Messner Mountain Museum Corones di Zaha Hadid: Bim e statica | Architetto.info

Messner Mountain Museum Corones di Zaha Hadid: Bim e statica

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Il progetto del Messner Mountain Museum Corones ai margini dell’altopiano del Plan de Corones è molto di più di un’icona architettonica disegnata dall’architetto Zaha Hadid che fa da contenitore al sesto museo del famoso alpinista Reinhold Messner. Quali sono le sue peculiarità legate alla statica e come è stato utilizzato il Bim?

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L’edificio dedicato alla roccia, nella quale si inserisce, è anche il risultato di una collaborazione proattiva tra i progettisti e lo studio Hadid, facilitata dai nuovi programmi di progettazione 3D: per i calcoli e le prove Frilo, per la realizzazione di casseforme ed armatura Allplan Ingenierbau della casa Nemetschek.

I software 3D di architettura di ultima generazione: Building Information Modeling (Bim) permettono, nell’industria delle costruzioni, ai progettisti di comunicare, cooperare, simulare un progetto per ottenere la massima cooperazione. In questo modo le competenze e le esigenze dei vari team di progettisti – dagli architetti, agli ingegneri strutturisti, agli impiantisti – trovano un’unica piattaforma di lavoro. La condivisione dei saperi consente di percorrere trasversalmente le relazioni di spazio-forma-funzione.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Inoltre, come ben spiegato in un’intervista da Cornelius Schlotthauer, Senior Associate di Zaha Hadid Architects e direttore di progetto del MMM Corones, l’uso del BIM ha permesso di creare forme assai complesse, costruite in 3D al computer e che sono state successivamente “ricavate” da giganteschi blocchi di polistirolo che hanno avuto la funzione di casseforme per il calcestruzzo, modellate grazie all’impiego di una fresa robotizzata CNC. In questi stampi rivestite con fibra di vetro, per non far attaccare il cemento, con un procedimento multistrato, vengono “gettati” alternativamente il cemento, strati fibra di carbonio e reti di alluminio, così che al termine ne risultano elementi o pannelli che uniscono all’altissima stabilità costruttiva e alle dimensioni fuori norma anche forme materiali estremamente snelle.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Markus Pescollderungg dello studio di ingegneria iPM di Brunico, incaricato della direzione dei lavori del MMMCorones, ci ha spiegato in un’intervista alcuni dettagli dell’effettiva realizzazione dell’opera, partendo proprio dal modello 3D del museo, diviso nelle sue due anime ovvero struttura ed involucro, quale base per tutte le fasi di elaborazione ed adeguamento.

Grazie all’apporto tecnologico del Bim la geometria complessa dell’architettura poteva essere ripresa e sviluppata, in un continuo scambio di idee tra ingegneri ed architetti, settimanalmente con incontri nel cantiere ma anche via Skype o mail. Così sono stati studiati interventi migliorativi volti a garantire la fattibilità architettonica e statica che riguardavano solamente aspetti strutturali, ma anche alcuni cambiamenti alle idee progettuali originali, correzioni che partono dai calcoli statici.

In fase di progettazione strutturale si è dovuto tener conto dei notevoli carichi che la struttura avrebbe dovuto sopportare: sia i circa 6 metri di terreno di riporto sulla copertura, sia il carico neve della vetta di una montagna. L’Ing. Pescollderungg ci ha raccontato che ha dovuto incrementare e allungare alcune sezioni degli elementi portanti interni, con conseguente adeguamento dell’armatura. Stesso discorso anche per la struttura di copertura che è stata aumentata di spessore, ed in alcuni casi è stata ridotta la luce.

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© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Tutto ciò ovviamente nel pieno rispetto delle linee guide della committenza Skirama Kronplatz – Plan de Corones per un’ottimizzazione del risultato finale – ovvero resistenza al carico ottimale con il massimo di resa delle sezioni in calcestruzzo e dell’armatura resistente. Questo per un contenimento delle spese perché non bisogna mai dimenticare il contesto del MMMCorones a 2275 s.l.m. È la natura, impervia e inclemente, che detta le regole di cantiere, qui le betoniere con il calcestruzzo da gettare in loco ci mettono circa 2 ore per arrivare dallo stabilimento al cantiere sulla cima del Plan de Corones. La riduzione dei materiali di costruzioni migliora quindi sia la sostenibilità economica che ambientale dell’opera.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Come vede quindi il suo compito Markus Pescollderungg, ingegnere e direttore dei lavori? La sua risposta è chiara: “L’architettura non si può permettere di eliminare del tutto le leggi fisiche… noi come ingegneri cerchiamo di rendere possibile e di realizzare il concetto architettonico, dobbiamo mettere però anche dei limiti”.

Lo studio iPM ha realizzato già molti lavori importanti, di grandi dimensioni ed impatto, ma il progetto del Messner Mountain Museum Corones dove le eccellenze locali convergono con quelle mondiali, è qualcosa di speciale, una sfida ma soprattutto un arricchimento professionale. Lo studio iPM ha affinato ed ulteriormente sviluppato il proprio know-how nell’uso del BIM: nuovi metodi della progettazione che hanno portato a nuove soluzioni.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

L’analogia tra la Formula1 e il cantiere del MMMCorones in alta montagna, citata da Matthias Prugger, presidente del consorzio Kronplatz – Plan de Corones, calza alla perfezione: nel cantiere come sul circuito ci vogliono persone preparate, tecnologie al top, creatività, coraggio, convinzione e classe. E iPM, come le altre ditte coinvolte nella costruzione del museo, ha pienamente soddisfatto le richiese di committenza e progettisti per un’architettura ai vertici – non solamente per la sua posizione geografica!

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L’autore


Christiane Burklein

Blogger, dal 2011 parte dello staff di Floornature.com. Qui cura la sezione Livegreenblog, ovvero tutto ciò che e? legato alla sostenibilità sociale e ambientale, al landscaping e all’urbanistica. Networker per vocazione e amante dei social media, con ventennale esperienza quale consulente linguistica per studi di architettura ed ingegneria in Italia e all’estero.

Ha collaborato al volume “Architecture on the Web. A Critical Approach to Communication” di Paolo Schianchi.

L’autore


Francesco Brossa

Ingegnere laureato al Politecnico di Torino in Ingegneria Civile sez. Edile. Specializzato in opere strutturali in cemento armato e acciaio e progettazione in zona sismica, sia per edilizia residenziale che industriale. Ha esercitalo la libera professione dal 1992 ed ha collaborato con diversi studi di ingegneria in Italia e Svizzera. Ha inoltre lavorato come progettista esterno per la realizzazione chiavi-in-mano di Stazioni di Tele-Radio-Comunicazione.

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