Rigenerazioni urbane: l’Holland Green di OMA e Allies and Morrison a Londra | Architetto.info

Rigenerazioni urbane: l’Holland Green di OMA e Allies and Morrison a Londra

Collocato nella West London, realizza residenze di lusso per finanziare la rifunzionalizzazione del dismesso e tutelato Commonwealth Institute, che da novembre ospiterà la nuova sede del Design Museum

© Sebastian van Damme
© Sebastian van Damme
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Londra non si ferma mai: a partire dal 24 novembre il Commonwealth Institute, iconico edificio che dall’inizio degli anni sessanta sorge nella benestante West London lungo la commerciale Kensington High Street ai limiti dell’Holland Park, diventerà infatti la nuova sede del Design Museum allestita da John Pawson. Nelle aree che lo circondano sono stati nel frattempo da poco completati i tre blocchi residenziali di lusso firmati da OMA (tra l’altro recentemente autori a Rotterdam della Timmerhuis) con Allies and Morrison.

L’operazione, che prende il nome di Holland Green, è stata gestita dal developer immobiliare Stuart Lipton, che ha già messo in vendita i primi appartamenti, e costituisce un esempio, piuttosto raro per la capitale britannica, di attivazione di un partenariato pubblico privato per cui la realizzazione della nuova sede del museo diretto da Deyan Sudjic, dopo la stipula di una convenzione che ha dato al Design Museum l’utilizzo dell’ex Commonwealth Institute a titolo gratuito per 375 anni, è parzialmente finanziata dalla realizzazione delle vicine unità residenziali, per un costo totale dell’investimento pari a 120 milioni di sterline, 55 dei quali destinati alla rifunzionalizzazione dell’ex Commonwealth Institute.

Aperto il 6 novembre 1962, il Commonwealth Institute è un edificio realizzato su progetto di RMJM per ospitare gli uffici dell’istituto, un’area espositiva per una mostra permanente sui paesi aderenti, eventi culturali temporanei e una biblioteca. È caratterizzato da una dinamica copertura costituita da cinque paraboloidi iperbolici rivestiti di fogli di rame che gli ha guadagnato l’appellativo di “The tent” (“La tenda”) ed è stata sostituita tra fine anni novanta e l’inizio del nuovo millennio in occasione di un intervento di restauro. Definitivamente dismesso nel 2002, è oggi un edificio tutelato da Historic England (nuova denominazione dell’English Heritage), che non ha reso facile l’approvazione di un complesso progetto di trasformazione.

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© Nick Gutteridge

Elaborato in seguito a un concorso di progettazione che chiedeva la rifunzionalizzazione dell’edificio modernista, minacciato anche di demolizione, e la contestuale realizzazione di nuova edilizia residenziale di lusso, Holland Green già nel 2009 ha subito una battuta d’arresto che ha portato modifiche al progetto vincitore e ottenuto il via libera definitivo nel 2010: l’allora English Heritage aveva infatti messo in dubbio gli effetti di un’operazione che avrebbe alterato eccessivamente l’interno e demolito un’ala di un landmark urbano e modificato in modo sostanziale tutto l’intorno. Per dare forza alla proposta (e aiutare a vincere le non poche resistenze) nel processo progettuale era stato anche coinvolto Roger Cunliffe, architetto che per RMJM aveva seguito l’ideazione e la costruzione del Commonwealth Institute.

Oscillante tra le richieste di privacy, chiusura e protezione dettate dalla sua funzione residenziale e l’apertura al pubblico e alla città imposta invece dalla funzione espositiva e museale, Holland Green interviene sull’area dismessa realizzando tre blocchi indipendenti di appartamenti di lusso per un totale di quasi 40.000 mq (20.000 residenziali, 10.000 per il museo e il resto aree pubbliche).

Fra i pochissimi interventi di OMA completati nel Regno Unito, inserisce 56 appartamenti di metrature differenti in strutture ingegnerizzate da Arup che si collocano in un’area la cui impostazione è dettata dalla giacenza del Commonwealth Institute. Ruotato di 45° rispetto all’asse stradale e affacciato posteriormente sull’Holland Park, ritaglia attorno a sé tre spazi triangolari che sono stati occupati da altrettanti edifici cubici a tetto piano uguali fra loro ma dalle proporzioni differenti, ispirate, come spiega lo stesso Reiner de Graaf, dalle matrioske russe. I fronti alternano un pattern regolare e ortogonale, definito da file di finestre alte e strette che emergono da una base di chiara pietra calcarea, ad ampi vuoti, all’interno dei quali sono ricavati aperture e terrazze, ai tipici volumi aggettanti dello studio olandese che si protendono dalle facciate.

volumetrico_copy OMA

© OMA

planimetria blocco A_copy OMA

© OMA

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© OMA

planimetria blocco C_copy OMA

© OMA

Gli appartamenti sono serviti da aree comuni posizionate negli interrati, che mettono a disposizione dei facoltosi acquirenti (i prezzi di vendita si aggirano sulle 4.000 sterline al metro quadro) un cinema e una piscina privata con palestra e spa, oltre a un parcheggio condiviso, ma con gli accessi separati, con il vicino Design Museum.

Il progetto di OMA e Allies and Morrison non si limita tuttavia alle nuove edificazioni, ma interviene anche sull’involucro dell’ex Commonwealth Institute, dove, accanto alla demolizione dell’ala uffici, ha sostituito la facciata continua di pannelli di alluminio e vetro azzurro con una nuova e più efficiente, rinforzato strutturalmente l’interno per permettergli di supportare il peso del nuovo allestimento di John Pawson e rivisto nuovamente la copertura.

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