Il Serpentine Pavilion 2016 secondo il Bjarke Ingels Group (Big) | Architetto.info

Il Serpentine Pavilion 2016 secondo il Bjarke Ingels Group (Big)

La progettazione del sedicesimo Serpentine Pavilion di Londra è stata affidata a BIG, lo studio di Bjarke Ingels. Le prime immagini del progetto svelano una struttura dinamica in fibra di vetro

Serpentine Pavilion 2016 ©  Bjarke Ingels
Serpentine Pavilion 2016 © Bjarke Ingels
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Lo studio danese Bjarke Ingels Group (BIG), scelto per la progettazione del sedicesimo padiglione estivo della Serpentine Gallery di Londra, ha svelato le prime suggestioni della struttura temporanea che sorgerà al centro di Hyde Park dal 10 giugno al 9 ottobre 2016. Con l’idea di scomporre uno degli elementi fondamentali dell’architettura, il muro, in un volume tridimensionale, l’artista ha creato un padiglione dinamico in fibra di vetro che cambia forma in base al punto di osservazione.

L’architettura visionaria di Bjarke Ingels, un’odissea che si sta espandendo con successo in molti paesi del globo, non si è ancora sedimentata in territorio britannico. Come vuole la tradizione infatti, il Serpentine Pavilion offre la possibilità ad architetti e designer di fama internazionale di firmare la prima struttura costruita in Inghilterra. Un rassegna interessante, che ogni anno dal 2000 ad oggi, fa conoscere l’architettura contemporanea ad un pubblico sempre più vasto con appuntamenti dedicati alla musica, all’arte e a spettacoli dal vivo. La proposta di BIG, leggera, luminosa ed eterea segue le orme del padiglione che Sou Fujimoto realizzò nel 2013, mentre si mostra completamente diversa dalla struttura progettata da SelgasCano lo scorso anno, zoomorfa e colorata.

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La struttura si compone di una serie di box con cornici in fibra di vetro che creano un pattern a scacchiera © Bjarke Ingels

L’idea di Big si basa sulla smaterializzazione del tradizionale muro in mattoni. Invece di utilizzare blocchi di pietra o laterizi, la struttura si compone di circa 1.800 box con cornici in fibra di vetro, disposti uno sull’altro fino a formare un pattern a scacchiera, tenuto insieme da 2.890 connessioni cruciformi in alluminio. La forma stessa del padiglione è il risultato di due movimenti curvilinei; è come se l’essenza bidimensionale della parete si deformi per raggiungere una configurazione spaziale tridimensionale.

Nella parte superiore l’edificio è infatti ridotto ad una semplice linea orizzontale, mentre verso la base esso si espande per creare due anse, una concava (quella dell’ingresso) e una convessa che appare come una morbida collina rivolta verso il parco. In questo modo la percezione dell’edificio varia con il punto di vista del fruitore; a volte il padiglione appare rettangolare e trasparente, altre volte sinuoso e materico.

È proprio sulla duplicità e sugli opposti che Bjarke Ingels ha giocato la sua carta. “Abbiamo cercato di progettare una struttura fluida ma rigorosa, modulare ma anche scultorea, trasparente e allo stesso tempo opaca, scatolare ma sinuosa” – afferma l’architetto – “il risultato è che la presenza diventa assenza, l’ortogonale diventa curvilineo, la struttura diventa un gesto e la scatola diventa forma organica”

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L’ingresso al padiglione © Bjarke Ingels

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L’atmosfera scenografica dello spazio interno © Bjarke Ingels

Un percorso con pavimentazione in legno attraversa il padiglione seguendo le linee curve create dal movimento della parete. Lo spazio interno sembra quello di una caverna illuminata dalla luce naturale che filtra attraverso le cornici in fibra di vetro, anch’esse molto luminose per la scelta di un materiale bianco e traslucido. L’atmosfera è calda e ordinata grazie alla precisa disposizione del reticolo strutturale; un vivace gioco di luci e ombre arricchisce la scenografia degli interni, destinati ad ospitare una caffetteria e uno spazio ricreativo per famiglie durante il giorno, e un palcoscenico per vari artisti la sera.

 

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