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Mies van der Rohe Award 2015, i finalisti: Ravensburg Art Museum

Il Ravensburg Art Museum, finalista al Mies van der Rohe Award 2015, e' anche il primo museo ad avere ottenuto la certificazione Passiv Haus

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© Roland Halbe

 

Finalista all’edizione 2015 del premio Mies van der Rohe, che ogni due anni riconosce il migliore progetto di architettura realizzato in Europa, il Ravensburg Art Museum è stato completato nel 2013 su progetto dello studio di Stoccarda Lederer Ragnarsdóttir Oei nella piccola città del Baden-Württemberg, verso il confine con la Svizzera.

Insieme alla Cantina Antinori a San Casciano Val di Pesa di Archea (unico progetto italiano), alla polacca Filarmonica di Stettino di Barozzi Veiga, al Danish National Maritime Museum di Helsingør di Big e al Saw See Hock Student Centre della London School of Economics di O’Donnell + Tuomey Architects, è uno dei finalisti per un podio che verrà annunciato l’8 maggio a Barcellona all’interno del padiglione Mies van der Rohe, sede dell’omonima fondazione.

Già pluripremiato (nel solo 2014 è stato tra i premi Passiv Haus ed è ha vinto nella categoria Public use dei Wienerberger Brick Award) e pluripubblicato, è frutto della vittoria di un concorso aggiudicato nel 2009. Proponendo un approccio di integrazione con il contesto cittadino circostante, si inserisce nel tessuto urbano consolidato (ai margini del centro storico) come un volume compatto di dimensioni contenute sviluppato in altezza per tre piani fuori terra e uno interrato, realizzando una superficie di 1.900 mq e un volume di 8.300 mc. Sorretto da un sistema portante misto di setti di cemento armato e tamponamenti in materiale laterizio, distribuisce gli ambienti di servizio, insieme all’ingresso, nei due piani inferiori e dedica all’esposizione della collezione Peter e Gudrun Selinka tre sale espositive rettangolari e neutre.

 

 

© Roland Halbe

 

L’uso estensivo del mattone a vista come rivestimento delle pareti esterne è una delle cifre stilistiche che connota maggiormente sia l’esterno di questo edificio, dove è affiancato da inserti in rame, che il lavoro progettuale di Lederer Ragnarsdóttir Oei. E a Ravensburg assume una doppia valenza, espressiva e di sostenibilità: insieme alla compattezza del volume, le superfici esterne continue e quasi totalmente chiuse conferiscono infatti una forte matericità a un edificio che diventa più sostenibile perché i mattoni utilizzati provengono, recuperati e riciclati, dalla demolizione di un monastero che sorgeva in prossimità del confine con il Belgio. E ancora il mattone è il materiale costitutivo del secondo elemento più caratteristico del Museo, il sistema di volte sfalsate che superiormente chiudono tutto il volume e il cui intradotto è ben visibile all’ultimo piano.

 

© Roland Halbe

 

 

 

 

 

L’attenzione alla gestione dell’energia è stata uno dei punti fondamentali di tutto il progetto, rendendolo il Ravensburg Art Museum il primo edificio museale a ottenere la certificazione Passivhaus.

 

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Il Museo è chiuso da un involucro ad alte prestazioni dove i ponti termici sono stati minimizzati (anche grazie alla ridotta presenza di metallo), e uno strato continuo di materiale isolante di spessori compresi tra i 24 ei 30 cm è stato inserito tra gli elementi portanti verticali e la finitura esterna e sull’estradosso delle volte del tetto al di sotto dello strato di finitura.

La corretta conservazione delle opere d’arte richiede ambienti in cui la temperatura abbia un valore costante di 20° C con un’umidità del 50% (con tolleranza di +/- 5%). Le condizioni dell’interno, dove la luce artificiale illumina tutto il giorno spazi su cui si aprono poche finestre, sono quindi mantenute costanti da un sistema di ventilazione ad aria, con recupero di calore e umidità, alimentato da una pompa di calore geotermica ad assorbimento a gas che d’inverno produce calore e d’estate raffresca. La distribuzione dell’aria avviene, ad eccezione dell’ultimo piano, a soffitto, attraverso i condotti nascosti dal controsoffitto, e a pavimento, dove sistemi Tabs (Thermo-Active Building System) sono integrati dentro solai di cemento armato come ormai da standard nelle costruzioni dell’Europa centrale.

 

 

 

 

 

 

 

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