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Le casseformI del calcestruzzo facciavista: superfici e componenti

Nel calcestruzzo facciavista sono le casseformI l'elemento che da' forma alle finiture superficiali. Scopriamo di piu' su superfici e componenti

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Nel calcestruzzo facciavista, le casseforme “sono” il carattere delle finiture superficiali del manufatto, e la ricerca è sempre più attenta alle novità. Ma quali sono gli aspetti che caratterizzano, più tecnicamente, le casseformi?

 

Le casseformi recuperabili vengono smontate e riutilizzate. In questo caso la rimozione deve avvenire non prima che la resistenza raggiunta dal calcestruzzo sia tale da renderlo autoportante o al riparo da danni provocati dalle operazioni di scasseratura (come il distacco di scaglie) e deve prevedere, poi, la predisposizione dei mezzi per la stagionatura.

 

 

Casseformi recuperabili per opere di elevazione

 

 

 

 

Le casseformi a perdere, invece, a getto indurito sono lasciate in opera, divenendo parte integrante dell’elemento costruttivo e ne costituiscono la finitura permanente. Sono casseforme a perdere, ad esempio, i cosiddetti igloo impiegati per sollevare le strutture dal terreno, evitando la risalita di umidità, le lamiere grecate entro cui viene effettuato un getto integrativo, i pannelli in polistirolo utilizzati per garantire il rispetto dei parametri energetici delle strutture.

 

Casseri isolanti a perdere

 

 

 

 

L’aspetto superficiale

Spesso ci si avvale di formulati chimici che facilitano lo smontaggio ma contemporaneamente influiscono pesantemente sull’aspetto superficiale del materiale stesso.

Tra essi ci sono: agenti disarmanti, come oli di origine vegetale, minerale o animale non trattati, oli con tensioattivi, emulsioni di olio in acqua, emulsioni di acqua in olio, prodotti chimici, rivestimenti plastici o lacche, di cui prima dell’impiego è opportuno verificare l’influenza sul materiale.

 

Nel facciavista, ossia sulla superficie del conglomerato non rivestita o protetta con altro materiale, tale aspetto risulta molto importante poiché dei piccoli difetti – ad esempio vespai, colature, striature di sabbia, macchie, tracce di bleeding, porosità eccessiva, ruggine –, presenti al momento della rimozione delle casseforme, possono compromettere l’estetica ma soprattutto la durabilità del materiale esposto negli anni agli agenti atmosferici.

 

Anche la progettazione assume un ruolo fondamentale visto che le superfici dilavate da pioggia, ad esempio, tendono a schiarirsi rispetto a quelle protette, provocando sgradevoli effetti d’insieme.

 

Oggi poi la ricerca si apre verso nuove direzioni, si pensi alle superfici tattili, interessanti commistioni di materiali nel conglomerato cementizio.

 

 

 

I componenti del conglomerato

Sono molti i fattori che determinano l’aspetto di un facciavista: i componenti della miscela e il loro proporzionamento, le modalità di posa in opera e la costipazione, la presenza di inquinanti sulle casseforme, le modalità di maturazione.

Nella determinazione del colore è influente anche la colorazione della sabbia soprattutto se è scarsa di finissimo, oltre che il colore del tipo di cemento. Il calcestruzzo può essere bianco se si impiega cemento bianco, grigio nel caso di cemento Portland, rossiccio se si utilizza cemento pozzolanico, verdastro con cemento d’altoforno, grigio scuro con cemento con ceneri volanti.

 

Un altro elemento fondamentale è il contenuto d’acqua. Se i dosaggi sono bassi si possono formare dei vespai, viceversa, possono comparire bleeding, striature di sabbia e colature di boiacca. Dosaggi intermedi corrispondono a miscele ben lavorabili che permettono un facciavista di qualità.

 

Anche la verifica della costanza del cemento impiegato, delle caratteristiche dell’aggregato, la continuità di getto sono fattori determinanti l’esito finale del facciavista.

Naturalmente i pannelli devono essere posti in opera con cura e devono essere posizionati ben accostati per evitare non previste colature di pasta cementizia.

 

 

 

I materiali per le casseforme

La tessitura superficiale dipende dalle casseforme impiegate: si passa dalla ruvidezza provocata dalle venature del legno, fino alla progressiva levigatura garantita dall’impiego di casseri di legno piallato, di compensato, di acciaio, per arrivare a quelli rivestiti di resina sintetica. Ogni materiale consente di ottenere effetti specifici e particolari.

 

Il legno, per sua stessa natura, dà risultati molto differenti, in base al grado di assorbimento dell’acqua d’impasto che dipende dalla parte di tronco utilizzata per realizzare le casseforme: il cuore risulta meno assorbente, l’alburno più poroso. Il riutilizzo delle tavole rende comunque le tavole stesse progressivamente meno assorbenti. Nel caso di impiego di tavole in compensato è opportuno applicare degli impermeabilizzanti per ottenere un colore omogeneo del facciavista.

 

Calcestruzzo con tessitura superficiale di casseforme lignee

 

 

 

Le casseforme di acciaio permettono di ottenere uniformità e lisciatura del materiale, tuttavia bisogna prestare attenzione alla formazione di bolle e all’eventuale presenza di ruggine che potrebbe compromettere l’esito finale del calcestruzzo; tali casseforme devono essere utilizzate più volte prima di dare un esito soddisfacente d’impiego.

 

Anche nel caso dei casseri di plastica molto lisci si può riscontrare formazione di bolle, nonché la comparsa di macchie e cavillature a seguito della carbonatazione. Tuttavia questi casseri vengono spesso impiegati perché consentono di ottenere forme complesse e tessiture superficiali.

 

Recenti innovazioni che interessano il comparto delle casseforme riguardano la messa a punto di casseforme a permeabilità controllata CFP (Controlled Permeability Formwork), sperimentate in Giappone, e di casseforme autorampanti che permettono un rapido avanzamento dell’opera.

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

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