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Nasce il Centre Pompidou di Malaga

Inaugura nella citta' andalusa il primo 'spin-off' del Pompidou parigino. Lo speciale cemento trasparente e' dell'italiana Italcementi

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È stata inaugurata la sede del Centre Pompidou di Malaga, in Spagna. Un progetto speciale, perché è la prima volta il museo francese consente la realizzazione di una propria struttura al di fuori dei confini nazionali, una modalità per cui il nuovo centro culturale si è guadagnato il soprannome di ‘Pop-Up Pompidou‘. Progettato dall’artista francese Daniel Buren, il nuovo museo va inserirsi tra le molte istituzioni già attive nella città andalusa (dal Museo Picasso al Museo Thyssen), potenziando il suo ruolo di ‘polo dell’arte e della cultura’ in Spagna.

A volere questo ‘spin-off’ del Pompidou parigino è stato il presidente dell’istituzione, Alain Seban: l’obiettivo è testare un modello innovativo di esperienza museale ‘temporanea’ potenzialmente esportabile in altri luoghi. L’accordo attuale prevede la permanenza del Pompidou a Malaga per 5 anni, ma l’intenzione è lavorare per assicurarne la permanenza. Nel Museo saranno ospitate 93 opere di artisti del XX e XXI secolo alle quali si aggiungeranno 3 collezioni temporanee all’anno. L’investimento totale per il Pop-Up Pompidou è di 4,2 milioni di Euro, coperto in parte da varie società multinazionali. Tra i sostenitori anche l’italiana Italcementi, che ha fornito alla struttura il suo speciale cemento trasparente, sviluppato nel centro ricerche i.lab Italcementi appositamente per il Padiglione Italiano a Expo Shanghai 2010.

Il progetto

Il Centre Pompidou di Malaga è concepito come spazio versatile studiato per permettere ai cittadini di avere libero accesso a tutti gli spazi relazionali, di attività e informazione per i visitatori (ingresso, caffetteria, negozio di souvenir, laboratori, sale riunioni ecc.) che permetta anche l’accesso controllato agli spazi espositivi. Il design è discreto e mira a creare spazi neutri che invitino a godere delle opere d’arte esposte al loro interno.

Strutturalmente il progetto è stato pensato su parametri di efficienza energetica, che si è cercato di rendere non palesemente percepibili all’interno degli spazi museali ma che soddisfano standard elevati: il controllo del sistema di condizionamento, l’illuminazione, la sicurezza , il sistema antincendio, il coordinamento degli impianti. Questo spazio espositivo si trova all’angolo tra i moli 1 e 2 del Porto di Malaga. Con una superficie di poco più di 7.000mq, il museo si trova in una posizione privilegiata sotto la piazza. Vi si può accedere dal Paseo de los Curas o dal Paseo de la Farola ed è dominato da un grosso cubo di vetro.

In termini costruttivi, si tratta di una struttura costituita da pilastri e solette in cemento armato che formano una griglia di 8.00 x 8.00 m. Due piani interrati destinati a parcheggio si trovano sotto i piani che compongono il progetto. 

Il progetto si sviluppa su due piani: il piano terra (piano 0) e il piano interrato (piano -1), che sono così utilizzati: 

–> Piano terra: accesso per il pubblico, controllo dell’accesso, caffetteria, servizi, negozio di souvenir, padiglione mostre temporanee, aree didattiche e di laboratorio, accesso e controllo del personale. 

–> Piano inferiore: spazio espositivo per la collezione permanente, sala polivalente, area espositiva, di conservazione e restauro, area per il personale, servizi e spazi tecnici. Ad ogni piano all’interno delle aree comuni sono state previste un’area di servizio, aree di stoccaggio e aree di controllo dell’edificio.

Grande attenzione è stata posta alla luce, sia quella naturale che quella artificiale. L’illuminazione in un museo deve permettere allo stesso tempo una buona visione delle opere esposte e una buona resa dei colori. Tuttavia, non deve essere filtrata o controllata per evitare indesiderati effetti fotochimici.

La caratteristica principale del Centre Pompidou di Malaga è la sua posizione interrata. La luce naturale può quindi entrare solo attraverso il simbolico cubo di vetro che sovrasta il cortile interno, pensato dagli architetti come fonte di luce naturale. Il cortile è praticamente buio al piano inferiore, in modo da non danneggiare la collezione permanente. 

Al piano terra, l’idea iniziale degli architetti era di collocare pannelli di vetro che permettessero di ottenere il grado di modulazione di luce necessaria attraverso un sistema di listelli di legno. Questo spazio è visibile dall’esterno attraverso il cubo di vetro e dall’interno da una balconata di vetro progettata per offrire una visuale del cortile e del Monte Gibralfaro. Inizialmente il progetto prevedeva che i pannelli di vetro fossero collocati in quest’area di oltre 250 m2, dove alla fine è stata applicata la copertura in i.light.

Il sistema di rivestimento messo a punto da Italcementi permette l’ingresso di luce naturale filtrata nell’entrata del museo e nei servizi accessori; uniformità nella transizione tra il cortile buio al piano inferiore e il cubo di vetro e la riduzione di aumenti di temperatura dovuti alla radiazione attraverso il rivestimento.

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