Rhome for Dencity, l'automazione e la domotica | Architetto.info

Rhome for Dencity, l’automazione e la domotica

wpid-24296_solardecathloneuroperhome.jpg
image_pdf

Rhome for Dencity, il progetto curato dal team dell’Università Roma Tre guidato dall’arch. Chiara Tonelli, ha vinto l’edizione 2014 del Solar Decathlon Europe tenutasi a Versailles, in Francia. In ciascuna delle dieci prove che costituiscono la gara, il prefabbricato alimentato totalmente ad energia solare ha registrato performance significative, totalizzando 840 punti e ottenendo il primo posto per il funzionamento della casa, il secondo per il comfort e il terzo per l’innovazione. Dopo aver descritto gli aspetti legati alla distribuzione e alla dotazione elettrica, entriamo nel vivo dei sistemi di automazione e domotica forniti per il progetto.

Una casa che parla, e che sa ascoltare: il progetto Rhome di Roma Tre, unica proposta italiana in gara al Solar Decathlon Europe 2014 e vincitrice della terza edizione europea della fortunatissima “olimpiade solare” nata nel 2002 negli Stati Uniti, si confronta con il panorama tecnologico contemporaneo anche nell’ambito del monitoraggio, dell’automazione e del data visualization formulando una proposta innovativa e consapevole.

Dai Google Glass alle facciate adattive, dai droni alle app per il trasporto pubblico, viviamo ormai completamente immersi in quell’”internet delle cose” in cui oggetti inanimati comunicano, o addirittura agiscono, colmando lo spazio tra reale e virtuale fino a modificarne i contorni.

Compito dell’architetto è quindi quello di affrontare, conoscere e progettare questo nuovo strato della percezione, questa sfaccettatura dell’oggetto materico che diventa mediatico, questa opportunità.

In particolare, riguardo al tema del comfort e dell’efficienza energetica, il monitoraggio, e quindi la sensoristica, svolge da diversi anni un ruolo di primo piano. Ma se la tecnologia è neutra, la sua interpretazione ne definisce il profilo etico.

Mentre il mercato sembra muoversi risolutamente verso l’automazione, più o meno adattiva, verso una domotica che esclude l’utente dalle scelte, il progetto Rhome propone in controtendenza il suo more information, less automation ponendo al centro il coinvolgimento dell’utente.

I motivi sono due: il primo è che la residenza, la dimensione domestica dell’architettura, deve godere di un rapporto intimo di interazione con il proprio abitante, un rapporto che è emozionale, percettivo, funzionale e che non può essere interpretato pienamente attraverso parametri di produzione, consumo e fisico-tecnici. L’utente deve essere libero di fare le sue scelte, libero di riconsiderare le proprie priorità e anche di sbagliare.

Il secondo risiede invece nella consapevolezza che l’automazione, pur producendo, se ben calibrata, un risparmio energetico certo, può diseducare l’utente, viziarlo come una madre troppo premurosa e ingombrante che non lasci al figlio neanche l’incombenza di prepararsi un uovo alla coque. I danni energetici, culturali e sociali di questo processo di “analfabetizzazione ecologica” possono diventare decisamente più rilevanti dei benefici che normalmente si prendono in considerazione.

Questo non si traduce però nel rinunciare alla tecnologia, ma nel declinarla diversamente: quello che Rhome propone, supportata dallo sponsor Almaviva, è un sistema online di data visualization che possa informare l’utente aiutandolo di volta in volta a compiere le sue scelte energetiche. La casa è infatti continuamente monitorata da sensori (temperatura e umidità ambientali, irraggiamento e temperatura sugli apparecchi di produzione, qualità dell’aria, reed, flussimetri), misuratori del consumo energetico (elettrodomestici, impianti, sistemi di produzione, prese) e ovviamente dai sistemi interni agli impianti, che riversano i propri dati in un unico database. L’utente, attraverso diversi livelli di approfondimento, può esplorare questi dati e rielaborarli in relazione al suo modo di vivere l’abitazione, imparando anche dai propri errori, più o meno volontari o gratuiti.

L’interfaccia si chiama Dwell! (do well to dwell well!) e si compone di tre strumenti: Dwell! Dashboard, Dwell! digital mirror, Dwell! discovery.

