L’eredità di Expo 2015 va al Polo di Lecco | Architetto.info

L’eredità di Expo 2015 va al Polo di Lecco

Progetti e realizzazioni di design e architettura innovativa legati ad Expo 2015, grazie alla partecipazione del Politecnico di Milano, sono stati destinati al Polo di Lecco

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A molti progetti e realizzazioni legati ad Expo 2015 il Politecnico di Milano ha dato il suo contributo e in virtù di questo supporto il Polo di Lecco ha avuto l’opportunità di accogliere negli ultimi mesi alcuni oggetti pensati e realizzati per la grande manifestazione conclusa in ottobre. Primo fra questi il mock-up di circa 12 m2 della parete del Padiglione giapponese, una delle realizzazioni più apprezzate dell’Esposizione.

La modalità costruttiva utilizzata, che riprende una tecnica a incastro tipica delle architetture tradizionali giapponesi, consente all’attrito tra gli elementi del nodo di assorbire le sollecitazioni orizzontali, quali vento e sisma, dando grande duttilità alla struttura. Per questo motivo, un team del Politecnico di Milano guidato dai proff. Manuela Grecchi e Marco Imperadori sta studiando la possibilità di smontaggio e di riuso della struttura, adottandone la tecnica realizzativa per costruzioni leggere in luoghi poco accessibili a travi di grande dimensione.

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Un dettaglio del mock up della parete del Padiglione Giappone per Expo 2015

I collegamenti tra gli elementi e le deformazioni delle strutture sono stati analizzati in modo particolare, sia attraverso un’analisi di simulazione a computer ad elementi finiti, sia tramite test all’interno del Laboratorio Prove Materiali e Strutture del Polo di Lecco. Il team guidato dai proff. Marco di Prisco e Matteo Colombo ha infatti eseguito delle prove sperimentali testando in particolare il comportamento del nodo con lo scopo di avere dei parametri progettuali sulla resistenza del collegamento nei confronti delle sollecitazioni  flessionali.

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Ciò ha consentito di valutare delle problematiche costruttive, ma soprattutto di verificare i  dati previsionali ottenuti tramite calcoli e modelli digitali. Questa fase di simulazione al vero ha confermato la stabilità del sistema costruttivo: una struttura robusta e leggera, ora visibile all’ingresso del Campus di via Previati. La seconda ospite illustre è Minamora, la seduta di design dalla forma sottile e slanciata messa a punto in vista di Expo 2015 dallo studio Miralles Tagliabue EMBT, con il supporto scientifico del prof. Matteo Ruta e in collaborazione con Italcementi.

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Minamora, seduta messa a punto in vista di Expo 2015 dallo studio EMBT, con i.design EFFIX di Italcementi

Un’opera realizzata in i.design EFFIX, l’innovativa malta per il design ad altissime prestazioni in grado di unire la durabilità di un materiale cementizio alla lavorabilità di un materiale plastico. Il nome dell’opera – Minamora – nasce da uno scherzoso gioco di parole tra “M’innamoro” e il termine giapponese “Minamo” che significa “superficie d’acqua”. Così come sottolinea lo studio EMBT “si è proprio pensato ad un’alternanza di vuoti per dare alle persone che si siedono su queste panche la sensazione di essere circondate da superfici di acqua”.

La particolare forma delle sedute Minamora offre, tra l’altro, la possibilità di sedersi uno di fronte all’altro. Un gesto che richiama il mangiare insieme, in un contesto, l’Expo, dedicato al “nutrire il pianeta” inteso anche come momento di condivisione, di festa, di comunità. Quale migliore auspicio per una seduta posizionata all’interno del Campus di Lecco che fa dell’apertura e del dialogo tra spazi, studenti e cittadinanza la sua filosofia?

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