La Scuola per ragazze di Shu'fat, campo profughi palestinese a Gerusalemme | Architetto.info

La Scuola per ragazze di Shu’fat, campo profughi palestinese a Gerusalemme

“Architettura in esilio” completata nel 2014 dopo due anni di cantiere, laScuola per ragazze presentata nel padiglione italiano alla Biennale 2016 realizza 40 aule, laboratori e spazi al servizio della comunità nel difficile contesto del campo profughi di Shu’fat in Palestina

(C) DAAR
(C) DAAR
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La Scuola per ragazze realizzata nel campo profughi di Shu’fat, in Palestina, materializza una delle 20 diverse accezioni del bene comune selezionate per essere esposte all’interno del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia curato dai veneziani TAMassociati.

Il progetto, completato nell’agosto 2014 dopo due anni di cantiere, è stato realizzato da Sandi Hilal, Alessandro Petti e Livia Minoja dietro richiesta della United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (Unrwa) come parte del Camp Improvement Program e finanziato per 3 milioni di dollari dall’Islamic Development Bank (Idb).

Co-fondatori del collettivo Decolonizing Architecture Art Residency (DAAR) basato a Beit Sahour, centro a una manciata di chilometri da Betlemme, Hilal e Petti indagano da anni i rapporti tra i concetti di cittadinanza e stato in un contesto delicatissimo con un approccio interdisciplinare, che spesso unisce l’architettura e l’arte con la pedagogia. Sono infatti fra i promotori del programma educativo sperimentale Campus in Camps nel campo profughi di Dheisheh, a Betlemme, e hanno realizzato interventi tra cui il padiglione Concrete Tent, sempre a Dheisheh, e una piazza nel campo di Fawwar, vicino a Hebron. Una loro installazione, Stateless Nation, è stata esposta alla Biennale d’Arte di Venezia del 2003 e a settembre, freschi vincitori della terza Keith Haring Fellowship in Art and Activism al Bard College di Annandale-on-Hudson, passeranno un anno di insegnamento e ricerca negli Stati Uniti.

Il contesto di Shu’fat è particolarmente difficile. Prima di tutto per le caratteristiche intrinseche di tutti i campi profughi, luoghi temporanei che in Palestina si sono trovati ad accogliere un numero sempre maggiore di esuli in modo quasi permanente a partire dal 1948, prima in semplici tende e poi in rifugi meno provvisori. Secondariamente per un concetto di “temporaneità” immanente nonostante il perdurare da decenni di una situazione politica che di fatto ha dato a tutti i campi profughi tutt’altra accezione. E, least but not last, per la difficoltà di intervento in un’area in cui ogni modifica dello stato di fatto può assumere valenze politiche con pesanti implicazioni che si sovrappongono alla particolare situazione di Shu’fat, territorio chiuso né dentro né fuori Gerusalemme dalla quale i suoi abitanti rischiano costantemente di essere espulsi, perdendo il diritto di cittadinanza.

La Scuola per ragazze nasce a partire da luglio 2011 all’interno dell’Unrwa Infrastructure and Camp Improvement Program diretto dalla Hilal, motivato dalla necessità di creare uno spazio di formazione femminile di base che creasse inclusione e riuscisse a dare il senso di nazione, di radici e di appartenenza a un’intera comunità in un luogo che si voleva mantenere temporaneo.

Corte interna (C) Daar

Corte interna (C) Daar

Come per molti dei progetti in mostra a Venezia, più che per le scelte tecnologiche o impiantistiche, l’intervento è significativo soprattutto per la sua programmatica impostazione, appositamente individuata per materializzare le valenze di quella che le stesse parole di Petti definiscono un’”architettura in esilio”, che, pur temporanea, sia in grado di comunicare la possibilità di un futuro differente non solo attraverso la funzione ma anche attraverso una più durevole fisicità. La scuola non è la messa in opera di una struttura standard e anonima, ma un intervento site specific progettato per adattarsi al particolarissimo contesto e perseguire un obiettivo chiaro, la creazione di un luogo per la formazione collettivo e ugualitario e non interferisse con la vita, materiale e immateriale, del campo. Così, il punto di partenza è stata l’impostazione di spazi circolari definiti da un’architettura di moduli esagonali doppi, in cui a un’area interna, corrispondente allo spazio standard per una classe, ne corrispondesse sempre una esterna in cui creare e coltivare un simbolico legame con le proprie origini.

Schema generatore (C) Daar

Schema generatore (C) Daar

Planimetria (C) Daar

Planimetria (C) Daar

I loro affiancamento e giustapposizione su più livelli hanno creato una struttura che, estesa per 4.200 mq complessivi accessibile da due ingressi, si raggruppa attorno a corti esterne nella quale trovano posto 40 aule per la didattica, una biblioteca, un laboratorio informatico, due locali per l’amministrazione e uno spazio multifunzione.
Il primo anno di attività, tra 2014 e 2015, ha accolto 973 bambine. La Scuola ospita oggi oltre 1.000 persone, tra studenti e docenti, e fa da base per l’attività di associazioni locali.

Interno (C) Daar

Interno (C) Daar

Altri progetti presentati nel padiglione italiano alla Biennale:

elNodo Estación Creativa

Opificio Golinelli

Parco dei Paduli

Gratobowl

Noivoiloro

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