, grazie anche alla collaborazione di chi finora si è trovato ad assemblare e abitare i moduli, di migliorare la progettazione e la struttura. Il prototipo è stato infatti testato in Iraq e in Etiopia (dove hanno accolto famiglie di rifugiati provenienti dalla Somalia), da 40 famiglie rifugiate che hanno abitato i moduli suggerendo le possibilità di perfezionamento.

Questa fornitura dovrebbe portare un cambiamento importante nella tipologia e nella qualità dell’accoglienza temporanea a disposizione delle Nazioni Unite. I moduli Better Shelter affiancheranno infatti le tradizionali tende che, sicuramente economiche e facili da trasportare, si sono evolute molto poco nel corso degli anni e presentano svantaggi e difetti: sono male isolate sia dalle temperature esterne (calde e fredde) che dagli agenti atmosferici, sono poco accoglienti per permanenze sempre più prolungate, poco sicure e prive di elettricità.

Lo sviluppo del progetto, partito nel 2009, ha unito due distinti percorsi accomunati dall’obiettivo della progettazione di un modulo temporaneo per rifugiati: da una parte il lavoro svolto da un gruppo di ricercatori di Hällefors (Svezia) e dall’altra la simile richiesta fatta a Ikea dall’Unhcr. Nel 2010 hanno iniziato a lavorare insieme per lo sviluppo di un modulo che fosse di agevole spedizione, semplice assemblaggio, basso peso, costo ridotto e durata maggiore di quelli attualmente a disposizione.

 

L’interno di modulo realizzato nel campo profughi di Kawergosk (Erbil, Iraq) © Better Shelter

 

 

Come funzionano i moduli Better Shelter

La filosofia progettuale di Better Shelter richiama, opportunamente trasposta e adattata nella scala e nell’utilizzo, la stessa filosofia che ha portato alla progettazione dei mobili commercializzati da Ikea, frutto di un alto livello di ingegnerizzazione di prodotto e processi che, permettendo un facile trasporto e montaggio “fai da te”, hanno reso Ikea famosa nel mondo insieme ai costi contenuti e al design nordico e minimale.

Al pari dei mobili, i moduli arrivano dove serve completi di istruzioni e stipati ordinatamente all’interno di due scatole di cartone (“flat-pack” è l’appellativo che la lingua inglese ha coniato e accosta al marchio Ikea), pesano meno di 100 kg e possono essere assemblati “fai da te” sul posto senza richiedere attrezzature e utensili particolari. Hanno inoltre la caratteristica del riuso: molti dei loro pezzi costitutivi possono infatti essere nuovamente impiegati.

L’idea base riprende le forme e i semplici volumi di una capanna, un parallelepipedo chiuso da un tetto a doppia falda per permettere lo smaltimento dell’acqua. La superficie interna disponibile, quasi 20 mq, consente di ospitare fino a cinque persone. Il volume, di altezza sufficiente a consentire i movimenti e le azioni quotidiane, è chiuso da 34 pannelli polimerici termoisolanti derivati dalla produzione automobilistica montati su un leggero telaio di 71 tubi metallici solidarizzati da viti di plastica appositamente realizzate. Non sono richieste complesse opere di ancoraggio al terreno.

 

© Ikea Foundation

 

 

Il controllo della luce e la circolazione dell’aria all’interno sono garantiti dalle aperture, tutti elementi modulari installabili negli appositi alloggiamenti ricavati nelle pareti: due porte (chiudibili a chiave per una maggiore sicurezza e privacy), finestre e griglie posizionate in corrispondenza del colmo del tetto.

Il comfort interno è incrementabile, in caso di necessità, grazie alla presenza negli imballi di teli di un tessuto con rivestimento esterno metallico che, posizionati sulle superfici esterne, possono riflettere il sole durante il giorno ed essere di aiuto nel mantenere il calore interno del modulo.

 

 

 

Il tetto ospita anche pannelli solari che permettono l’alimentazione di luci a led per una durata di quattro ore o il caricamento di un telefono cellulare.

 

 

 

Ogni unità richiede dalle quattro alle otto ore per il montaggio e, nelle valutazioni finora effettuate, può essere utilizzata per un periodo di tempo fino a tre anni.

A fronte di un investimento in ricerca di quasi 4,5 milioni di dollari, il prezzo di vendita si attesta a 1.150 dollari a modulo (condizione di partenza per lo sviluppo era che il prezzo si aggirasse attorno ai 1.000 dollari) con gli utili provenienti dalle vendite che saranno reinvestiti in ricerca.

Con Better Shelter il colosso svedese si è così definitivamente guadagnato un posto accanto all’impegno sociale di architetti come il giapponese Shigeru Ban e l’australiano Sean Godsell, sviluppatori, fra molti altri, di progetti innovativi che in alcuni casi hanno dato vita a vere e proprie tecniche costruttive.

 

 

 

 

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Il rifugio Ikea ‘Better Shelter’ entra in produzione per l’Unhcr Architetto.info