Sergison Bates, noAarchitecten e EM2N per il nuovo KANAL - Centre Pompidou di Bruxelles | Architetto.info

Sergison Bates, noAarchitecten e EM2N per il nuovo KANAL – Centre Pompidou di Bruxelles

Il progetto di rigenerazione A Stage for Bruxelles trasformerà l’ex stabilimento Citroën in un hub culturale, dove si esporranno collezioni del Centre Pompidou e architettura, con le attività della Fondation CIVA

© NOA/EM2N/SBA
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A Stage for Brussels”, proposto dal raggruppamento internazionale costituito dai belgi noAarchitecten, dagli svizzeri EM2N e dai britannici Sergison Bates Architects, si è aggiudicato il concorso di progettazione per la realizzazione della nuova sede del Centre Pompidou nella capitale belga. Con il nome di KANAL – Centre Pompidou, trasformerà l’ex garage Citroën di place de l’Yser in un nuovo hub dedicato alla cultura che porterà per la seconda volta al di fuori dei confini nazionali uno dei musei di arte contemporanea più importanti di Francia e darà una nuova sede alla Fondation CIVA (Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage), che si occupa di architettura e città.

A Stage for Brussels” si è imposto su una shortlist di 7 finalisti (51N4E/Caruso St John Architects/l’AUC as/Thomas Demand; Diller Scofidio + Renfro/Jds Architects; Lhoas & Lhoas & Ortner & Ortner; OMA; Office Kersten Geers David Van Severen and Christ & Gantenbein; ADVVT6AGWA oltre ai vincitori) selezionati dalla giuria che, presieduta dallo svizzero Roger Diener, ha lavorato su 92 candidature di valore internazionale comprendenti, tra gli altri, Dominique Perrault, Coop Himmelb(l)au, Shigeru Ban, Sanaa, MVRDV, Lacaton & Vassal, Rogers Stirk Harbour, Norman Foster, David Chipperfiled, Zaha Hadid, Odile Decq, Diller Scofidio + Renfro, Morphosis e Aires Mateus.

La proposta, il cui sviluppo si avvarrà del supporto di Buro Happold, definisce un progetto che vuole essere rispettoso di un imponente complesso funzionalista che, all’interno dei suoi 100×200 m di perimetro di base, si componeva di uno showroom con annesso stabilimento produttivo in cemento armato, acciaio e vetro completati nel 1934 su progetto di Alexis Dumont e Marcel Van Goethem con Maurice-Jacques Ravazé.

I suoi caratteri, in particolare la naturale flessibilità interna e la luminosità e trasparenza portate dalle grandi superfici finestrate, ben si adattano a funzioni che a regime comprenderanno gli spazi per il Centre Pompidou (12.200 mq) e per la Fondation (7.000 mq), spazi pubblici coperti (12.500 mq) e aree di servizi (7.400 mq) come depositi e archivi ma anche un auditorium da 400 posti, ristorazione, una libreria e spazi per il retail per un totale di 39.100 mq di intervento a cui si aggiungono anche 2.500 mq di parcheggio.

“A Stage for Brussels” sviluppa un concetto di riconoscibilità che sceglie di costruire l’identità lavorando sull’esperienza degli spazi piuttosto che sul gesto architettonico e affronta con differenti approcci le due parti costitutive del complesso. Lo showroom viene infatti aperto al pubblico e dotato di una terrazza panoramica, diventando il punto di accesso e partenza di un percorso che procede nei meno conosciuti ex spazi produttivi affacciati lungo il canale, dove è previsto l’inserimento di tre nuovi volumi che all’interno creeranno microambienti più facili da climatizzare e gestire e all’esterno emergeranno dal tetto, aprendolo al pubblico e realizzando terrazze aperte sulla città.

KANAL – Centre Pompidou, un progetto ambizioso di rigenerazione urbana

Le basi per l’avvio di un’operazione imponente sono fissate nel 2015, quando il garage viene acquisito dalla Région de Bruxelles-Capitale che l’anno successivo stipula un accordo con il Centre Pompidou per la realizzazione di un progetto ambizioso. Il concorso, uno dei più importanti di questo tipo mai gestiti dalla capitale belga, viene bandito il 28 marzo 2017 dall’Urban Development Corporation e nei prossimi anni impegnerà una cifra complessiva di 125 milioni di euro per la sola fase di cantiere.

La realizzazione del nuovo KANAL – Centre Pompidou è importante per svariati motivi. In Belgio è innanzitutto un progetto di rigenerazione urbana dall’azione ampia, che interverrà primariamente su un pregevole edificio razionalista con un’azione che dovrebbe avere effetti positivi anche su un’area piuttosto delicata della capitale belga. Un tempo quarterie operaio sorto lungo le rive del canal, è oggi un’area strategica ma difficile che, a nord del centro, confina con il multietnico Molenbeek-Saint-Jean, negli anni passati luogo di passaggio di esponenti dell’estremismo di matrice islamica coinvolti in molti attentati. Il suo sviluppo è al centro di un Plan Directeur che, comprendendo anche il recupero del garage, dal 2013 sta impostando azioni di lungo periodo imperniate sui temi dell’abitazione, dell’occupazione e dell’inclusione e integrazione sociale.

Dal punto di vista francese, il nuovo polo culturale quadruplica un’istituzione e conferma le strategie di sviluppo che, non prive di polemiche, stanno portando sempre più all’estero i musei transalpini e le loro collezioni. La sede di Bruxelles, la seconda realizzata al di fuori dei confini nazionali, arriverà infatti dopo l’iconico Beaubourg parigino, che portò i suoi progettisti Renzo Piano e Richard Rogers alla ribalta internazionale, la succursale di Metz, completata nel 2010 da Shigeru Ban e Jean de Gastines, e il Pompidou di Malaga, realizzato da Daniel Buren nel 2015.

Il garage Citroën sarà aperto dall’inizio di maggio fino all’autunno 2019, tredici mesi in cui mostre temporanee ed eventi presenteranno al pubblico il progetto architettonico e culturale. Il cantiere partirà nell’autunno 2019 e si concluderà nel 2022.

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