Premio Fondazione Renzo Piano: i 12 finalisti della prima fase | Architetto.info

Premio Fondazione Renzo Piano: i 12 finalisti della prima fase

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Il Premio Fondazione Renzo Piano giunge a una fase cruciale. Dopo aver scoperto nei giorni scorsi tutti i progettisti pre-selezionati, sono stati resi noti i nomi dei 12 finalisti della prima fase. La giuria internazionale, da adesso in poi, inizierà a lavorare sulla valutazione di questa shortlist per decretare, entro pochi giorni, la terna finale.

Come già accaduto per le puntate precedenti, Architetto.info seguirà passo dopo passo anche questa fase “calda” della competizione, fino alla cerimonia di premiazione, che si terrà il 28 maggio a Genova presso la sede della Fondazione, organizzatrice del premio insieme all’Associazione Italiana Architettura e Critica_ presS/Tletter. Al vincitore verrà riconosciuto un premio da 10 mila euro.

Ecco i finalisti della prima fase:

– Energy Box di Pierluigi Bonomo

Un anonimo fabbricato in muratura reso pericolante dai gravi dissesti subiti con il sisma del 2009, diviene l’occasione di sperimentare una riflessione sull’identità e sulla coscienza del progetto nella ricostruzione, reagendo all’apatica e massificata prassi che ha bandito l’immagine della città dal recupero delle periferie.

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– Seb 12 – Nuovo edificio polifunzionale per Scuola edile bergamasca di Brembilla + Forcella Architetti


Pensato come centro polifunzionale, il progetto riassume spazi dedicati alle diverse fasi e competenze del settore edile: laboratori dove avvengono le esercitazioni pratiche dei futuri operai, aule per la formazione ex cathedra, uffici in cui si gestisce il controllo e la sicurezza nei cantieri, sale per conferenze, ambulatori, ecc. 

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– Wine Center Val d’Oca di Studio Cafè Architettura

L’intervento si propone come nuovo luogo nevralgico all’interno del complesso aziendale esistente, aggiungendo agli ambiti produttivi una nuova interfaccia tra produttore e consumatore, uno spazio dedicato alla commercializzazione e degustazione del prodotto. La pelle intesa come involucro di un organismo edilizio complesso, è l’icona vincente nella quale l’azienda ha visto riflessa la propria immagine. 
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– Abitazione privata a Urgnano di Matteo Casari Architetti



La casa è edificata in un piccolo lotto all’interno di una zona d’espansione residenziale nel territorio di Urgnano (Bg). Le condizioni del luogo di progetto vengono interpretate per dissonanza e l’affaccio diretto verso l’esterno viene negato. Nella moltitudine tipologica e stilistica del contesto il volume, a pianta rettangolare orientata parallelamente a via Basella, riduce a pochi gesti il rapporto muto con l’esterno. 
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– Nuova Sede Sisma Spa di Elisa Dalla Vecchia

Il complesso si articola in due volumi: uno prefabbricato, che ospita produzione, laboratori e magazzino; uno in opera, articolato su due livelli, per uffici e sale riunioni. La facciata in vetro colorato e il sistema di frangisole s’interrompono in corrispondenza dell’ingresso. L’atrio vetrato a doppia altezza costituisce il perno dell’edificio: collega, visivamente e fisicamente, le aree principali di tutti i livelli e costituisce/contiene il percorso principale che porta dall’ingresso allo showroom ed infine al terrazzo sul tetto, dove viene svelato il paesaggio circostante: l’Altopiano di Asiago.

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– Acupunture 3 di Diverserighestudio

Il movimento fisico da una attività quotidiana alla successiva diviene il principio germinale del progetto: questo si esprime creando una serie di rapporti tridimensionali che permettono di fruire gli ambienti come un continuo susseguirsi di punti di vista. I percorsi fungono da punto di osservazione verso gli spazi interni, il giardino e la campagna; lo spazio è stato concepito come l’interno di una macchina fotografica, rappresentando il centro del visibile, del negativo, dove la presenza del colore agisce come traccia, penetrando dalle finestre otturatrici poste sia a parete che a soffitto, impressionando coni di luci sempre differenti.

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– Duncan Terrace di Dos Architects

La casa ha 150 anni, come l’ulivo che è stato piantato nel giardino antistante. È solo uno dei segni di continuità tra l’interno e l’esterno che caratterizzano l’intervento di estensione di questa abitazione georgiana del 1850 a Londra, nel quartiere Islington. Come da richiesta dei committenti, l’intero piano terra della casa è stato completamente rifatto ed è stato aggiunto un nuovo volume di vetro dove sono stati collocati la cucina e la sala da pranzo. Senza disturbare la struttura preesistente, la scatola di vetro fa entrare la luce naturale in una zona scarsamente illuminata.

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– La corte degli alberi – Nuova scuola primaria di Tomas Ghisellini Architetti

L’edificio fa proprio un lessico espressivo spurio, ibrido, composito, assegnando all’accostamento di più materiali il compito della varietà percettiva, come se il complesso derivasse dall’assemblaggio di differenti parti costitutive. In questo modo ai bambini è dato di abitare una specie di piccola cittadella, un “villaggio” tutto loro con il quale costruire giorno per giorno relazioni di condivisione affettiva.

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– Intervento di recupero dell’edificio “Tesa” 105 all’Arsenale di Venezia di Holguin Morales Solis

La Tesa 105 costituisce il nuovo accesso nord dell’Arsenale ed ospita l’atrio d’ingresso con i relativi servizi ed uffici destinati a incubatori di ricerca. Il criterio entro cui si muove l’intervento è quello dell’innesto tra due architetture differenti, una di carattere storico (contenitore) e l’altra contemporanea (contenuto). Entrambe le strutture conservano la propria autonomia formale e instaurano una dialettica tra elementi rispettivamente in contrasto.

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– Scuola L’aurora / Bachelet di Marcotti + Resteghini

L’edificio si sviluppa in due corpi, per i diversi cicli scolastici, che prendono forma da una base comune che ha l’atrio come perno. La galleria di accesso alle aule a due altezze genera scorci visivi verso l’esterno e l’interno dell’edificio: non un percorso ma un’estensione dell’aula stessa, è un luogo, una piazza.

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– Casa Paeco di Emanuele Scaramucci

Due grandi corpi pieni, bianchi, nitidi, mediterranei, vanno a poggiarsi su un vuoto costruito (il basamento in vetro) al centro di un hortus conclusus (elemento caro all’ architettura ascolana).

Al piano primo i due corpi sono collegati da una “passerella sospesa” che affaccia sul soggiorno generando una doppia altezza tagliata da questo elemento connettivo.

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– Casa panoramica di Studio Tandem

La necessità era quella di progettare una casa che potesse essere montata, smontata e trasportata più volte. Abbiamo scelto un sistema costruttivo con moduli prefabbricati in che garantissero velocità di costruzione e praticità di trasporto su strada, grazie a questo sistema in 25 giorni la casa è pronta ad essere abitata. Il primo montaggio è avvenuto al Maxxi in occasione della mostra Ecoluoghi 2011.

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