L'ospedale pediatrico di Port Sudan, Tamassociati per Emergency | Architetto.info

L’ospedale pediatrico di Port Sudan, Tamassociati per Emergency

wpid-25356_portsudanhallmassimogrimaldi.jpg
image_pdf

L’ospedale pediatrico di Port Sudan, completato nel 2012 per conto dell’associazione umanitaria Emergency, è un progetto realizzato dallo studio veneziano di architettura Tamassociati (Massimo Lepore, Raul Pantaleo, Simone Sfriso con Laura Candelpergher e Enrico Vianello), freschi vincitori del premio Architetto dell’anno 2014 indetto dal Cnappc.

Recente primo premio della sezione Building dello Zumtobel Architectual Award 2014 (ma in passato anche medaglia Giancarlo Ius all’interno del Premio di Architettura Barbara Cappochin), questo piccolo ospedale, 800 mq coperti dedicati alla ben specifica funzione di curare gratuitamente i bambini, è uno degli esempi di come la scarsità, di materiali, manodopera qualificata, soldi e tecnologie raffinate o all’avanguardia, non implichi necessariamente il togliere qualcosa o il privare di qualcosa un progetto.

Costruito su un lotto di 3.300 mq donato dalla municipalità e localizzato alla periferia di Port Sudan, città marittima del Sudan che si affaccia sul Mar Rosso interessata negli anni recenti da un boom demografico di grandi proporzioni, è stato realizzato impegnando la cifra di 1,2 milioni di euro raccolti dalla ong Emergency, per cui lo studio non è la prima volta che lavora (hanno già collaborato per il pluripremiato centro di cardiochirurgia pediatrica Salam nella capitale sudanese Khartoum, Aga Khan Award for Architecture nel 2013).

Richiamando a livello tipologico l’impostazione delle case arabe, la costruzione mitiga la sua funzione sviluppandosi all’interno di un compatto e raccolto fabbricato di un solo piano fuori terra dotato di ampie aree esterne su cui si aprono i locali, che nelle intenzioni sono a disposizione per attività all’aperto.

© Massimo Grimaldi, Emergency

Una sala di attesa che prende la forma di lungo corridoio coperto superiormente ma parzialmente aperto ai lati introduce all’interno di una struttura che dispone di tre ambulatori, un reparto di degenza con 14 posti letto, una corsia di terapia sub-intensiva con 4 posti letto, una farmacia, spazi per gli esami diagnostici e spazi di servizio. Oltre che locali in cui la ong realizza un programma di formazione teorica e pratica per il personale locale e igienico-sanitaria per i piccoli pazienti e le loro famiglie.

© Tamassociati

Stuoie, legno, lamiere, mattoni intonacati di produzione locale e semplici sistemi costruttivi sono tutto quello di cui la struttura di questo centro pediatrico fa utilizzo, messo in opera da manodopera locale sotto la direzione dello studio veneziano. Le murature, realizzate con laterizi delle fornaci di Nyala, sono infatti portanti di grande spessore e con intercapedine ventilata, mentre i soffitti sono chiusi da voltine ribassate, sempre in laterizio, impostate secondo il sistema locale jagharsch coperto da una finitura in lamiera che permette anche la creazione di un’intercapedine ventilata.

Caratteristica di moltissimi riusciti interventi realizzati in contesti difficili, una progettazione particolarmente attenta ha permesso di sopperire, quando necessario, alla mancanza di fondi e tecnologie avanzate che, oltre a impegnare a livello economico, avrebbero richiesto manutenzione costante.

Una studiata distribuzione degli ambienti rende funzionale l’utilizzo quotidiano di un ospedale che deve prestare molta attenzione soprattutto agli aspetti ambientali e igienici in un contesto sottoposto a temperature che superano i 40-50° per lunghi periodi l’anno. E lo fa senza ricorrere a costosi e poco praticabili sistemi di trattamento dell’aria prima di tutto attraverso la massa dei muri perimetrali, limitando il numero e le dimensioni delle aperture e adottando sistemi di schermature fatti di legno e bambù intrecciati.

Un particolare sistema di ventilazione naturale assistita consente di raffrescare e ventilare l’interno di un edificio dalla funzione delicata tramite i due grandi camini d’ispirazione iraniana posti sul tetto. L’aria in ingresso viene pulita e raffrescata meccanicamente attraverso il passaggio, sotterraneo, all’interno di un raffrescatore adiabatico per poi essere distribuita negli ambienti ed espulsa dai camini più piccoli.

© Tamassociati



L’autore


Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino e Giulietta Fassino.

Copyright © - Riproduzione riservata
L’ospedale pediatrico di Port Sudan, Tamassociati per Emergency Architetto.info