L’Ufficio 3.0 nella nuova Fondazione Agnelli di Torino di Carlo Ratti Associati | Architetto.info

L’Ufficio 3.0 nella nuova Fondazione Agnelli di Torino di Carlo Ratti Associati

Il progetto rivede la storica sede della Fondazione affiancando alle attività sui temi dell’educazione e della formazione 3.000 mq di coworking gestiti da Talent Garden. IoT e un Building Management System avanzato permettono di controllare l’edificio e personalizzare le sue aree

© Beppe Giardino
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La Fondazione Agnelli di Torino dall’inizio dell’estate occupa una sede completamente rinnovata: lo studio Carlo Ratti Associati ha infatti completato un progetto di trasformazione che ha completamente rivisto l’edificio di via Giacosa 38, che ospita le sue attività fin dagli anni sessanta.

Fra le più importanti istituzioni cittadine, Fondazione Agnelli è attiva dal 1966 nella ricerca nel campo delle scienze umane e sociali, concentrandosi dal 2008 sui temi dell’educazione e della formazione a tutti i livelli (scolastico, universitario e lifelong learning) sui quali pubblica periodici rapporti e organizza convegni tematici. Nei tempi più recenti si è anche fatta promotrice del doppio concorso di progettazione per scuole innovative “Torino fa scuola”, bandito insieme a Compagnia di San Paolo e concluso prima dell’estate.

Occupa un edificio che, all’angolo con corso Massimo d’Azeglio, è il felice risultato di un innesto non unico nel quartiere San Salvario che ha visto l’elegante palazzina con giardino risalente alla fine dell’Ottocento che fu residenza di Giovanni Agnelli (fondatore di una Fiat nata non lontano nel 1899) completata dall’ampliamento progettato negli anni sessanta da Amedeo Albertini, architetto legato sia all’azienda che alla famiglia Agnelli che gli commissionarono anche il Museo dell’Automobile, rivisto nel 2011 da Cino Zucchi, e della sede degli uffici SAI.

Il progetto di Carlo Ratti Associati, il primo di peso dopo le modifiche apportate da Gabetti & Isola negli anni ottanta, agisce su molteplici livelli, che mettono insieme restauro e strutture, rifunzionalizzazione di interni ed esterni (l’impostazione del nuovo giardino come estensione degli spazi interni ha visto la collaborazione del paesaggista francese Louis Benech) e inserimento di tecnologie digitali avanzate a supporto delle attività e delle persone, che rappresentano uno dei principali ambiti di sperimentazione e ricerca nei progetti elaborati dallo studio avviato dal direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston.

La riqualificazione risponde innanzitutto alle esigenze di spazi rinnovati per gli uffici della Fondazione, che sono collocati nella parte storica del complesso, e all’insediamento della nuova funzione di coworking, che ha creato 3.000 mq di uffici e postazioni completi di sale riunioni e servizi, per 350 professionisti gestiti da Talent Garden.

Dal punto di vista architettonico, il progetto di Carlo Ratti Associati interviene sull’esistente rivedendo in modo conservativo le parti storiche della villa, dagli infissi alle pavimentazioni, e riorganizza i più flessibili interni dell’innesto di Albertini ricorrendo a divisori vetrati, colori neutri e luminosi (che premettono di massimizzare la luce naturale in una situazione di orientamento non ottimale) e lasciando il più possibile a vista la struttura originaria, in travi e pilastri in cemento armato.

I nuovi percorsi connettono fluidamente le aree e le funzioni all’interno dei 6.500 mq complessivi della Fondazione, ma anche il vecchio con il nuovo, che condividono uno dei quattro blocchi scala, il più aulico, del complesso. Nei tre e quattro livelli fuori terra del nuovo, integrati da tre livelli sotterranei, lunghi corridoi distribuiscono uffici e aree riunioni, di servizio e comuni, un’area relax al secondo piano che si apre sul piano sottostante attraverso le maglie di una grande rete elastica e, al piano terra, l’ingresso con il desk di accettazione e un bar. Gli spostamenti interni sono accompagnati da opere d’arte come “La congiuntura del tempo” di Olafur Eliasson, che domina la scala ottocentesca strategicamente illuminata dall’alto da un nuovo lucernario aperto sulla copertura.

L’aggiunta di un volume vetrato a servizio del bar che sporge dal fronte principale accanto all’ingresso, sul fronte nord, crea una nuova connessione con il quartiere.

La principale innovazione che il progetto apporta all’edificio non risiede tuttavia nell’architettura. Lo spazio fisico è infatti integrato con tecnologie digitali che permettono una gestione intelligente degli spazi. La versione di Carlo Ratti Associati dell’Ufficio 3.0 vuole infatti superare “i limiti dell’ufficio pre-Internet e l’isolamento del lavoro seguìto tutto in remoto” e si realizza integrando lo spazio fisico con tecnologie digitali attraverso l’internet delle cose (IoT) e un sistema avanzato di Building Management System (BMS) che, sviluppato con Siemens Italia, permette di controllare l’edificio e personalizzare le singole aree di lavoro attraverso un’app per smartphone (di cui è disponibile la versione beta e che permette anche di prenotare gli spazi comuni) e sensori digitali dislocati nell’edificio che rilevano parametri come la presenza e la posizione delle persone, la temperatura e le percentuali di anidride carbonica.

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