Messner Mountain Museum Corones di Zaha Hadid: gli impianti | Architetto.info

Messner Mountain Museum Corones di Zaha Hadid: gli impianti

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© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Nelle scorse settimane abbiamo iniziato ad analizzare nel dettaglio il progetto del Messner Mountain Museum Corones, la struttura in alta quota disegnata da Zaha Hadid. Stringiamo l’attenzione adesso sugli impianti, dopo aver descritto gli elementi essenziali della progettazione, le scelte legate al Bim e alla statica e l’uso innovativo del cemento armato.  

Il consorzio degli impianti di Skirama Kronplatz – Plan de Corones, la realtà dietro al progetto Messner Mountain Museum Corones a 2.275 m slm, ha voluto non solo creare un’icona dell’architettura contemporanea ma anche un edificio che rispondesse ai criteri della sostenibilità.

Durante la nostra visita a Brunico e al Plan de Corones, abbiamo parlato con la ditta Jud&Partner, che ha progettato tutta la parte dell’impiantistica. Grazie alle soluzioni proposte ed adottate dai professionisti il Messner Mountain Museum Corones si è aggiudicato la certificazione CasaClima A+ da parte dell’agenzia Casa Clima di Bolzano: un risultato davvero unico per un’architettura di quelle dimensioni e in quella posizione.

Helmut Plankensteiner di Jud&Partner ha risposto alle nostre domande, spiegando le soluzioni tecniche e progettuali che hanno permesso di garantire il funzionamento del museo in alta montagna con un fabbisogno energetico per il riscaldamento sotto i 30 kWh/m²a.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

La ditta Jud&Partner di Valdaora lavora da oltre vent’anni nel settore dell’energy consulting e ha all’attivo numerosi progetti, prevalentemente in Alto Adige, dove il concetto di sostenibilità viene vissuto quotidianamente. Quest’esperienza si ripercuote anche sul progetto del Messner Mountain Museum Corones sul Plan de Corones.

Helmut Plankensteiner ci ha raccontato della grande sfida per una ditta locale, al confronto con un progetto di Zaha Hadid, non tanto per le sue dimensioni architettoniche ma per via del richiamo quale icona dell’architettura mondiale. Ed è proprio il know-how locale, la profonda conoscenza della montagna e delle sue peculiarità, che ha permesso il raggiungimento di una certificazione ambientale molto ambita come CasaClima in classe A+.

Incontri settimanali tra i progettisti e le maestranze locali hanno portato al continuo sviluppo dell’architettura, in risposta alle condizioni climatiche dettate dalla posizione ipogea ad alta quota, per poter trovare le soluzioni ottimali sia per l’involucro dell’edificio che per la realizzazione dell’impiantistica all’interno.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

La prima problematica da risolvere era la fonte energetica per riscaldare e climatizzare il museo. Da tenere in considerazione le questioni logistiche, così come l’estetica dell’edificio, che non doveva essere intaccata.

Alla fine di attente valutazioni da parte Jud&Partner si è optato insieme ai progettisti per l’energia elettrica. Questa in Alto Adige viene prodotta esclusivamente con fonti rinnovabili, cioè con centrali idroelettriche. La corrente qui è una fonte energetica con alto rendimento, ad un prezzo ragionevole, prodotto in maniera rigenerativa: una soluzione che combina ecologia ed economia per una sostenibilità effettiva del progetto.

Inoltre la scelta dell’energia elettrica corrispondeva dal lato progettuale all’estetica ultramoderna del museo stesso in quanto di facile installazione e senza problemi di trasporto perché la montagna era già elettrificata.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Le foto fatte nel cantiere lasciano ancora intravedere le varie parti dell’impiantistica che ad opera ultimata non si vedranno più, proprio per non limitare l’esperienza del visitatore. Tecnica allo stato dell’arte attuale si combina quindi con le forme fluide del museo disegnato da Zaha Hadid.

L’impianto di riscaldamento a bassa temperatura, che lavora con una temperatura primaria di soli 45°C, è ben nascosto in vani tecnici dedicati, i canali passano nell’intercapedine tra solaio e pannellatura, tutte le cassette di derivazioni, ogni dettaglio tecnico è stato collocato in modo tale da non intaccare l’impatto visivo dell’architettura. La ventilazione funziona con recupero del calore sull’aria in circolo, ad ulteriore risparmio energetico.

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

© Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

L’altra grande sfida per Jud&Partner era la coibentazione termica e l’impermeabilizzazione del Messner Mountain Museum Corones. Mentre da un lato l’esecuzione ipogea favorisce il mantenimento di una temperatura costante all’interno, dall’altro richiede particolare attenzione per la realizzazione dell’involucro stesso. Un compito che hanno affrontato però con serenità, adattando soluzioni standard alle richieste specifiche del cantiere: l’isolamento di muri con inclinazioni diverse non era certo semplice, ma fattibile, grazie all’impegno e la bravura della manovalanza locale.

L’involucro, di uno spessore tra i 18 e 24 cm, ricopre tutte le superficie esterne ed è formato da tre strati: quello più interno di bitume, poi quello isolante, ed infine la guaina bugnata che funge da drenante per le acque e da protezione meccanica per lo strato di coibentazione dell’edificio.

Come dice Helmut Plankensteiner, il Messner Mountain Museum Corones grazie alla sua attenzione verso l’ambiente, diventa emblematica per una regione dove è nata la prima certificazione ambientale italiana con CasaClima.

L’architettura di Zaha Hadid assume quindi valore di progetto pilota, per le aziende coinvolte che possono approfittare delle esperienze fatte sul campo, e per futuri progetti: la sostenibilità non è solo un plusvalore per le abitazioni private in condizioni normali ovvero la classica casetta in legno, ma anche per l’architettura con la “A” maiuscola, in cemento armato a vista, in condizioni estreme come l’alta montagna.

Credits: Messner Mountain Museum Corones

Committente: Skirama Kronplatz

Statica e coordinamento ingegneristico: iPM

Costruzione (struttura, copertura e calcestruzzo a vista): Kargruber-Stoll

Impiantistica e consulenza energetica: Jud&Partner

Immagini: Courtesy of Kargruber-Stoll

Fotografie del cantiere: © Wolters Kluwer Italia / Gianluca Giordano

Apertura: Estate 2015

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L’autore


Francesco Brossa

Ingegnere laureato al Politecnico di Torino in Ingegneria Civile sez. Edile. Specializzato in opere strutturali in cemento armato e acciaio e progettazione in zona sismica, sia per edilizia residenziale che industriale. Ha esercitalo la libera professione dal 1992 ed ha collaborato con diversi studi di ingegneria in Italia e Svizzera. Ha inoltre lavorato come progettista esterno per la realizzazione chiavi-in-mano di Stazioni di Tele-Radio-Comunicazione.

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Christiane Burklein

Blogger, dal 2011 parte dello staff di Floornature.com. Qui cura la sezione Livegreenblog, ovvero tutto ciò che e’ legato alla sostenibilità sociale e ambientale, al landscaping e all’urbanistica. Networker per vocazione e amante dei social media, con ventennale esperienza quale consulente linguistica per studi di architettura ed ingegneria in Italia e all’estero.

Ha collaborato al volume “Architecture on the Web. A Critical Approach to Communication” di Paolo Schianchi.

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