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L’abitazione minima secondo Ofis Arhitekti

Modulare e flessibile, è dotata di spazi minimi per molti utilizzi possibili, dal rifugio all’emergenza ed è chiusa da un involucro di pannelli con struttura a telaio in legno dalle diverse finiture

© Janez Martincic
© Janez Martincic
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Presentata ufficialmente in Italia all’ultimo Fuorisalone di Milano, dove le era stato destinato uno spazio nel degin village all’interno del Parco Sempione, Living Unit è l’abitazione minima che lo studio sloveno Ofis Arhitekti (costituito a Ljubljana nel 1998 da Rok Oman e Spela Videcnikha) ha sviluppato insieme agli italiani C+C (Claudio Tombolini e Cristiana Antonini) e C28 (Francesco Sforza, Federico Pasqualini e Antonello Michelangeli), ai londinesi AKT II (Hanif Kara e Carlo Diaco, per la progettazione delle strutture) e al contractor sloveno Bostjan Perme.

È un progetto sviluppato all’insegna del minimalismo e delle pressoché totali flessibilità e leggerezza grazie all’impostazione modulare che ne permette l’assemblaggio, in orizzontale o in verticale, migliore per le situazioni e le esigenze più diverse, adattandosi a diversi contesti e tipologie di terreno.

L’unità base, 30 mq di superficie, 4,5 m di lunghezza, 2,5 m di larghezza e 2,7 m di altezza interna, è dotata degli spazi minimi sufficienti per due persone, con un letto doppio, un piccolo armadio e un tavolo con due sedie a cui, se necessario, possono essere affiancati anche una piccola cucina e un modulo bagno. All’interno, tutto è realizzato in legno, a partire dagli arredi che, realizzati su disegno come la particolare tipologia di costruzione richiede, sono fissi e multifunzione. Gli utilizzi possibili, a seconda delle dotazioni, sono i più disparati: dal rifugio, a una piccola casa per le vacanze fino all’utilizzo temporaneo in caso di emergenza.

L’involucro è costituito dall’assemblaggio di pannelli impostati su una struttura portante costituita da un telaio di legno che integra al suo interno tutti gli impianti ed è chiuso su entrambi i lati da strati di compensato. Molteplici sono le possibilità di finitura, partendo dallo stesso legno per arrivare lamiera metallica ma anche a manufatti di cemento. Il cantiere, come per tutte le strutture in legno, è completamente a secco e non necessita né di scavi né di importanti opere in cemento armato: è infatti sufficiente il fissaggio della struttura al terreno tramite ancoraggi metallici o blocchi di cemento removibili.

Anche il costo è piuttosto ridotto: 20.000 mq sono infatti il prezzo da pagare per ogni modulo base, che sale a 26.000 volendo dotarlo anche di cucina e bagno.

Lo sviluppo della Living Unit ha avuto ambiti di sperimentazione ad alta quota ed è frutto di una ricerca internazionale a più mani che ha toccato anche Harvard, dove Rok Oman e Spela Videcnikha insegnano. Lo studio sloveno sta infatti seguendo un percorso per certi versi simile a quello intrapreso dai torinesi di LeapFactory, che stanno portando avanti la trasposizione delle importanti esperienze maturate in progetti ad alta quota (su tutti il pluripubblicato e iconico Bivacco Gervasutti prima sul gruppo del Monte Bianco poi anche in Russia, ma anche la Scuola di sci a Courmayeur) nella realizzazione di Frame, un modello di abitazione basato su prefabbricazione, cantieri a secco e tecnologia affinati in ambienti estremi.

Come la società torinese di Stefano Testa e Luca Gentilcore, anche Rok Oman e Spela Videcnikha hanno all’attivo la progettazione di strutture alpine importanti sia nella costruzione di ragionamenti sugli spazi minimi dell’abitare che sulle tecnologie più performanti per realizzare interventi dalle alte prestazioni energetiche, estetiche e funzionali. Sono gli autori del Kanin Winter Cabin, installato nel 2016 sull’omonima cima delle Alpi Giulie dove introduce un piccolo bivacco a tre posti appoggiato sulla viva roccia, e del bivacco Skuta che, posizionato sull’omonimo monte, nei suoi 12 mq offre riparo fino a otto persone.

Sul tema, leggi anche: LeapHome lancia Frame: un modello di casa in legno ad alte prestazioni

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