Dwell! Dashboard è una web app e si presenta come il cruscotto di un’automobile in cui alcuni tachimetri restituiscono in tempo reale lo stato dell’abitazione attraverso le relazioni più significative (consumo su produzione, produzione su potenza installata, ecc.) in modo intuitivo e immediato.

Dwell! digital mirror è invece una rappresentazione digitale della casa in cui l’utente può passeggiare come in un videogioco, soffermandosi a interrogare gli oggetti per ottenere informazioni. Si tratta quindi di un modello interattivo in chiave energetica, dove numeri, nuvole di punti e animazioni restituiscono i dati registrati nella realtà (in tempo reale o nel passato), rendendoli fruibili e interessanti.

Un livello urbano del modello digitale propone invece una visione integrata di aspetti energetici (consumo e produzione degli edifici) e sociali (iniziative di quartiere, segnalazioni, caffè sospesi, ecc.)

Il terzo strumento, Dwell! discovery, consiste in una raccolta analitica pensata per migliorare la consapevolezza ambientale attraverso la comprensione profonda delle relazioni tra i diversi eventi fisici e tra questi e i costi energetici. Divisa nelle sezioni produzione-consumi e comfort-consumi, l’interfaccia offre una visione storica dell’abitazione: grazie all’analisi di quanto avvenuto nel passato, l’utente può calibrare i propri comportamenti, capire dove nasce lo spreco e dove invece è possibile sfruttare di più le risorse. Strumento pratico di particolare interesse è, nella sezione produzioni-consumi, un grafico previsionale in cui, selezionando una curva ipotetica di produzione fotovoltaica sulla base delle previsioni meteo, l’utente può programmare l’accensione degli elettrodomestici nel corso della giornata, attento alle proprie esigenze ma anche a rimanere quanto più possibile sotto la campana di produzione.

L’obiettivo finale su scala urbana consiste nel definire un network di case, una comunità verde, in cui il tema energetico sia anche motivo di scambio e di aggregazione sociale e in cui il “conoscere per deliberare” di einaudiana memoria possa essere alla base della nascita di una cittadinanza smart per la città smart. Una cittadinanza che, grazie a un progetto come quello di Rhome che potremmo definire di “ecologia profonda”, si attivi in questa corsa energetica, in questo decathlon del vivere quotidiano, ripagata dalle eco-endorfine dell’equilibrio con il pianeta. 

L’autore


Stefano Converso

Classe 1975, architetto, si occupa delle relazioni tra tecnologie digitali avanzate e cultura progettuale. Da febbraio 2010 Stefano Converso è titolare di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Progettazione e Studio dell’Architettura dell’Università Roma Tre, dove si occupa della personalizzazione del software nei processi di analisi, progettazione e realizzazione dell’architettura. Dal 2008 è docente a contratto di Tecniche parametriche di progettazione alla Facoltà di Architettura dello stesso ateneo. Ha conseguito il dottorato di ricerca nell’ambito del programma europeo Villard d’Honnecourt, coordinato dall’Università IUAV di Venezia con una tesi sul tema del “digitale diffuso” in campo architettonico ed edilizio. Ha partecipato e partecipa ad eventi e convegni nel campo della didattica e della pratica professionale legate al digitale in architettura in istituzioni italiane e internazionali. Autore di diverse pubblicazioni su riviste di settore (De Architect, Modulo, Arch.IT, Esempi di Architettura, Il Giornale dell’Architettura, per cui è stato referente redazionale per le pagine di informatica), ha pubblicato nel 2010 il libro “Il progetto digitale per la costruzione. Cronache di un mutamento professionale” (Maggioli editore).

L’autore


Francesca Bottaro

Classe 1988, nel 2013 si laurea in Architettura con lode presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi sulla componentistica integrata per la riqualificazione delle strutture educative della prima infanzia, affrontando temi come i processi di produzione (non-standard, controllo numerico), l’illuminotecnica e la progettazione di comportamenti meccatronici interattivi attraverso la piattaforma Arduino. Dopo la laurea Francesca Bottaro entra a far parte del team Rhome per il progetto RhOME for denCity, primo classificato nella competizione internazionale Solar Decathlon Europe 2014. All’interno del team si è occupata di home monitoring&data visualization. Dal 2012 collabora ai corsi di Tecniche parametriche di progettazione e di progettazione assistita della facoltà di Architettura Roma Tre.

Copyright © - Riproduzione riservata
Rhome for Dencity, l’automazione e la domotica Architetto.info