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Pensare la biofilia negli ambienti lavorativi

Biofilia e architettura sono collegate per il benessere dell’uomo. Alcune riflessioni sulla 'progettazione biofilica'

Businesswoman working on laptop, side view
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La biofilia è la tendenza innata delle persone a creare connessioni con la natura e altre forme di vita. Il termine biofilia è stato utilizzato la prima volta da E. Fromm (The Heart of Man, 1964) ed è poi diventato popolare attraverso il biologo E. Wilson (Biophilia, 1984). Si sfruttano le capacità rigenerative (ristorative) della natura con un effetto di recupero dallo stress e dalla stanchezza mentale causata da uno sforzo cognitivo intenso e prolungato, come provato dagli studi di Ulrich e di Kaplan, applicandole ad ambienti di lavoro (o di studio), di cura, ma anche allo spazio urbano nelle città.

La progettazione biofilica non è una stravaganza dei nostri tempi, basti pensare alla presenza di rappresentazioni naturali nell’ambiente antropico fin dall’antichità, le piante del Rococò e dell’Art Nouveau, la connessione con la natura del movimento Craftsman…

Come minimo, in ambienti lavorativi, se non è possibile beneficiare della luce del sole e della vista della natura attraverso la presenza di una finestra, è il mondo naturale che viene portato all’interno dell’ambiente chiuso allo scopo di raggiungere un effetto di rigenerazione dalla fatica mentale associata al lavoro (Leather) e predisponendo all’esecuzione di compiti creativi.

Le piante hanno anche un impatto sulla qualità estetica, oltre a quella psicologica. La psicologia ambientale ci indica una nostra preferenza innata (risposta affettivo-emotiva) per alberi da ombra, tipici della savana, di colore verde o rosso, associato al passato evolutivo dell’uomo (G. Orians e J. Heerwagen, Savanna Hypothesys, 1986), anche se difficilmente sarà sostenibile ricreare ecosistemi di questo tipo all’interno di uffici in città.

Sono i surrogati naturali quegli elementi più semplici da includere negli ambienti già antropizzati. Si tratta di patterns, forme, sequenze presenti in natura, come foglie, conchiglie, che vengono reimpiegati perlopiù in mobili, tessuti, arredi e decorazioni. Infatti, come i meccanismi sensoriali umani si sono sviluppati come risposta agli stimoli naturali, così le persone preferiscono istintivamente forme curvilinee, variazioni graduate di colori e di texture, meglio se in materiali davvero naturali, e non solo imitanti (come, ad esempio, i pavimenti laminati che copiano i parquet). Ma anche reale presenza di acqua, piante e animali, se possibile.

A questo proposito S. R. Kellert e J. H. Heerwagen hanno sublimato in questa loro frase la connessione tra uomo e natura: “Biophilic design is not about greening our buildings or simply increasing their aesthetic appeal through inserting trees and shrubs. Much more, it is about humanity’s place in nature, and the natural world’s place in human society…” (Biophilic Design: The Theory, Science and Practice of Bringing Buildings to Life, 2008).

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