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Pergolato e tettoia: la differenza per il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato conferma la differenza tra tettoia e pergolato nei lavori edilizi su un edificio vincolato ad interventi solo conservativi

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Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 825, depositata lo scorso 18 febbraio ha stabilito che si può legittimamente negare la sanatoria di un intervento edilizio effettuato su un edificio vincolato solo ad interventi di tipo conservativo anche se lo stesso intervento si limita a trasformare un pergolato in tettoia.

La sentenza è stata l’occasione per il Consiglio di Stato di ribadire la differenza fra “pergolato” e “tettoia”, riconducendo i due concetti al linguaggio comune. Infatti, si individua come tettoia quella  struttura pensile, addossata al muro o interamente sorretta da pilastri, di possibile maggiore consistenza e impatto visivo e come pergolato, quel manufatto costituito da una serie parallela di pali collegati da un’intelaiatura leggera, idoneo a sostenere piante rampicanti o a costituire struttura ombreggiante, senza chiusure laterali. 

La questione sottoposta all’esame del Collegio riguardava l’effettiva natura di un intervento edilizio realizzato nel centro storico di Bari, in area limitrofa al castello Svevo (in cui sarebbero possibili solo interventi conservativi, con recupero dei materiali antichi), tramite copertura di un pergolato già autorizzato con tegole in cotto.

Il primo grado, innanzi al TAR, era stato accolto, sulla base del fatto che dalle fotografie di archivio, risalenti al primo ‘900, sarebbero emersi numerosi edifici con volumetrie aumentate per la presenza, sul lastrico, di depositi-mansarda. Pertanto, si sottolineava la compatibilità dell’intervento, di cui era stata richiesta la sanatoria, alla vigente disciplina urbanistica.

In sede di appello, tuttavia, gli interventi effettuati non sono stati ricondotti né a mero restauro né a ipotetica ricostruzione, poiché, in base alla documentazione fotografica depositata, si sono presentati come un volume chiuso, in sopraelevazione del lastrico solare e quindi all’esterno della sagoma esistente dell’edificio. Sicuramente molto più a simile ad  una “nuova costruzione”, realizzata “ex novo”, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera e).1 del D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) che ad un intervento  conservativo con il recupero del materiale antico.

Scarica qui il testo della sentenza


Massima

E’ legittimo il diniego della concessione di una sanatoria con riferimento all’intervento edilizio diretto alla trasformazione in tettoia di un pergolato realizzato sul lastrico solare di un’abitazione sita all’interno di un centro storico allorquando il manufatto realizzato si sostanzia in un “casotto” finestrato in muratura con tetto a falde inclinate in nessun modo assimilabile ad un pergolato ed inidoneo a qualificare l’intervento effettuato come “risanamento conservativo” ai sensi dell’art. 3 comma 1, lettera c) del D.P.R. n. 380 del 2001.

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