Incentivo del 2% alla progettazione: nuovi limiti per i dipendenti pubblici | Architetto.info

Incentivo del 2% alla progettazione: nuovi limiti per i dipendenti pubblici

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L’articolo 13 della legge 114 dell’11 agosto 2014 abroga i commi 5 e 6 dell’articolo 92 del dlgs 163/2006 (Codice degli appalti), che stabilivano il corrispettivo del 2% dell’importo a base di gara a beneficio dei dipendenti che svolgono la progettazione (direzione lavori, collaudo, sicurezza, ecc.) di opere pubbliche e che redigono strumenti urbanistici.

La stessa legge, con il successivo articolo 13 bis, comma 7 ter, reintroduce l’incentivo del 2% alla progettazione con limiti. Il primo limite è l’esclusione degli strumenti di pianificazione. Altro limite è che il comma 7 ter non si applica al personale con qualifica dirigenziale. Inoltre

“Gli incentivi complessivamente corrisposti nel corso dell’anno al singolo dipendente, anche da diverse amministrazioni, non possono superare l’importo del 50 per cento del trattamento economico complessivo annuo lordo”.

Invece la norma abrogata stabiliva che

“limitatamente alle attività di progettazione, l’incentivo corrisposto al singolo dipendente non può superare l’importo del rispettivo trattamento economico complessivo annuo lordo”.

I criteri di riparto delle risorse sono definiti nel regolamento adottato da ciascuna amministrazione, tenendo conto delle responsabilità connesse alle prestazioni (con particolare riferimento a quelle effettivamente assunte e non rientranti nella qualifica funzionale ricoperta), della complessità delle opere (escludendo le attività manutentive), e del rispetto, in fase di realizzazione dell’opera, dei tempi e dei costi previsti dal quadro economico del progetto esecutivo.

L’incentivo per la progettazione non è pacificamente accettato. I progettisti liberi professionisti lamentano la riduzione degli incarichi affidabili all’esterno delle amministrazioni. Inoltre, a volte, l’incentivo spinge i tecnici funzionari a progettare lavori anche quando l’ufficio non è in grado di eseguire correttamente l’incarico, per scarsità di personale o per mancanza di esperienza specifica. Con danno per la qualità della progettazione e dell’opera da realizzare. Ma occorre riconoscere che i tecnici degli enti, quando svolgono attività di progettazione, direzione lavori, collaudo, che richiedono la firma di atti professionali, si assumono responsabilità delle quali rispondono personalmente e per le quali appare equo ricevano compensi extra stipendio.

2006-2014: l’alternanza delle leggi e le (contraddittorie) modifiche nel tempo

L’interesse con il quale il nostro Parlamento ha tracciato la vicenda è piuttosto singolare, per la quantità e contraddittorietà delle norme di legge varate.

Riassunta in breve:

  • il Codice degli appalti stabilisce all’articolo 92 comma 5 che, in caso di progettazione o direzione lavori ecc. effettuata dall’ufficio tecnico dell’ente, spetta ai componenti dell’ufficio un compenso del 2% sull’importo dei lavori, da suddividere, secondo certi criteri, tra i dipendenti che hanno collaborato per detta attività. L’incentivazione è corrisposta anche per la redazione di atti urbanistici

·  la legge 133 del 6 agosto 2008 riduce la percentuale dal 2% allo 0,5%

·  il 2% viene ripristinato quattro mesi dopo, dalla legge 201 del 22 dicembre 2008, articolo 1 comma 10 quater

  • il 2% viene nuovamente ridotto allo 0,5% dalla legge 2/2009
  • il 2% viene di nuovo ripristinato dalla legge 183 del 4 novembre 2010, articolo 35 comma 3
  • con l’attuale legge l’incentivazione viene abrogata per essere sostituita da una nuova regolamentazione che, tra l’altro, conferma il 2%, ma eliminandone l’applicazione all’attività urbanistica e limitando l’ammontare del compenso annuale al 50% del trattamento stipendiale annuo lordo.

L’autore


Enrico Milone

Architetto, laureato a Napoli nel 1958, inizia nel 1959 un’attività che, accanto a progetti edilizi e urbanistici (tra cui la sede degli uffici Inps a Terni e due torri del comprensorio di Tor Bella Monaca, di cui segue il coordinamento architettonico insieme a studio Passarelli e Alessandro Calza Bini), vede la partecipazione attiva alla vita culturale e professionale locale, nazionale e internazionale. Membro del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma dal 1975, tra il 1980 e 1985 ne è presidente. Nel 1986 entra a fare parte del Cna e nel 1993 diventa tesoriere dell’Uia. Grande esperto di questioni legate alla professione e al suo esercizio, è docente in numerosi corsi di aggiornamento per tecnici e nel 2001 diventa professore a contratto alle facoltà Roma Tre e Valle Giulia. A partire dalla fine degli anni ottanta inizia l’attività di pubblicista: è autore, tra l’altro, di Architetto. Manuale per la professione (Dei, 1989), del Nuovo Manuale dei capitolati (Mancosu, 2004) e del Manuale per la professione architetto-ingegnere (Mancosu, 2008) e cura rubriche per L’architettura. Cronache e storia, L’architetto Italiano e L’ingegnere.

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