Le archistar di Expo Milano 2015: il nostro reportage | Architetto.info

Le archistar di Expo Milano 2015: il nostro reportage

Da Libeskind a Herzog & de Meuron, un’analisi del contributo offerto da alcuni progettisti di fama internazionale all’architettura dei padiglioni di Expo 2015

Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: facciata prospettante su una delle corti. (© Edoardo Bit)
Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: facciata prospettante su una delle corti. (© Edoardo Bit)
image_pdf

Il sito dell’esposizione universale in atto presenta numerosi ed interessanti progetti di architettura, molti dei quali facenti capo a professionisti poco noti in Italia o nel mondo, ma altri, invece, ad opera di progettisti di fama internazionale. Il presente contributo si pone l’obiettivo di esaminare più nel dettaglio le opere che alcune “archistar” hanno prodotto per Expo 2015.

Cominciando dai padiglioni istituzionali, ed essendo anche il primo che si vede accedendo all’area espositiva di Rho, vale la pena soffermarsi sul Padiglione Zero, progettato da Michele De Lucchi. L’edificio ha forma rigidamente quadrangolare all’esterno ed è completamente rivestito da una pelle lignea; ma presenta in elevato una composizione più articolata, formata da elementi troncoconici che confinano una corte interna.
La facciata è composta da un sistema orizzontale di doghe di legno (che ricordano vagamente i gradini di una scalinata), posizionati su una sottostruttura metallica integrata al di sopra di una membrana impermeabilizzante polimerica. La medesima morfologia progettuale e tecnologia esecutiva è inoltre riprodotta presso l’Expo Centre, poco distante dal Padiglione Zero e progettato sempre da De Lucchi.

Michele De Lucchi Srl, Padiglione Zero: corte interna. (© Edoardo Bit)

Michele De Lucchi Srl, Padiglione Zero: corte interna. (© Edoardo Bit)

Padiglione Zero: dettaglio del sistema di rivestimento in legno e metallo. (© Edoardo Bit)

Padiglione Zero: dettaglio del sistema di rivestimento in legno e metallo. (© Edoardo Bit)

Michele De Lucchi Srl, Expo Centre: la piazza coperta al di sotto di uno degli elementi tronco-conici. (© Edoardo Bit)

Michele De Lucchi Srl, Expo Centre: la piazza coperta al di sotto di uno degli elementi tronco-conici. (© Edoardo Bit)

All’estremo opposto dell’area espositiva si trova la Piazza della Biodiversità, promossa da Slow Food e progettata dallo studio Herzog & de Meuron. Essa si compone di tre fabbricati disposti a triangolo, tutti a matrice lignea, che racchiudono una piazza verde di piante ortive sistemate dentro a contenitori di legno. Il progetto è d’impronta ed impatto minimalista ma, forse proprio a causa dell’estrema semplicità, non è certamente annoverabile fra le sperimentazioni meglio riuscite del celeberrimo studio svizzero.

Herzog & de Meuron, Piazza della Biodiversità: la testata di uno degli edifici che confinano lo spazio aperto centrale. (© Edoardo Bit)

Herzog & de Meuron, Piazza della Biodiversità: la testata di uno degli edifici che confinano lo spazio aperto centrale. (© Edoardo Bit)

Piazza della Biodiversità: l’interno dello stesso fabbricato raffigurato nell’immagine precedente. (© Edoardo Bit)

Piazza della Biodiversità: l’interno dello stesso fabbricato raffigurato nell’immagine precedente. (© Edoardo Bit)

Piazza della Biodiversità: gli orti in cassetta al centro della piazza. (© Edoardo Bit)

Piazza della Biodiversità: gli orti in cassetta al centro della piazza. (© Edoardo Bit)

Piazza della Biodiversità: vista dalla Collina Mediterranea. La copertura degli immobili si conclude con una semplice membrana impermeabilizzante. (© Edoardo Bit)

Piazza della Biodiversità: vista dalla Collina Mediterranea. La copertura degli immobili si conclude con una semplice membrana impermeabilizzante. (© Edoardo Bit)

Altro studio professionale di portata globale che ha operato ad Expo è Foster + Partners, il quale ha prodotto il progetto per il padiglione degli Emirati Arabi Uniti. L’intervento risulta molto interessante dal punto di vista formale: la morfologia della struttura e la finitura cromatica degli involucri ricordano moltissimo i panorami desertici tipici degli Emirati Arabi, mentre, dal punto di vista della sostenibilità dell’intervento, il largo ricorso al calcestruzzo (sia per gli involucri che per i pavimenti esterni) lascia qualche perplessità.

