La Kaffeehaus di Boboli riapre a Firenze | Architetto.info

La Kaffeehaus di Boboli riapre a Firenze

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La Kaffeehaus del Giardino di Boboli a Firenze, situato in prossimità del cancello verso il Forte Belvedere, fu costruita intorno al 1776 su progetto di Zanobi del Rosso per volontà del Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena come luogo di sosta e di piacere per il sovrano con la famiglia e la Corte che vi si recava per bere il caffè.

Si tratta una singolare costruzione che rientra tra le opere volute dal granduca tra il 1774 e il 1785, per restituire al Giardino di Boboli, allora in parziale stato di abbandono, la dignità e il ruolo ricoperto in passato: insieme a nuove coltivazioni di fiori e piante e a nuovi terrazzamenti, sono infatti questi gli anni che vedono la realizzazione di nuove strutture architettoniche quali la Palazzina della Meridiana, del Gabinetto di Fisica, lo stanzone degli Agrumi e, appunto, il “nuovo casino sotto la Fortezza”.

Il “casino di delizia”, in particolare, venne edificato su progetto di Zanobi Del Rosso a partire dal 1774: nei primi mesi del 1775 la nuova costruzione era ultimata e pronta per essere utilizzata come luogo di sosta per la corte durante le passeggiate e per quel rito della degustazione del cioccolato che iniziava a diffondersi tra la società aristocratica europea. Il giardino prospiciente aveva invece la funzione, oltre che ridisegnare la collina, di cambiare destinazione d’uso a questa parte di Boboli, troppo vicina ad altre proprietà e spesso visitata da estranei.

L’edificio si presenta come un piccolo padiglione di forma circolare sormontato da una cupola a cipolla, suddiviso su tre distinti livelli con terrazze: al piano terreno la cucina e altri ambienti di servizio, la “Grande Stanza” al primo piano e a conclusione il belvedere sormontato da una cupola in rame con una banderuola segna vento, il cui orientamento era possibile leggere anche dall’interno dell’edificio, grazie alla rosa dei venti inserita sulla volta.

Distribuiti attorno alla Sala Grande e nel vano triangolare della scala interna si articolano alcuni piccoli salottini dove appartarsi, detti, appunto, “di ritirata2. Dalle note di pagamento fatte alle maestranze impiegate nella costruzione del casino, sappiamo inoltre che i prospetti si presentavano dipinti in bianco perlato e verde di Verona.

Il saloncino che ora viene aperto al pubblico è decorato da affreschi di Giuseppe del Moro, Giuliano Traballesi e Pasquale Micheli, con vedute illusionistiche corredate di statue, fontane su sfondi di verzura e copertura a finto pergolato, con fiori e uccellini. La vera novità della riapertura della Kaffeehaus è la collocazione, al suo interno, di quattro sculture in marmo, tutte di metà XVI secolo, scelte dal Direttore del Giardino di Boboli, Alessandro Cecchi. Il responsabile del servizio tecnico del giardino, architetto Mauro Linari, ha previsto di sistemare le opere su delle basi coperte da specchi su tre lati, in modo da creare un inatteso effetto di profondità.

La prima delle quattro sculture collocate nella Kaffeehaus è l’Apollo col Capricorno, realizzata da Domenico Poggini nel 1559 e che, prima di essere trasferita nel giardino granducale, si trovava nella Sala delle Nicchie di Palazzo Pitti; sono invece entrambe opera di Valerio Cioli, e risalgono agli anni 1561-1564, le sculture raffiguranti il Nano Morgante sopra una tartaruga, che si trovava sopra una vasca prospiciente la Grotta Buontalenti, dov’è sostituita da una copia, commissionata da Cosimo I de’ Medici così come il Nano Barbino, che doveva essere una statua per fontana come indica il pesce alla sua destra, dalla cui bocca sgorgava l’acqua. Nella Kaffeehaus è infine visibile anche il Bacco con piccolo Satiro, gruppo scolpito da Vincenzo de’Rossi dopo il 1565 e acquistato da Isabella Medici, figlia di Cosimo I, per la Villa del Poggio Imperiale, che poi lasciò nel 1777 alla volta del Giardino di Boboli.

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