Perché il Maxxi Roma è una delle opere fondamentali di Zaha Hadid | Architetto.info

Perché il Maxxi Roma è una delle opere fondamentali di Zaha Hadid

Inaugurato nel 2010, il Museo delle arti del XXI secolo di Roma si innesta sulla preesistenza dell’ex caserma Montello portando gli inconfondibili segni architettonici della sua progettista. Ancora oggi ci appare come una delle opere fondamentali di Zaha Hadid

© Hélène Binet
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Il MAXXI, Museo nazionale della arti del XXI secolo, è un progetto di Zaha Hadid Architects completato a Roma nel 2010 che, in prossimità a emergenze architettoniche quali il Palazzetto dello sport e lo stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi, si colloca in un’area della capitale al centro di una grande trasformazione, di cui lo stesso MAXXI è parte integrante. Non lontano sorgono infatti il Parco della Musica di Renzo Piano, con il ponte della Musica di Buro Happold, e, lungo l’asse di via Guido Reni, il complesso dell’omonima ex caserma che nei prossimi anni dovrebbe vedere la realizzazione del progetto di Paola Viganò e Studio 015, vincitori lo scorso anno del Progetto Flaminio.

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Vista dall’alto

Come per la vicina area ex militare, anche il MAXXI insiste su un’area in precedenza occupata da una caserma, la Montello, e la sua realizzazione è frutto di un processo lungo, complesso e non privo di intoppi.

L’idea di dare vita a un museo delle arti e dell’architettura contemporanee inizia a concretizzarsi nel 1998, quando la Soprintendenza Speciale Arte Contemporanea bandisce un concorso internazionale di idee in due fasi su incarico del Ministero per i Beni Culturali al quale partecipano inizialmente 273 candidature sulle quali, a inizio 1999, si impone la proposta di Zaha Hadid.

Il progetto che da quel momento viene portato avanti, tra non poche difficoltà, ha come obiettivo primario la realizzazione degli spazi necessari al museo, che comprende le sezioni Arte e Architettura, di quelli pubblici e del nuovo Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee istituito contestualmente al museo per essere ospitato all’interno della struttura. Ma si pone anche l’obiettivo dell’inserimento di un corpo del tutto nuovo, che sfoggia l’inconfondibile segno architettonico della sua progettista, all’interno di un contesto storico che vuole preservare, come richiesto dal bando di concorso, una parte del complesso dell’ex caserma, nello specifico l’edificio che si affaccia su via Guido Reni e il corpo al confine con la vicina basilica di Santa Croce a via Flaminia.

Il cantiere viene avviato nel 2003 per concludersi nel 2009, portato avanti dal Consorzio MAXXI 2006 costituito ad hoc da Italiana Costruzioni (gruppo Navarra) e Sac (gruppo Cerasi). L’inaugurazione dell’edificio finito, avvenuta in parallelo al Macro di Odile Decq, si è tenuta il 28 maggio 2010 dopo più di dieci anni in cui non sono mancati dibattiti e polemiche tra sostenitori e critici sia della scelta del progettista che della proposta elaborata (il periodo è lo stesso delle vivaci polemiche sul complesso museale dell’Ara Pacis realizzato da Richard Meier), problemi strutturali dovuti alla complessità del nuovo edifico e la cronica mancanza di fondi pubblici che, nell’avvicendarsi di ministri e amministrazioni, spesso ha minacciato l’interruzione del cantiere.

Il progetto inserisce all’interno di un lotto a L un nuovo insieme dinamico dalle linee plastiche e fluide che innesta, appoggiandovisi, sulla preesistenza. Elevato per 23 metri, realizza internamente 27.000 mq di superficie e si sviluppa su tre livelli sovrapposti che, in forma di una serie di morbidi fasci orizzontali posati all’interno dell’area, sono imperniati sullo spazio a tutt’altezza dell’atrio di ingresso all’interno del quale spiccano, sullo sfondo bianco delle superfici interne, le scale metalliche nere autoportanti che permettono le connessioni verticali alle aree espositive.

All’interno, una serie di ponti e passerelle unisce le diverse aree, utilizzabili in modo flessibile ma senza gerarchie e per questo da alcuni criticati, i tre livelli e le componenti di un complesso che al piano terra si apre verso la città creando un percorso pedonale che attraversa le aree esterne del lotto e posizionando funzioni come l’auditorium, il bookshop, la caffetteria e gli spazi dei laboratori didattici.

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Cemento, vetro, metallo e la modulazione di bianco, nero e grigio caratterizzano il MAXXI sia all’interno che all’esterno. Suddiviso in corso d’opera in cinque corpi strutturalmente indipendenti collegati da giunti di dilatazione per rispondere al meglio anche alle normative antisismiche (riviste a progetto già appaltato), il complesso si regge su fondazioni a pali sui quali si poggia su un sistema di pareti portanti in calcestruzzo autocompattante gettate in opera che hanno richiesto attenzione anche per la resa estetica richiesta dalla faccia a vista, oltre che per il mantenimento della necessaria portanza strutturale.

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Brise soleil © Iwan Baan

I lucernari, da elemento tecnologico diventano parte importante per l’architettura sia all’interno dove è tuttavia meno percepibile, che all’esterno: indispensabili per garantire un ingresso zenitale della luce naturale, necessario per la funzione museale, sono realizzati in cemento fibrorinforzato e sorretti da alte e sottili costolature in cemento che seguono, accentuandone l’andamento, le sinuose linee delle gallerie e dell’edificio. Integrato ai lucernari e insieme agli impianti che corrono nello spessore delle costolature, un sistema di frangisole premette di tenere sotto controllo l’ingresso della luce.

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