Rassegna Architettura Arco Alpino: il meglio è tra Cuneo e Bolzano | Architetto.info

Rassegna Architettura Arco Alpino: il meglio è tra Cuneo e Bolzano

La prima edizione del primo premio a scala nazionale dedicato alle architetture alpine ha selezionato un complesso residenziale (Appiano), un capanno (Paesana), il recupero di una borgata (Paraloup) e quello di una piazza (Novacella)

Complesso residenziale di Appiano (© Hertha Hurnaus)
Complesso residenziale di Appiano (© Hertha Hurnaus)
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Le province di Cuneo e Bolzano fanno il pieno di riconoscimenti nella Rassegna Architettura Arco Alpino, che arriva a concludere il primo progetto avviato dalla neonata Associazione Architetti Arco Alpino (AAA): un premio di architettura per opere realizzate in ambito montano e la relativa mostra degli interventi. I progetti premiati, quattro, sono il recupero della Borgata Paraloup e il capanno Wood and the dog (entrambi nella provincia “Granda”) e il rinnovamento della piazza dell’Abbazia di Novacella e un complesso residenziale ad Appiano (provincia di Bolzano).

Costituita il 20 aprile 2016 al MART di Rovereto, l’AAA riunisce nove Ordini professionali accomunati dalle caratteristiche di un territorio di competenza che si estende sui rilievi alpini ed è espressione di oltre 12.000 professionisti iscritti nelle provincie di Cuneo, Torino, Aosta, Novara e Verbano-Cusio-Ossola, Sondrio, Bolzano, Trento, Belluno e Udine. L’obiettivo è quello di creare sinergie interne, stringere e rafforzare i legami con gli ordini e le associazioni di categoria transfrontalieri, discutere e diffondere i temi della consapevole trasformazione dell’ambiente montano.

La partecipazione alla prima edizione della Rassegna, aperta a opere di diversa tipologia realizzate a partire dal 2010 sui versanti nostrani delle Alpi, è stata ampia: 246 progetti presentati, testimoni di un’attività presente nonostante la crisi, 18 interventi giunti alla fase finale (tra cui la Cantina sociale di Caltron di Mirko Franzoso, la caserma dei vigili del fuoco di Versciaco di Pedevilla Architects e il recupero del Cimitero storico di Timau-Cleulis di Ceschia e Mentil) e la selezione dei 4 vincitori da parte di una giuria internazionale composta dagli architetti Bernardo Bader (Austria), Sebastiano Brandolini (Italia) e Quintus Miller (Svizzera), che hanno preferito “la linearità alla complessità, il ragionamento al formalismo, la qualità costruttiva all’appariscenza”, ricercato la presenza di un “dialogo costruttivo con il paesaggio alpino”.

StudioErrante Architetture, composto dai giovani Sarah Becchio e Paolo Borghino basati a Torino e vincitori della prima edizione nazionale del Premio Federico Maggia, firma a Paesana (in frazione Ghisola) Wood and the dog, l’intervento dimensionalmente più piccolo, ma già pluripremiato (premio Bauwelt 2015) ed esposto anche alla Biennale di Architettura di Venezia del 2014. Primo progetto realizzato dai torinesi, è stato costruito tra 2012 e 2013 e realizza una struttura di soli 9 mq, un capanno per lo stoccaggio della legna a servizio di un’abitazione esistente che ingloba, completandola, parte della muratura di una precedente costruzione. Cemento (nel basamento, nei cordoli e nelle murature) e legno (lamellare per la struttura di sostegno, castagno carbonizzato per parte del rivestimento esterno e naturale negli infissi, e compensato per la nicchia sulla strada) sono i materiali che caratterizzano un intervento minuto e di servizio, che fa da filtro tra spazio privato e spazio pubblico, tra interno ed esterno.

Quasi all’opposto, il complesso residenziale di Appiano porta la firma degli austriaci Feld72 Architekten: 1.237 mq per una cubatura di 8.896 mc suddivisi in 5 edifici di differenti altezze in cui 23 alloggi sono raggruppati attorno a corte centrale verde che diventa luogo di ritrovo e costruzione di una piccola comunità. Completati nel 2015 in conseguenza della vittoria di un concorso a inviti bandito dalla committenza, la cooperativa bolzanina Arche im KVW, si caratterizzano per le volumetrie semplici e una scala di intervento che si armonizza con il contesto, la topografia del luogo e le pendenze di un terreno dalla forma irregolare. Inizialmente pensati per essere realizzati in mattoni, gli involucri degli edifici sono costituiti da pannelli sandwich prefabbricati da 40 cm con finitura esterna in cemento a vista, la cui calda colorazione è frutto di un apposito studio realizzato dalla società altoatesina Progress, specializzata nella produzione di calcestruzzo.

Dario Castellino, Valeria Cottino, Giovanni Barberis e Daniele Regis sono invece gli autori, in Valle Stura, del recupero della Borgata Paraloup (Rittana), realizzato su commissione della Fondazione Nuto Revelli Onlus con il sostegno di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e Fondazione CRC e completato nel 2013. A 1.360 msl, a cavallo tra la Valle di Stura e la Val Grana, la borgata è uno dei luoghi simbolo della resistenza (era sede della prima banda di Giustizia e Libertà del cuneese, in cui militò anche Nuto Revelli) e, adesso, della rinascita dopo decenni di abbandono: mirato alla conservazione della memoria storica dei luoghi e alla preservazione del paesaggio montano e della realtà territoriale locale, il progetto consolida ciò che resta delle murature di pietra, testimoni della memoria, e le integra con nuove strutture, riconoscibili e reversibili, in locale legno di castagno chiuse da coperture a due falde rivestite in lamiera ondulata. Realizza in 700 mq un museo del racconto, una biblioteca-sala convegni e un punto di accoglienza turistica, il Rifugio Paraloup, costituito da due baite rifugio e una baita ristorante.

L’intervento completato nel 2010 dall’altoatesino Markus Scherer a Novacella è il secondo progetto di recupero premiato, che ridisegna uno spazio pubblico: interviene infatti sui 5.950 mq dell’area antistante il convento barocco dei Canonici Agostiniani, prima utilizzata come parcheggio e definita da una cornice di edifici di importante valore storico. La riorganizzazione dello spazio, che sale verso l’ingresso dell’abbazia organizzando un percorso di accesso, ha seguito i principi dell’unitarietà e della chiarezza, a partire dalla scelta del principale materiale a rivestimento della pavimentazione, il locale granito di Bressanone posato in modi diversi e interrotto dai listelli di legno posati su specifiche aree della piazza.

Una mostra diffusa è stata aperta contemporaneamente in nove sedi, con diversi orari, chiusura e apertura: Aosta, Belluno, Bolzano, Rittana, Castel Masegra (Sondrio), Sestriere (Torino), Madonna di Campiglio (Trento), Udine e Domodossola.

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