Riba Stirling Prize 2016: vince la Newport Street Gallery di Caruso St John | Architetto.info

Riba Stirling Prize 2016: vince la Newport Street Gallery di Caruso St John

Completata nel 2015, è un piccolo progetto di rigenerazione urbana che a Vauxhall ha recuperato tre edifici vittoriani realizzando 3.500 mq di gallerie che espongono la collezione d’arte privata di Damien Hirst

© Hélène Binet
© Hélène Binet
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La Newport Street Gallery di Caruso St John Architects è il Premio Stirling 2016. Vittoriosa su una shortlist di sei edifici che ha compreso anche la Blavatnik School of Government di Herzog & de Meuron (grandemente favorita dai listini dei bookmakers britannici), arriva dopo uno scultoreo edificio scolastico, la Burntwood School di Londra di Allford Hall Monaghan Morris, che si è aggiudicato il titolo di “migliore edificio del Regno Unito” nel 2015.

Intitolato alla memoria di James Stirling e modello ispiratore per la semi-seria Carbuncle Cup promossa dalla rivista Building Design, nasce nel 1996 per premiare l’attività degli architetti iscritti al Royal Institute of British Architects realizzata in tutta Europa (nel 2010 il premio è stato vinto dal Maxxi di Zaha Hadid) ed è oggi il più importante premio promosso dal Riba, che ogni anno anima molti riconoscimenti come la visionaria President’s Medal, riservata agli studenti delle scuole accreditate dall’Istituto, e la Gold Medal, che per il 2017 ha (ri)confermato il fortunato anno del Premio Pritzker brasiliano Paulo Mendes da Rocha, già Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Architettura diretta da Alejandro Aravena.

Completata nel 2015, la Newport Street Gallery è un progetto dei londinesi Caruso St John Architects che consegna il primo premio Stirling ai suoi progettisti, inseriti ma non vittoriosi nelle shortlist del 2000 e del 2006 con rispettivamente la New Art Gallery Walsall e la Brick House. Si localizza lungo Newport Street a Vauxhall, piccola strada che costeggia la ferrovia nell’area meridionale di Londra, e realizza un progetto di micro-rigenerazione urbana che, facendo quasi il paio con una Carbuncle 2016 non troppo velata accusa alla disinvolta interpretazione che Londra sta dando di un concetto sempre più abusato e frainteso, recupera una fila di tre ex laboratori di epoca vittoriana una volta al servizio della produzione di scenografie teatrali e la riconverte nella galleria d’arte destinata all’esposizione della collezione privata dell’artista Damien Hirst, da poco aperta e visitabile dal pubblico in modo gratuito.

Salutata dal Guardian come un “gioiello che con l’età ha smaltito la sbornia”, ammiccando anche alla nota attività dell’illustre committente che nel 2002 aveva acquisito gli edifici divenuti anche il suo studio per un breve periodo, la Newport Street Gallery interviene all’interno di un contesto tutelato agendo su due fronti: da un parte recupera la preesistenza industriale e, dall’altra, progetta e realizza due nuovi edifici in testa e in coda alla fila, creando un complesso in cui il vecchio e il contemporaneo si fondono in modo coerente e rispettoso del carattere del luogo e i cui fronti, su strada e verso la ferrovia dove l’uso della luce a LED dà un tocco contemporaneo alle facciate, costituiscono un insieme unitario contraddistinto dalle continue e tradizionali superfici di mattoni rossi.

 

I cinque edifici, internamente interconnessi, mettono i quasi 3.500 mq di nuovi spazi neutri e inondati di luce naturale a disposizione di flessibili gallerie espositive che, tre per ognuno dei due piani, sono collegate da ascensori e da due scale elicoidali. A queste si affiancano un ristorante, i necessari spazi di servizio e gli uffici per l’amministrazione.

La giuria, che è stata presieduta da Patrik Schumacher e ha compreso la scultrice Rachel Whiteread (prima donna ad avere ricevuto il Turner Prize), ha premiato la Newport Street Gallery apprezzandola in modo particolare per la perizia costruttiva e l’attenzione alla cura dei dettagli, per l’approccio alla conservazione adottato da Caruso St John, “irriverente ma sensibile” e in grado di creare una “poetica giustapposizione di vecchio e nuovo”, e per il suo essere riuscita a divenire, in quanto ad accesso gratuito, un “bene generoso per una comunità in evoluzione”.

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