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Riforma delle professioni: architetti soddisfatti

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“Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri d’attuazione a una riforma, nel suo complesso, sostanzialmente utile che, nel suo insieme, adegua finalmente è come da tempo richiedevamo – le nuove regole professionali a quelle europee, confermando la peculiarità del ruolo delle professioni, nella società italiana, nei confronti dei cittadini”.

Con queste parole una nota del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) esprime soddisfazione sulla riforma delle professioni, valutata “attenta, per il tramite del tirocinio e della formazione permanente, a un innalzamento degli standard professionali”.

Gli architetti italiani si dichiarano quindi pronti ad applicare presto e bene la riforma e a completarla con elementi di autoregolamentazione, riscrivendo, ad esempio, le norme deontologiche perchè garantiscano in modo ancora più chiaro e trasparente i cittadini e l’ambiente.

Siamo pronti a riformare in modo radicale il nostro modo di essere architetti – continua il Cnappc – per adeguarci alla contemporaneità, al mondo globalizzato, tenendo saldi quei principi di etica che continuiamo a considerare il vero elemento di distinzione delle libere professioni e che consentono, a noi architetti, di adempiere al nostro principale dovere che è quello di creare le condizioni affinchè le future generazioni possano vivere in luoghi piùvivibili, ma soprattutto, più sicuri”.

“Ora, stabilite le nuove regole – e poichè abbiamo da tempo dimostrato che non siamo una casta chiusa nel proprio mondo autoreferenziale – si legge nella nota – attendiamo che il Governo e il Parlamento valorizzino le numerose proposte, così come è stato fatto per quelle avanzate proprio sulla riforma delle professioni che sono state in gran parte recepite, che gli architetti italiani hanno elaborato per contribuire alla soluzione della crisi del Paese. Come altre comunità professionali abbiamo messo il nostro know how, al servizio del Paese, elaborando studi e progetti sulla rigenerazione delle città, sulle funzioni di sussidiarietà e sull’uso di strumenti innovativi contro la burocrazia, sulla semplificazione delle norme edilizie e urbanistiche, sulla collaborazione nel penetrare i mercati internazionali, sull’istituzione di reti professionali, sull’accesso al credito per gli architetti”.

Secondo il Consiglio nazionale è dunque giunto il momento di valorizzare gli ordini professionali – che sono organi dello Stato e che costituiscono un’importante rete sul territorio, pronta a fare il proprio dovere con entusiasmo e spirito di sacrificio: se lo Stato non è capace di mettere a frutto le risorse che ha già, per insipienza o pregiudizio, difficilmente l’Italia avrà un futuro sostenibile.

O.O.

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