Foster + Partners, Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: dettaglio del sistema d’involucro, che richiama l’immagine delle dune sabbiose. (© Edoardo Bit)

Foster + Partners, Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: dettaglio del sistema d’involucro, che richiama l’immagine delle dune sabbiose. (© Edoardo Bit)

Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: ingresso di servizio. Il cromatismo e la grana del pavimento in calcestruzzo ricordano molto le sabbie del deserto. (© Edoardo Bit)

Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: ingresso di servizio. Il cromatismo e la grana del pavimento in calcestruzzo ricordano molto le sabbie del deserto. (© Edoardo Bit)

Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: spazi interni. (© Edoardo Bit)

Padiglione degli Emirati Arabi Uniti: spazi interni. (© Edoardo Bit)

Forse non conosciutissimo in Italia, ma in costante ascesa nel mondo, è lo studio vietnamita Vo Trong Nghia, che ha redatto il progetto per il padiglione del proprio Paese. Lo studio è famoso, in campo internazionale, soprattutto per una costante ricerca d’integrazione fra apparati architettonici ed elementi vegetali: cosa che ha tentato di fare anche presso l’edificio del Vietnam all’Expo.
Tutta la superficie esterna del padiglione è contraddistinta da dei macro-contenitori rivestiti in canne di bambù, all’interno dei quali sono sistemati degli esemplari arborei che fungono anche da sistema di protezione solare per i curtain wall trasparenti che confinano l’edificio. A onor del vero bisogna comunque ammettere che l’immobile è tanto interessante all’esterno quanto poco all’interno; inoltre non si tratta certamente della migliore opera eseguita da Vo Trong Nghia.

Vo Trong Nghia, Padiglione del Vietam: facciata. (© Edoardo Bit)

Vo Trong Nghia, Padiglione del Vietam: facciata. (© Edoardo Bit)

Padiglione del Vietam: dettaglio del sistema d’inverdimento. Dei grandi vasi rivestiti in canne di bambù consentono l’impianto in quota di aceri, carpini e betulle. (© Edoardo Bit)

Padiglione del Vietam: dettaglio del sistema d’inverdimento. Dei grandi vasi rivestiti in canne di bambù consentono l’impianto in quota di aceri, carpini e betulle. (© Edoardo Bit)

Passando invece ai padiglioni meno istituzionali, a pochi metri dall’Albero della Vita si trova il padiglione Vanke, progettato dallo studio di Daniel Libeskind. Come da tradizione per l’architetto polacco, si tratta di un manufatto di matrice decostruttivista, che presenta un interessante sistema di rivestimento in grès porcellanato dal colore rosso cangiante.

Daniel Libeskind, Padiglione Vanke: vista d’insieme. (© Edoardo Bit)

Daniel Libeskind, Padiglione Vanke: vista d’insieme. (© Edoardo Bit)

Michele De Lucchi, ad Expo, non ha progettato solo i due padiglioni citati in precedenza ma ha potuto occuparsi anche dell’edificio Intesa Sanpaolo. Si tratta di un manufatto con struttura portante completamente realizzata in legno e acciaio, che presenta all’esterno un particolare sistema di facciata che propone una rivisitazione delle scandole in legno della tradizione: una sottostruttura metallica di supporto verticale permette infatti l’integrazione in parete di alcuni elementi lignei discontinui, composti da tavole verniciate di bianco.

Michele De Lucchi Srl, Padiglione Intesa Sanpaolo: vista dal Decumano. (© Edoardo Bit)

Michele De Lucchi Srl, Padiglione Intesa Sanpaolo: vista dal Decumano. (© Edoardo Bit)

Padiglione Intesa Sanpaolo: dettaglio del sistema di facciata, il quale funge da apparato di protezione solare per le superfici finestrate, e da semplice rivestimento per gli involucri opachi. (© Edoardo Bit)

Padiglione Intesa Sanpaolo: dettaglio del sistema di facciata, il quale funge da apparato di protezione solare per le superfici finestrate, e da semplice rivestimento per gli involucri opachi. (© Edoardo Bit)

 

Padiglione Intesa Sanpaolo: vista interna. Le installazioni multimediali sono state curate da Studio Azzurro. (© Edoardo Bit)

Padiglione Intesa Sanpaolo: vista interna. Le installazioni multimediali sono state curate da Studio Azzurro. (© Edoardo Bit)

Figura 17 Padiglione Intesa Sanpaolo: vista interna. Le installazioni multimediali sono state curate da Studio Azzurro. (© Edoardo Bit)

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Le archistar di Expo Milano 2015: il nostro reportage Architetto.info