Nuova sede Lavazza a Torino di Cino Zucchi: le tecnologie | Architetto.info

Nuova sede Lavazza a Torino di Cino Zucchi: le tecnologie

Analizziamo il nuovo centro direzionale “Nuvola” insieme a Cino Zucchi, progettista architettonico del complesso, che ci illustra le scelte tecnologiche in una visita ad hoc del cantiere

Foto: Cino Zucchi Architetti
Foto: Cino Zucchi Architetti
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Il grande isolato compreso tra via Bologna, largo Brescia, corso Palermo e via Ancona ospiterà il nuovo polo amministrativo della multinazionale Lavazza, rispondendo all’esigenza concreta di concentrare 4 sedi diverse su una superficie complessiva pari a 36.000 m2. Comprensivo di spazi per eventi e ristorazione, un auditorium, un museo del caffè e 15.000 m2 di uffici, il tutto è stato volutamente insediato nel cuore di Torino assecondando una ragione affettiva dettata dal radicamento della famiglia verso il capoluogo, in cui è stata inaugurata la prima attività commerciale nel 1891. Il committente si è mostrato attento e presente in ogni fase decisionale progettuale e costruttiva, sia di tipo tecnico che estetico, preferendo il coinvolgimento di maestranze locali e regionali come per la fornitura delle facciate vetrate.

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Foto: Cino Zucchi Architetti

Il rispetto dell’archeologia industriale, come nell’intendimento progettuale di Cino Zucchi Architetti, non è solo ricondotto all’ossequio storicista, ma rigioca questi elementi in un quadro più allargato di ripensamento dei processi di trasformazione urbana. Esso è ravvisabile nel caso dell’ex centrale Enel su via Bologna, soprannominata “la cattedrale” per la sua qualità spaziale, la quale ospiterà 4.000 m2 di spazi per meeting/eventi e per la ristorazione. La pre-esistenza, inscritta nel recinto industriale all’interno del doppio isolato in questione, contraddice la maglia stradale di Torino, in quanto separa in 2 porzioni la viabilità su via Parma. La scelta progettuale si è perciò indirizzata verso la riconnessione di tale cesura, rendendone visivamente trasparente l’asse grazie ad una nuova piazza alberata collocata al centro dell’isolato. L’adozione di tale strategia, comprensiva del giardino pensile in copertura, è volta alla riduzione dell’effetto “isola di calore”, secondo le prescrizioni imposte dal protocollo ambientale LEED.

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Foto: Cino Zucchi Architetti

Delle 1.400 “cellule” sfalsate che compongono la facciata, 1.200 sono tra loro differenti. Quindi, grande rilevanza ha assunto la standardizzazione in questa commessa, riferita all’intero processo produttivo anziché alle singole componenti, alle quali è lasciata libertà nella personalizzazione degli elementi. Tali cellule sono state accoppiate a secco, senza sigillanti né ponteggi, impiegando unicamente dei sistemi di garanzia di tenuta contro la caduta. La struttura orizzontale in alluminio è calandrata, a seguire perfettamente la geometria, garantendo i corretti innesti degli elementi di giunzione e risolvendo, così, il problema delle tenute termo-idrauliche. Questo vale per tutte le curve, sia concave che convesse, le cui linee esterne dei moduli sono evidenziate da profili in Alluminio aventi differenti sezioni, dai 7 ai 20 cm per le paraste verticali e 5 cm per i marcapiano orizzontali. Il vetro, che rimane piano per evitare effetti di distorsione visiva, s’inserisce nel vano calandrato tramite appositi profili metallici di compensazione. Per la presente commessa, la multinazionale Schüco ha prodotto appositamente 26 matrici diverse per altrettante tipologie di profilo componenti la facciata.

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Foto: Cino Zucchi Architetti

Il pannello sandwich cieco Spandrel è stato pensato per un’altezza di 80 cm rispetto al piano del pavimento finito, in modo tale che il lavoratore, seduto alla propria scrivania, possa fruire della piacevolezza della vista esterna. Una scelta, dunque, estroversa. La decisione di adottare un componente opaco è stata spiegata da Zucchi come “un elemento psicologico”, al fine di evitare sgradevoli effetti percettivi di sovraesposizione passiva degli utenti ma anche per l’eccessiva compensazione climatica altrimenti necessaria negli ambienti. Questo si configura quale elemento portante, solidarizzato al bordo del solaio tramite staffe metalliche con fori asolati rispettivamente ad intradosso e ad estradosso, sul quale imposta l’elemento vetrato detto vision. Oltre ad esso, ne esistono altri tipi di maggiori dimensioni, chiamati “macroelemento” o “macrofigura”, che arrivano in aggetto fino a terra. Questi hanno dimensioni diverse, variabili dai 3 ai 6 m di altezza. La particolarità sta nel fatto che tali montanti sono sfalsati tra di loro, per via della particolare scansione della facciata.

