Rinascente apre il suo secondo flagship store a Roma | Architetto.info

Rinascente apre il suo secondo flagship store a Roma

Da CLS Architetti a Lifschutz Davidson Sandilands, un'équipe di progettisti internazionali porta a compimento il progetto complesso e articolato nel pieno centro della capitale, della Rinascente a Roma. Realizzati 14.000 mq commerciali distribuiti su sette livelli

© Marco Beck Peccoz
© Marco Beck Peccoz
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Il secondo flagship store italiano della Rinascente è stato da poco aperto a Roma, nella centralissima via del Tritone. Si parla della sua realizzazione da almeno 13 anni, punto nodale della strategia di rilancio del gruppo ancora prima della sua acquisizione da parte dei thailandesi Central Retail Corporation che, avvenuta nel 2011, ha proseguito con gli investimenti nazionali e internazionali, celebrando anche i 100 anni di vita con una mostra allestita da OMA/AMO di Rem Koolhaas nella sua città natale, Milano, che ha chiuso i battenti a fine settembre.

Il progetto della nuova Rinascente Tritone, il cui nome nel frattempo ha perso lo storico “La” dannunziano, realizza un complesso di 14.000 mq complessivi, completato dopo 11 anni di lavori che hanno comportato 250 milioni di euro di investimento. Rendendo Roma il secondo polo, insieme a Milano, su cui giocare l’impostazione e la diffusione di un’immagine rinnovata, è intervenuto, non senza polemiche legate sia alla funzione finale dell’edificio che alle sue richieste in termini di standard urbanistici (soprattutto parcheggi), su una complessa e stratificata parte di un isolato centralissimo, un’area già edificata alle spalle del Quirinale, delimitata da Largo del Nazareno, via del Tritone e via dei Macelli, su cui si affaccia con due fronti distinti.

Ha mantenuto e rinnovato una parte delle preesistenze, ha fatto un importante e selettivo lavoro di demolizione e ricostruzione dell’interno di un lotto precedentemente occupato da un edificio di proprietà dell’INA risalente agli anni trenta del Novecento fronteggiante via del Tritone, di cui mantiene e rinnova la facciata facendola diventare il fronte principale del nuovo centro commerciale, e altre costruzioni risalenti a epoche diverse, quasi tutte scomparse ad eccezione di un edificio di inizio Novecento, chiamato Palazzetto, che il progetto ingloba rendendolo parte integrante del nuovo complesso.

Le difficoltà erano molte, per la delicatezza del sito e per l’importanza strategica di una commessa che ha visto la compresenza di molti progettisti internazionali, molti dei quali già impegnati nel flagship di piazza Duomo a Milano, che sono stati incaricati di definirne le diverse parti. Si sviluppa lungo sei piani fuori terra organizzati attorno a una corte centrale, su cui si affacciano gallerie commerciali illuminate dall’alto da un lucernario e i collegamenti verticali più scenografici. Mentre gli ultimi due piani, progettati dai londinesi Lifschutz Davidson Sandilands, sono completamente destinati alla ristorazione con le loro terrazze aperte sulla città, i piani sottostanti sono rigidamente suddivisi per tipologia merceologica, il belga Vincent Van Duysen si è occupato del piano terra e della revisione del fronte principale su via del Tritone. Salendo, i londinesi Universal Design Studio hanno sviluppato il secondo piano, il terzo è opera di RetailDesign di Paolo Lucchetta, progettista specializzato formatosi anche all’interno del Gruppo Rinascente prima di aprire la sua attività indipendente, il quarto della designer iraniana basata a Parigi India Mahdavi e il quinto dei milanesi CLS Architetti.

L’interno si dipana caratterizzato dalla regolarità di griglie ripetute, a inquadramento delle gallerie ma anche nella definizione della copertura, e dall’utilizzo del travertino che ricorrono in un complesso dedicato alla vendita di beni di media e alta gamma, al cui interno sono presenti marchi come Gucci, Yves Saint Laurent e Louis Vuitton.

Il piano interrato, impostato da Claudio Silvestrin e Giuliana Salmaso, dà forma a una presenza possibile quasi solo a Roma, integrando nella nuova struttura una preesistenza importante, ma anche ingombrante. Situazione non unica né rara nel sottosuolo della Capitale, le fasi iniziali del cantiere hanno portato alla luce i resti di un acquedotto romano, l’acquedotto Vergine, e importanti parti della Roma antica. Recuperati e posti sotto tutela, sono diventati un’area archeologica liberamente visitabile all’interno del centro commerciale, dove è stato realizzato uno spazio destinato a mostre (una permanente racconta i rinvenimenti dell’isolato proiettandoli sui resti grazie alla tecnologia multimediale del videomapping), visite guidate ed eventi, ma hanno anche comportato un aumento dei costi (non del tutto previsti e completamente sostenuti dal Gruppo Rinascente) e lo slittamento di due anni della fine programmata dei lavori.

 

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