La 'lanterna' di Fuksas a Roma, tra tecnologia e materiali | Architetto.info

La ‘lanterna’ di Fuksas a Roma, tra tecnologia e materiali

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Nei mesi scorsi a Roma è stata ultimata la riqualificazione del palazzo dell’ex Unione militare, una delle ultime realizzazioni firmata da Massimiliano Fuksas. Un intervento complesso quello sull’edificio da cinque piani affacciato sul Corso e su via Tomacelli, frutto di una ricerca delicata per raggiungere l’equilibrio tra la tradizione storica della struttura e un gusto contemporaneo. Un punto d’incontro che ha il suo culmine nella copertura in vetro e acciaio, elemento di grande complessità architettonica, e allo stesso tempo in forte armonia con il contesto urbano in cui è inserita.

La struttura è stata realizzata dallo studio Fuksas per il gruppo Benetton, che poi ha ceduto l’edifico al gruppo H&M. L’architetto è partito dall’idea di costruire all’interno dell’edificio una struttura simile a una lucerna di vetro e metallo, che si estende fino alla copertura per offrire ai visitatori un punto di osservazione privilegiato sulla città. 

La parte che emerge dalla struttura originaria ha un ingombro modesto, dove vengono nascosti anche gli impianti, scendendo fino a entrare in contatto internamente con la base. L’altezza massima raggiunta è di circa 7,50 m dal livello calpestabile. Lo spazio panoramico ospitato all’interno della copertura è di circa 300 mq, compreso un ristorante e una caffetteria.

La lettura del contesto storico in chiave contemporanea ha dunque privilegiato un intervento leggero sugli esterni dell’edificio, con una struttura in acciaio e vetro dalla geometria triangolare che attraversa tutto l’edificio quasi fosse un grande tessuto capace di vestire alla perfezione il corpo preesistente. Vale però la pena entrare nell’edificio per poter godere appieno del bagliore della struttura luminosa, del vuoto a tutt’altezza che regala una prospettiva della struttura lungo tutti i piani interconnessi tra loro attraverso passerelle.

Ogni piano apre al pubblico uno spazio unico contraddistinto da pavimenti decorati con bolle multicolore, che muovono dalle tonalità del rosso, smorzandosi nell’arancio, fino a toccare i toni più bassi del viola su base di colore bianco.

Per quanto riguarda il restauro degli esterni, l’intervento non è stato invasivo, limitandosi a valorizzare le linee architettoniche del palazzo. L’architettura delle facciate è stata inoltre messa in risalto da un intervento di light design.

Fonte foto: ©Stahlbau Pichler

La ‘lanterna’, tra elementi brevettati ad hoc e progettazione 3D

L’elemento principale del progetto, nonché vera e propria icona dell’intervento, è costituito dalla “lanterna” di acciaio e vetro, realizzata da Stahlbau Pichler sotto la sorveglianza della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma. La struttura attraversa tutti i solai dell’edificio per affiorare in copertura, formando una sorta di nuvola che si sviluppa in una volta trasparente.

Dal punto di vista strutturale l’intervento di Stahlbau Pichler si sviluppa con profili snelli che lavorano per forma senza appoggi intermedi, in sostanza la struttura è autoportante, con la presenza di pochissimi alberi.

Fonte foto: ©Stahlbau Pichler

Per la struttura scatolare in acciaio con profili 70 x 120 per la nuvola in copertura, sono montati vetri selettivi vetrocamera Guardian extrachiaro superneutral 51/28 temperati Hst in modo da eliminare la tipica tonalità del vetro float tradizionale per ottenere un’estetica cristallina, soluzione ideale per stare aderenti al progetto iniziale. Per la lanterna del corpo interno invece sono stati utilizzati vetri stratificati trasparenti Guardian 6+6 temperati Hst.

Fonte foto: ©Stahlbau Pichler

Tra lanterna interna e copertura sono stati realizzati 1.000 mq + 1.000 mq di vetri triangolari tutti diversi uno dall’altro, per un totale di circa 1.000 nodi (465 per la lanterna interna e 580 per la copertura). “Per riuscire a fare ciò”, spiega l’ing. Massimo Colombari, “Stahlbau Pichler ha letteralmente ideato e creato un sistema unico in grado di gestire tutte le inclinazioni grazie ad una guarnizione a raggiera. Nella fase di progettazione abbiamo lavorato gomito a gomito con Massimiliano Fuksas, arrivando a definire una struttura di mesh assolutamente innovativa e mai proposta prima, è stata una sfida assolutamente stimolante”.

Il sistema di facciata appare applicato direttamente alla struttura. Per la gestione e manutenzione della copertura sono state predisposte linee vita con accessi dalla zona impianti microforata.

Persino gli evacuatori di fumo sono stati creati in forma triangolare, con profili che potessero essere a filo con la copertura, al fine di rispondere alle esigenze estetiche ed architettoniche. Ciò ha richiesto apribili specifici brevettati ad hoc da Stahlbau Pichler, non esistendo sul mercato.

Fonte foto: ©Stahlbau Pichler

Tutta la progettazione è avvenuta in 3D”, continua Colombari. “Ogni nodo è stato materializzato a terra e poi portato in quota. Sul modello 3D sono stati tagliati a controllo numerico i tubi che poi sono stati montati come fossero le tessere di un puzzle, incastrandosi perfettamente uno nell’altro. La struttura è stata pre-imbullonata e poi saldata in opera. Il montaggio ha avuto luogo tra giugno 2012 e febbraio 2013 e data lo dislocazione in pieno centro storico dell’edificio, è stato necessario portare sul posto gli elementi solo nelle primissime ore del mattino utilizzando unicamente la motrice. Tutti i tubi sono stati scelti attraverso un accurato studio delle tolleranze produttive e l’intera struttura di copertura è stata sottoposta a studi di risposta alle azioni della natura quali forti venti, neve e sisma.”

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