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Incarico di collaborazione. A quanto? Zero euro

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Dopo i concorsi di idee per progetti urbani per cifre ridicole, le richieste per progettazioni di piazze avanzate sotto forma di “sponsorizzazioni”, gli incarichi professionali conferiti a sorteggio, ecco che da un altro ente pubblico arrivano offerte di lavoro, pardon, collaborazione, a zero compenso. Per ben due posti. Che però, come recita l’avviso di selezione per il “conferimento di incarichi di collaborazione a titolo gratuito per l’espletamento di attività di fundraising a supporto della ricerca, della cooperazione e della formazione applicate a temi ambientali di interesse di Arpa Valle d’Aosta”, chiedono cose ben precise: la laurea (magistrale) in “discipline tecnico-scientifiche e/o politiche ed economico – gestionali o titoli equipollenti”, conoscenza di due lingue oltre all’italiano (francese e inglese), ed esperienze formative e professionali ragguardevoli (“partecipazione e gestione di progetti nazionali e/o internazionali di ricerca, di cooperazione e di formazione inerenti problematiche ambientali con particolare riferimento ai temi di competenza dell’Agenzia”, tra cui l’energia, il suolo, l’amianto) e dimostrate fino al dettaglio di periodi e funzioni ricoperte.

Gli incarichi dovranno essere espletati in piena autonomia, senza vincolo di subordinazione ma sotto la direzione dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, prevalentemente presso la sede dell’agenzia e dovranno essere regolati dalla stipula di un “apposito contratto di lavoro autonomo” della durata di 24 mesi. Con i collaboratori che dovranno rispettare l’obbligo di fedeltà e segretezza, impegnandosi a non “divulgare notizie o informazioni riguardanti le attività svolte o relative ad Arpa nel suo complesso” e, soprattutto, a “non assumere incarichi che siano in qualsiasi modo in contrasto o comunque incompatibili con l’attività svolta dall’Agenzia stessa” (!). E non si prevede nemmeno un rimborso spese (tra l’altro, anche solo guardando al mondo degli architetti, tra i laureati a cui il bando si rivolge, il Codice deontologico in vigore da inizio anno considera una “grave infrazione disciplinare” e “pratica anticoncorrenziale scorretta e distorsiva dei normali equilibri di mercato” richiedere compensi troppo bassi o nulli per il proprio lavoro).

I soldi sono pochi, e lo sono per tutti. Il mondo del lavoro è diventato una giungla, tra i contratti della natura più diversa, collaborazioni full time a partita iva, lavoro a chiamata (ma sempre tutto ampiamente sottopagato). Sul settore privato è difficile imporre regole che comunque scontentano sempre qualcuno (in genere, tra le lamentele di tutti, le parti più deboli o quelle assenti dai tavoli di contrattazione). Però, pur comprendendo le enormi difficoltà che il settore pubblico sta attraversando, una gestione più rispettosa delle prestazioni da parte di professionisti dovrebbe partire prima di tutto da lì. Per il bene della “cosa pubblica” (quale qualità può dare un qualsivoglia progetto, architettonico, urbanistico o di ricerca, non pagato o pagato con cifre che non bastano nemmeno a coprire i costi?), dei cittadini, dei lavoratori e dei laureati in cerca di lavoro (che, sperando in tempi migliori, spesso sono nelle condizioni di non potere dire di no nemmeno davanti al lavoro gratuito). E perché il paese ha bisogno di lavoro ma soprattutto di una nuova etica del lavoro che dovrebbe vedere la Pubblica Amministrazione, a tutti i livelli, impegnata in prima fila. Se i soldi non ci sono, meglio essere duri ma onesti: bisogna mettere da parte i progetti.

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L’autore


Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli Architetti di Torino dal 2006, Laura Milan lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con «Il Giornale dell’Architettura», dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli Architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e Qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio Architetture Rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino e Giulietta Fassino.

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