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Renzo Piano firma l’hospice pediatrico della Fondazione Seràgnoli

Destinato agli incurabili, è una casa sugli alberi sollevata di 8 m da terra circondata da un fitto bosco. Previsto in completamento per il 2020, sarà completamente finanziato dalla Fondazione

© RBPW, render Cristiano Zaccaria
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Rpbw non si ferma mai. Fra progetti in corso e completati in giro per il mondo, in Europa tra gli ultimi in ordine temporale si contano il Centro Botín di Santander e il piccolo padiglione espositivo per il produttore di vino Château la Coste, Renzo Piano ha infatti presentato a Bologna quello che fra tre anni diventerà il quarto hospice della Fondazione Hospice MariaTeresa Chiantore Seràgnoli.

Il progetto, il cui cantiere partirà a Bologna in autunno e la cui realizzazione dovrebbe impegnare 20 milioni di euro completamente finanziati dalla Fondazione, è stato sviluppato per una fondazione giovane guidata dell’imprenditrice bolognese Isabella Seràgnoli, a capo del gruppo Coesia. Nata nel 2002 con l’obiettivo di fare crescere un modello innovativo di supporto ai pazienti con malattie inguaribili e gestione della delicatissima fase del fine vita. Seguendo un modello che, pur con le dovute proporzioni, ricorda l’esperienza dei britannici (e griffatissimi) Maggie’s Centres, ha già realizzato a Bologna e nel suo intorno tre strutture in cui l’accoglienza gratuita dei pazienti terminali e la somministrazione delle cure palliative si affiancano all’assistenza alle famiglie: gli hospice Bentivoglio (attivo dal 2002 nell’omonimo Comune), Bellaria (a Bologna dal 2007) e Casalecchio (aperto a Casalecchio nel 2012).

Il nuovo hospice sarà il primo affidato a una firma prestigiosa, Renzo Piano, che si è avvalso della collaborazione di Milan Ingegneria. Sarà una struttura destinata al ricovero dei bambini e sorgerà su un terreno acquistato nel 2015 dalla Croce Rossa che avrebbe dovuto ospitarne la nuova sede. Si trova ai confini sud orientali del territorio comunale, in prossimità del piccolo ospedale Bellaria che, lungo la via Emilia, si posiziona in un’area verde e collinare prossima al Parco dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa. La disponibilità di questo bucolico paesaggistico e la necessità di assolvere a una funzione importante e delicatissima hanno così indirizzato lo sviluppo di un edificio la cui progettazione ha richiesto prima di tutto una sensibilità umana più importante della professionalità, della maestria e dell’esperienza, indubbie per lo studio dell’architetto Premio Pritzker genovese.

Il centro residenziale pediatrico occuperà così un complesso di 4.500 mq che si svilupperà in quattro edifici a pianta quadrata organizzati attorno a un volume principale, più grande. Materializzazione dell’importante e attivo ruolo che l’architettura può, e deve, assumere nell’accompagnare il decorso della malattia e il percorso verso la morte, prende le forme di una struttura sospesa di acciaio, legno, cemento e vetro che si stacca quasi completamente dal terreno. Metaforica casa sugli alberi, è infatti sollevata di 8 metri attraverso un sistema di pali e completamente immersa nel verde.

Impostato su un lato di 47,5 m, il blocco principale è collegato al terreno da un volume di due piani che contiene, al piano terra, l’ingresso, le aree di attesa, gli ambulatori e una palestra al servizio dei genitori e degli accompagnatori dei piccoli degenti. Un nucleo con quattro ascensori e una scala elicoidale introduce al mezzanino, destinato a spazio per conferenze, e al terzo e ultimo piano fuori terra, sul cui perimetro sono distribuite 14 camere di degenza singole aperte sulla vista del verde intorno. Una mensa e una seconda palestra completano le dotazioni dell’area cuore del complesso.

Tre blocchi più piccoli, di 14 m di lato, sono collegati all’edificio principale attraverso trasparenti gallerie sopraelevate: due contengono 8 appartamenti per i genitori dei degenti, mentre il terzo, isolato, ospita una delle funzioni più delicate di tutta la struttura, l’area destinata al commiato con la camera mortuaria.

Il piano interrato, oltre a contenere i locali tecnici e di servizio, è destinato a parcheggio e permette di utilizzare tutta la superficie non coperta del lotto per il parco e il verde che, circondando tutto il costruito, si mettono al servizio dell’edificio e delle sue funzioni: la piantumazione di un fitto bosco composto da 400 alberi a foglia caduca è infatti prevista fin dalle prime fasi di un cantiere che si vorrebbe concluso entro il 2020.

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