L'Antitrust apre un'istruttoria sugli Ordini degli architetti di Roma, Firenze e Torino | Architetto.info

L’Antitrust apre un’istruttoria sugli Ordini degli architetti di Roma, Firenze e Torino

wpid-2844_a.jpg
image_pdf

Verificare l’esistenza di “intese” in grado di alterare la concorrenza nel settore dei servizi professionali. Questo l’obiettivo dell’Antitrust, che ha deciso di aprire un’istruttoria sugli Ordini degli architetti di Roma, Firenze e Torino La motivazione: la pubblicazione sui propri siti internet di un sistema di calcolo delle tariffe per i servizi offerti, un punto di riferimento per i professionisti, dato che il decreto Bersani prima, e quello sulle liberalizzazioni del governo Monti nel 2012, hanno di fatto abolito i tariffari nazionali.

“La decisione dell’Autorità di aprire una istruttoria sugli Ordini degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori di Firenze, Roma e Torino – commenta il Consiglio nazionale degli architetti -, colpevoli per avere pubblicato sul sito modelli di calcolo per calcolare gli emolumenti sulla base del decreto ministeriale 14 luglio 2012, pur avendo chiarito in grande evidenza leggibile anche dai clienti che non si tratta né di un obbligo di legge né deontologico, è l’ennesima dimostrazione che la bizantina applicazione delle norme in Italia nasconde la consueta politica (e pratica) di essere deboli con i forti, forti con i deboli”.

“In questo  atto – continua il Cnappc – ci sono premesse evidentemente errate, che saranno puntualmente evidenziate dai nostri legali – clamorosa quella di considerare gli Ordini professionali “associazioni d’impresa” – e c’è una evidente ignoranza riguardo alla realtà professionale italiana e del suo mercato, dove vige una concorrenza spietata spesso a danno della qualità e della sicurezza dell’abitare. Grave è che, ancora una volta,un’Autorità pubblica delegata a regolare il mercato e proteggere i consumatori, dedichi il suo tempo e le sue risorse a rincorrere i fantasmi di un inesistente trust di 150mila architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, il cui reddito medio è certificato ormai inferiore ai 20mila euro annui, mentre i cittadini italiani sono vittime quotidiane di vere intese restrittive della concorrenza e alterazioni del mercato, che spesso abbiamo denunciato e che l’Autorità non vede, o non vuole vedere”.

Tra gli esempi evidenziati dal Consiglio nazionale, “il fatto che il 99% degli architetti italiani siano esclusi dalla possibilità di accedere al mercato dei lavori pubblici, avendo la norma innalzato le condizioni di accesso con l’evidente intenzione di limitarlo a pochi eletti; la vendita  sul web di prestazioni professionali come la certificazione energetica a 40 euro, quando le norme Uni sulle relative prestazioni (e il buon senso) dimostrano che sono senz’altro truffe al consumatore e allo Stato, vista la mole di lavoro da produrre per certificare opere che danno diritto a bonus fiscali; le attività di dumping ripetute su tutto il territorio nazionale con la complicità della pa, in gare con sconti fin’oltre il 90% o addirittura gratuite”.

“E che dire  – continua il Cnappc – della limitazione alla concorrenza causata dallo strapotere delle partecipate pubbliche che programmano, progettano, appaltano, dirigono i lavori e se li liquidano, con incarichi diretti, sempre senza strutture adeguate e competenti? Da Expo a Mose, passando per l’Aquila, il G8, il Ponte di Messina, le Città della Salute, il mercato è drogato dallo stesso potere pubblico e politico che nomina Autorità di vigilanza ‘terze’ che serenamente si dedicano del tutto impropriamente a vessare chi con chiarezza informa il consumatore dei suoi diritti, assumendo le proprie responsabilità in un codice deontologico che –  con tutta evidenza  – l’Antitrust sembra non aver letto”.

“Nei tempi previsti e secondo le regole risponderemo puntualmente alle osservazioni dell’Antitrust, ma esprimiamo pubblicamente la nostra indignazione, in quanto rappresentanti dello Stato responsabili, e non associazione d’imprese, nel verificare che l’Autorità continua a esercitare i propri poteri alla luce del pregiudizio”.

“Non resta che informare l’Antitrust –  conclude il Consiglio nazionale –  sul fatto che gli Ordini hanno pubblicato ‘fogli’ che calcolano gli emolumenti sulla base di un decreto del ministero che li vigila, pubblicato in Gazzetta, nel caso qualcuno lo cercasse, e il suggerimento a trascorrere un paio di giornate in uno studio di architettura di un qualunque luogo italiano per essere meglio  a conoscenza della realtà del mercato e della concorrenza, prima di prendere decisioni incongrue”.

Copyright © - Riproduzione riservata
L’Antitrust apre un’istruttoria sugli Ordini degli architetti di Roma, Firenze e Torino Architetto.info