Mies van der Rohe Award 2017, vince deFlat Kleiburg | Architetto.info

Mies van der Rohe Award 2017, vince deFlat Kleiburg

Progettato dagli olandesi NL Architects e XVW architectuur, recupera in modo innovativo e compartecipato il Kleiburg, stecca residenziale del quartiere modernista Bijlmermeer

© Marcel van der Brug
© Marcel van der Brug
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De Flat Kleiburg di NL Architects e XVW architectuur è il progetto vincitore del Premio Mies van der Rohe 2017 per l’architettura europea. Il progetto ha superato i concorrenti: il Katyn Museum di BBGK ArchitekciMemorial du Camp de RivesaltesEly Court di Alison BrooksKannikegarden di Ribe. Di seguito vi riproponiamo la nostra analisi di progetto.


Inserito fra i cinque finalisti all’edizione 2017 del Premio Mies van der Rohe, De Flat Kleiburg non è solo il rinnovamento di un edificio residenziale, il Kleiburg, eretto alla periferia di Amsterdam. È un vero e proprio progetto di intervento collettivo che ha sperimentato, realizzandolo con successo, un nuovo modello di intervento sul costruito riducendo i costi iniziali e favorendo la compartecipazione diretta dei futuri abitanti.

Il progetto è stato sviluppato dagli studi olandesi NL Architects e XVW architectuur, che non sono intervenuti su un edificio sorto in una periferia qualsiasi della capitale olandese: stecca residenziale da 500 appartamenti, lunga 400 m e alta 11 piani, il Kleiburg è infatti parte del quartiere Bijlmermeer, espansione residenziale sorta a partire dalla seconda metà degli anni sessanta a sud est della città ispirata ai principi urbanistici dei CIAM e il cui modello funzionalista è andato presto in crisi, che ha portato degrado, l’aumentare progressivo della popolazione immigrata e l’abbandono dell’area da parte degli olandesi. Pesanti interrogativi sul suo futuro negli anni hanno generato studi, ipotesi di piani (tra cui quella sviluppata nel 1986 da Rem Koolhaas e OMA, poi rimasta sulla carta, commissionata dalla stessa municipalità di Amsterdam), modifiche e parziali demolizioni (le prime iniziarono nel 1995), con il Kleiburg che, a metà degli anni novanta, era rimasto l’unico edificio in uno stato molto vicino a quello originale.

Impostato e realizzato tra 2013 e 2016, il progetto di NL Architects e XVW architectuur è stato parte di una strategia complessiva di rinnovamento dell’enorme edificio che, oltre all’intervento architettonico in sé, ha suggerito una nuova strada per la trasformazione e il recupero di grandi complessi in crisi.

L’obiettivo primario era garantire la fattibilità economica del rinnovamento riducendo un investimento iniziale che nel caso del Kleiburg sarebbe stato troppo ingente per le sue dimensioni, e partendo dalla disponibilità della proprietà, la cooperativa edilizia Rochdale, di cedere a una cifra simbolica l’immobile in cambio di una proposta di intervento che ne avrebbe evitato la demolizione. Fra idee che immaginavano il suo futuro come studentato o come soluzione per lenire il problema dei senzatetto, si è imposta una proposta che lasciava invariata la destinazione d’uso e ripartiva i costi per la trasformazione dell’edificio tra una nuova proprietà, gli sviluppatori immobiliari Kondor Wessels Vastgoed che sono oggi parte del Consorzio DeFlat gestore dell’edificio, e i futuri proprietari, che in questo modo sarebbero diventati parte estremamente attiva nel processo.

 

 

Il progetto è proceduto intervenendo principalmente sulla struttura e sugli impianti centralizzati, lasciando al grezzo, e all’intervento dei futuri proprietari occupanti, tutti gli appartamenti, dove non sono stati eretti nemmeno i divisori interni. Dal punto di vista architettonico, è stata ribaltata la strategia di differenziazione delle parti adottata sull’intorno per cercare di umanizzare e personalizzare il costruito: l’edificio, caratterizzato da una forte orizzontalità, è stato infatti riportato il più possibile alle origini, togliendo le poche aggiunte e apportando le modifiche indispensabili a renderlo attraente e a un utilizzo compatibile con l’abitare contemporaneo.

Il Kleiburg nasce come alto edificio a ballatoio dalla planimetria segmentata, che segue la trama esagonale su cui è impostato Bijlmermeer, ed è realizzato con struttura portante prefabbricata in cemento armato. Posiziona in testa, in coda e nei punti di angolo della sua planimetria cinque blocchi di collegamenti verticali, con scale e ascensori, che l’uso negli anni ottanta aveva rafforzato con l’aggiunta di tre ulteriori colonne esterne addossate agli spigoli. Il progetto li elimina e li porta all’interno, creando ampi blocchi di servizio che oltre ai collegamenti riuniscono e concentrano i magazzini e le cantine di pertinenza di ogni appartamento, prima localizzati in un piano terra che viene così liberato per essere utilizzato e reso più permeabile verso l’esterno.

NL Architects e XVW architectuur intervengono poi in modo importante sulle facciate e sui ballatoi, dove i vecchi pannelli opachi posti a chiusura esterna delle unità sono stati sostituiti da nuovi pannelli ad alte prestazioni isolanti completamente vetrati, la cui trasparenza consente un maggiore ingresso della luce e aumenta l’interazione con l’esterno aprendo contemporaneamente tutto l’edificio. All’origine e al colore naturale del cemento a vista sono riportate anche le balaustre dei ballatoi, importante elemento di definizione dell’architettura.

Il progetto, supportato da possibilità di mutui particolarmente accessibili offerti attraverso il Consorzio, ha avuto un immediato successo: con prezzi al mq partiti da poco più di 1.000 euro, i primi 109 appartamenti sono stati venduti in meno di quattro mesi.

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