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La prefabbricazione edilizia secondo Richard Rogers

In completamento a Lewisham, il progetto di Richard Rogers allevierà l’emergenza abitativa attraverso residenze prefabbricate e smontabili

Render del Ladywell Village (Fonte: RSHP)
Render del Ladywell Village (Fonte: RSHP)
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Anche l’archistar Richard Rogers, che forse proprio per questo sarà uno degli architetti che Alejandro Aravena ha coinvolto nella sua Reporting from the Front insieme ad altri 87 colleghi provenienti da tutte le parti del mondo, è da tempo impegnato nella progettazione e realizzazione di case prefabbricate per il sostegno delle persone in difficoltà abitative.

A Lewisham, centro a sud est di Londra, ad aprile si prevede infatti il completamento del Ladywell village, un complesso a 4 piani fuori terra di 24 appartamenti per due persone e spazi e servizi destinati alla comunità al piano terra che dovrebbe aiutare ad alleviare lo stress abitativo di parte della popolazione bisognosa attraverso la realizzazione di dimore temporanee prefabbricate, smontabili e riutilizzabili. Frutto di un accordo tra lo studio Rogers Stirk Harbour + Partners e la Città formalizzato nel 2014, il progetto è finanziato con 4,3 milioni di sterline ed è pensato per essere operativo per un tempo limitato, circa quattro anni, ma sufficiente per dare una risposta più stabile al disagio di persone oggi ospitate temporaneamente in diversi luoghi di appoggio sparsi sul territorio comunale.

Il concept di Ladywell concretizza un sistema abitativo basato su prefabbricazione e modularità che, passando attraverso l’esperienza del prototipo a tre piani Homeshell assemblato in sole 24 ore nel 2013 alla Royal Academy di Londra, ha visto la più compiuta realizzazione in Y:Cube, inaugurato a settembre a Mitcham, sobborgo dell’area sudoccidentale di Londra.

YMCA mitcham

Progetto-prototipo elaborato tra 2013 e 2015 da Rogers Stirk Harbour insieme a Aecom e SIG Plc Building Systems per la YMCA London South West, ente di beneficienza attivo dal 1874, Y:Cube nasce invece per offrire una soluzione a basso costo, efficiente e di qualità edilizia e architettonica rivolta specificamente all’accoglienza di giovani in difficoltà e non in grado di sostenere gli alti costi degli affitti dell’aera metropolitana londinese. Ha realizzato un complesso a tre piani fuori terra di 36 minialloggi da 26 mq ognuno completamente autosufficienti, autoportanti e smontabili i cui elementi costitutivi sono stati prodotti nella contea del Derbyshire per poi essere trasportati e assemblati in un cantiere a secco che, iniziato a marzo, è stato completato ad agosto e non ha necessitato di scavo. Impostato su una struttura portante di legno, ha pareti e solai costituiti da pannelli in MDF e cartongesso rivestiti da una finitura antipioggia in cemento colorato. Ogni unità è realizzata dalla giustapposizione di moduli completi di impianti allacciabili sia alle reti cittadine che a quelli delle altre unità, creando un sistema implementabile in caso di necessità e collocabile ovunque sia necessario senza grandi opere accessorie.

YMCA mitcham construzione

La casa prefabbricata in corso di costruzione

Le controllate tecniche di produzione in stabilimento e la scelta dei materiali, in primis il legno riciclato, hanno permesso la realizzazione di un complesso che risponde a molti dei moderni criteri per la valutazione della sostenibilità e hanno realizzato un sistema progettato per raggiungere il sesto livello del Code for Sustainable Homes impostato dal governo britannico nel 2006 per fissare gli standard per le nuove abitazioni: è infatti una casa Zero carbon che consuma meno di 80 litri di acqua per persona al giorno, il 30% dei quali provenienti dal recupero dell’acqua piovana, utilizza materiali certificati, ha un efficiente sistema di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti ed è energeticamente performante.

Questo primo esempio, del costo di 1,6 milioni di sterline, è stato finanziato dalla stessa YMCA London South West, da fondi pubblici del programma comunale Building the Pipeline e altre somme, private, provenienti da City Bridge Trust, Tudor Trust, Trust for London e Esmée Fairbairn Foundation. Ha messo a disposizione appartamenti affittati a canoni mensili calmierati pari al 65% dei costi medi dell’area, con l’obiettivo di allargare la loro presenza sul territorio, anche londinese, per potenziare la risposta alle difficoltà abitative di fasce più ampie della popolazione.

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