Mario Botta: il suo 'fiore' per l'Universita' di Padova | Architetto.info

Mario Botta: il suo ‘fiore’ per l’Universita’ di Padova

Il mattone, inconfondibile cifra stilistica di Mario Botta, e' il segno di riconoscimento della Facoltà di Biologia e Biomedicina dell'Universita' di Padova

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Il rapporto tra Università di Padova e capoluogo patavino, ormai radicato nei secoli, si rinnova attraverso un altro segno architettonico tangibile a servizio della didattica, firmato dall’architetto ticinese Mario Botta (LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA). 

Nella zona della Stanga, a est del centro lungo la direttrice per Venezia e in prossimità dei 50.000 mq del Parco Europa, dall’anno accademico 2014-2015 è operativo il nuovo campus biomedico, nell’area un tempo occupata dalle officine Rizzato.

Voluto dall’allora rettore Vincenzo Milanesi nel 2007, il complesso della Facoltà di Biologia e Biomedicina ospita docenti, personale amministrativo e circa 3.000 studenti dei 14 corsi di studio afferenti alle lauree specialistiche di Medicina e Biologia. Rafforzando in un quadrante strategico semicentrale la natura di campus diffuso caratteristica dell’Università, la cittadella firmata dallo studio ticinese di Mario Botta non è che uno dei tasselli d’autore della politica edilizia portata avanti dall’Ateneo nel corso del Novecento: basti pensare al palazzo del Liviano progettato da Gio Ponti negli anni trenta, alla Facoltà di Psicologia 2di Gino Valle (1995) e all’ampliamento dell’Orto botanicodi recente inaugurato, in attesa della ristrutturazione dell’ex complesso geriatrico Beato Pellegrino da destinare a nuovo polo umanistico, il cui cantiere è ai nastri di partenza su progetto di Paolo Portoghesi.

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Il “fiore di Botta” – come è stato ribattezzato l’edificio -, nell’articolazione e nella massività dei volumi reca l’inconfondibile cifra linguistica dell’architetto ticinese, seppur in bilico tra maniera e ricerca di espressività. Alto 18,5 m, il complesso – con strutture portanti in calcestruzzo armato – si presenta planimetricamente come un ventaglio che racchiude 18 aule didattiche (1.670 posti totali), 25 laboratori per esercitazioni (730 posti) e 2 aule informatiche (96 posti): gli spazi sono dislocati su 5 piani fuori terra, cui si aggiunge un interrato con 2 aule studio (200 posti totali) e un parcheggio da 100 posti auto.

Foto: Enrico Cano

Foto: Enrico Cano

Di grande chiarezza l’impianto distributivo: affacciato su un vuoto semi-cilindrico centrale a tutt’altezza chiuso in copertura da un lucernario, un ballatoio continuo serve a ogni piano i corpi scale, i servizi e i vari ambienti disposti a raggiera verso il Parco Europa (aule ai livelli bassi e laboratori a quelli alti, che tuttavia presentano lo stesso disegno delle aperture sui fronti).

Piano terra

Piano tipo

La severa monumentalità dell’esterno – la cui articolazione volumetrica è ricondotta a unità attraverso il trattamento della superficie muraria (vedi box) si stempera negli interni, le cui finiture e soluzioni d’arredo non rivelano il medesimo pathos, sebbene siano da segnalare gli apparati tecnologici di supporto alla didattica: 1.400 audiovisivicomandati da un sistema di building automation integrato con le infrastrutture tecnologiche. Quasi completa l’autosufficienza energetica, assicurata da un impianto fotovoltaico in copertura.

Facciata





450.000 laterizi facciavista per il rivestimento

Come in altre opere di Botta, carattere distintivo ed elemento unificante dell’intervento è il paramento murario di rivestimento delle strutture portanti e di tamponamento. Si aggira intorno alla considerevole cifra di 450.000 unità il numero di laterizi utilizzati tramattoni, listelli, listelli angolari e pezzi speciali. Forniti dall’azienda SanMarco Terreal Italia, sono stati scelti i mattoni della Linea facciavista “Classico”: laterizi basati sulla tecnologia a pasta molle non estrusa che risultano particolarmente adatti all’uso per la resistenza agli agenti atmosferici e alle inclusioni calcaree, garantendo durabilità senza necessitare di trattamenti superficiali. 

Dettaglio muratura

Dunque un mattone erede della tradizione, prodotto a stampo nelle dimensioni standard (12x25x5,5 cm), con colorazione rosso naturale ottenuta miscelando argille di pregio (“Rosso classico”) senza aggiunta di coloranti o additivi, e dalla finitura tradizionale sabbiata. La posa è avvenuta a “regola d’arte”, utilizzando una malta pigmentata dello stesso tono cromatico dei mattoni, a base di calce idraulica, le cui caratteristiche (modulo elastico, coefficiente di dilatazione, basso contenuto di sali solubili che causano efflorescenze in superficie) la rendono idonea all’allettamento di prodotti simili. La particolare colorazione dei mattoni è frutto della collaborazione tra Botta e i tecnici di laboratorio dell’azienda, da sempre attenta a coniugare know how consolidati e ricerca sperimentale. D’altronde, non è il primo casoin cui l’architetto ticinese si avvale del supporto di SanMarco Terreal Italia per le sue opere: i precedenti riguardano le forniture della medesima tipologia di prodotto per i paramenti murari della Galleria Marconi a Vimercate (Milano, 2001), della chiesa di Santa Maria Nuova a Terranuova Bracciolini (Arezzo, 2010), di un edificio polifunzionale a Gallarate (Varese, 2010) e, soprattutto, della Cittadella delle istituzioni nell’ex area Ceramiche Appiani a Treviso (2010).

Scheda del progetto

Facoltà di Biologia e Biomedicina dell’Università di Padova

Ubicazione: via del Pescarotto 8, Padova

Cronologia: progetto 2007, realizzazione 2009-2014

Committente: Università di Padova

Impresa: Fiore Scarl (ATI costituita da Società Veneta Edil Costruzioni e CLEA)

Strutture: Studio Frigo, Cittadella (PD); Studio di ingegneria Giuseppe Tranchida, Padova

Impianti: Manens-Tifs, Padova

Area terreno: 8.800 mq

Superficie utile: 8.161.5 mq fuori terra

Volume: 27.899 mq fuori terra (34.115 mc compreso il piano interrato)

L’autore


Luca Gibello

Si laurea presso la Facoltà di Architettura di Torino nel 1996 e consegue nel 2001 il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Luca Gibello svolge attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia ed è stato docente presso il Politecnico di Torino di Storia dell’architettura contemporanea e Storia della critica e della letteratura architettonica. Dal 2004 è caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”, mentre da settembre è titolare del corso di Architettura dei rifugi alpini presso la facoltà di Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento. Autore e co-autore di libri e saggi, ha svolto il coordinamento scientifico-redazionale del Dizionario dell’architettura del XX secolo (a cura di Carlo Olmo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2003). Nel 2011 pubblica il libro Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi, primo studio sistematico sul tema e dal 2012 è presidente della neocostituita associazione Cantieri d’alta quota.

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