Mario Cucinella per il nuovo polo chirurgico e delle urgenze del San Raffaele | Architetto.info

Mario Cucinella per il nuovo polo chirurgico e delle urgenze del San Raffaele

Primo tassello di un nuovo corso per il polo ospedaliero, accoglierà sale operatorie e l’area per le emergenze all’interno di 10 livelli chiusi da un trasparente involucro rivestito di lamelle frangisole di ceramica

© Engram Studio per MCA
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Sul finire del 2016 è stato presentato il progetto del nuovo polo chirurgico e delle urgenze che verrà realizzato per l’ospedale San Raffaele da Mario Cucinella. Il nuovo edificio è stato elaborato dal gruppo vincitore di un concorso di progettazione bandito nel 2015 dal Gruppo ospedaliero San Donato, attuale proprietario del nosocomio localizzato nell’area nord ovest di Milano, tra i comuni di Segrate e Cologno Monzese.

Collocato lungo via Olgettina Milano, in linea con uno degli ingressi del polo ospedaliero, il progetto del nuovo polo chirurgico e delle urgenze è sostenuto dai numeri registrati nel 2015 (35.000 interventi chirurgici, i quasi 45.000 ricoveri e gli oltre 66.600 accessi al pronto soccorso), dalla possibilità di potere spendere i circa 60 milioni di euro previsti per la sua costruzione e da prospettive di ulteriore espansione sicuramente consolidate da importanti appoggi dell’establishment meneghino.

Il nuovo polo è un edificio che si sviluppa per otto piani fuori terra e due interrati, impostato al di sopra di una piastra di servizio e collocato all’interno di un’area densa e formalmente disomogenea, alla quale si collega attraverso un ponte multilivello che passa al di sopra di via Olgettina Milano.

Inserimento del polo © Engram Studio per MCA

Inserimento del polo © Engram Studio per MCA

Il consueto approccio bioclimatico ed estremamente attento alla gestione degli aspetti ambientali di Cucinella informa anche questo intervento, che cerca di sfruttare al massimo la superficie a disposizione, scegliendo lo sviluppo in altezza, l’irraggiamento, attraverso l’orientamento dell’edificio e la concavità delle quattro facciate, e la luce naturale, che viene portata al suo interno attraverso un involucro chiaro, leggero e trasparente e una corte che, realizzata al centro del volume, attraversa tutti i suoi livelli a partire dalla base interrata. Mentre all’esterno è previsto l’utilizzo di vernici dalle proprietà fotocatalitiche arricchite di biossido di titanio, l’involucro ha doppia valenza, estetica e funzionale: è infatti caratterizzato da una successione di alte lamelle bianche frangisole di ceramica che si infittiscono sulle facciate più esposte.

All’interno, le funzioni, diverse e fra loro connesse, sono distribuite in modo da collocare nel blocco di base parzialmente ipogeo i servizi e le aree destinate alla gestione delle urgenze, vicine e comunicanti tra loro: la terapia intensiva e un blocco chirurgico con 20 sale operatorie nel primo piano interrato e al di sopra di un secondo interrato con aree tecniche per la sterilizzazione di strumentazioni e macchinari e magazzini, e il pronto soccorso al piano terra. I vari reparti di degenza, per un totale di 300 posti letto, e gli ambulatori aperti al pubblico occupano invece i sette piani della struttura in elevazione.

© Studio per MCA

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Il nuovo polo chirurgico e delle urgenze di Mario Cucinella è, in ordine temporale, l’ultimo tassello nella storia di un’istituzione relativamente recente ma importante per la città, storia dai molti chiaroscuri legati alla figura del suo fondatore, don Luigi Verzé, e alla sua gestione piuttosto che spesso ha riempito le pagine delle cronache locali e nazionali. Il primo nucleo dell’ospedale, voluto dall’arcivescovo di Milano, viene ufficialmente inaugurato nel 1971 e conferito alla Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, che ne ha costruito la storia fino al 2011, quando, dopo la bancarotta e la scomparsa di Verzé, viene avviato il nuovo corso con il passaggio al Gruppo ospedaliero San Donato e il suo piano di risanamento. Da allora, i progetti di espansione e allargamento del nosocomio sono stati molti, funzionali alla realizzazione di un progetto ambizioso che in quattro decenni ha costruito un polo totalmente autosufficiente che ha affiancato a luoghi per la cura accreditati nel 1999 dal Ministero della Salute come IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico), aree per la ricerca e anche un ateneo privato, l’Università Vita-Salute San Raffaele.

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