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Foto: Cino Zucchi Architetti

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Foto: Cino Zucchi Architetti

Anche se non strettamente necessario, è stato concordato di lasciare delle porzioni vetrate apribili, secondo un attento effetto di percezione psicologica, definito da Zucchi quale “[…] un grado di libertà”, adottato nonostante i sistemi di climatizzazione. A riguardo, al fine di contrastare la possibilità di sbilancio termico del sistema, è stato previsto un sensore per ognuna delle aperture, per cui, qualora qualcuno tentasse di schiuderle, tale azione verrebbe segnalata alla centrale che controlla il fabbricato.

Circa i tempi di posa, la soluzione a cellule è stata individuata quale tipologia strutturale ottimale per la facciata, in grado di abbreviare la durata del montaggio, le cui condizioni sono definite dal Piano di Posa. Per quanto concerne la trasmittanza, la realizzazione completa in officina dell’oggetto finito ha permesso di avere un controllo migliore delle prestazioni, altrimenti suscettibili di imprecisioni dovuto all’assemblaggio in situ. C’è, quindi, un controllo migliore sia della qualità che delle prestazioni, come ha dimostrato l’adozione della miglioria del triplo vetro. La sua scelta ha consentito un aumento delle prestazioni globali, pari ad un valore bilanciato di 0.638 W/m2K tra spandrel e vision. Il componente vetrato garantisce valori di trasmittanza pari a 0.5 W/m2K, che aumentano fino a 0.7 W/m2K in alcune posizioni in curva, ove è stata riportata una camera leggermente minore. In via esecutiva, anche gli Spandrel hanno subito una maggiorazione degli spessori, in grado così di garantire un risultato complessivo al di sotto della richiesta del capitolato. Le facciate garantiranno, inoltre, un abbattimento acustico minimo di 42 dB, la cui finitura è realizzata con verniciatura a polvere poliestere Tgic free – omologa Qualicoat, colore interno ral 9007 opaco.

Gli oscuramenti sono realizzati in funzione delle condizioni climatiche esterne, in modo tale che, al verificarsi di un’eccessiva insolazione, il filtraggio permetta di evitare fenomeni di abbagliamento e, viceversa, di richiudersi automaticamente al fine di sfruttare al massimo la frazione solare in caso in caso di avversità metereologiche. Il progetto comprende anche l’impiego di dimmer per le sorgenti luminose artificiali.

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Foto: Cino Zucchi Architetti

Nel nuovo centro direzionale si utilizzerà acqua di falda, poiché presente a soli 5,00 m dal piano di progetto. Attraverso la differenza di temperatura della stessa, pari a 14°C sia in estate che in inverno, e la temperatura interna ambientale di progetto (pari a 20°C in inverno e 26°C in estate massimo), essa viene scambiata all’interno di macchine polifunzionali, le quali consentono di avere una miscela calda/fredda distribuibile all’interno degli ambienti attraverso un sistema d’irraggiamento. Inoltre, è presente un’integrazione per la deumidificazione, inserita al fine di assicurare i volumi di ricambio d’aria richiesti. L’acqua, per la cui estrazione sono stati realizzati 3 pozzi di emungimento, al termine del ciclo descritto torna alla Dora Riparia. La copertura, la cui superficie complessiva è di 900 mq, è occupata all’80% da pannelli fotovoltaici, per un’estensione pari a circa 700 mq. L’intero complesso è in attesa della certificazione LEED Gold.

Crediti
Progetto architettonico: Cino Zucchi Associati (CZA);
Progetto strutturale: Ai Engineering;
Consulenza LEED, simulazione illuminotecnica ed energetica, progettazione preliminare e costruttiva: Manens-Tifs S.p.A.;
Sistemazione verde urbano: Atelier G’art;
Serramenti, facciate continue, carpenteria metallica: ATI AZA- Frea&Frea s.r.l.;
Impresa edile: Colombo Costruzioni;
Committente: Luigi Lavazza S.p.A.;
Luogo: Torino;
Fine lavori (prevista): seconda metà 2016;
Costo complessivo (previsto): oltre 100 milioni di euro.

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