Snøhetta completa l'ampliamento del SFMoma di San Francisco | Architetto.info

Snøhetta completa l’ampliamento del SFMoma di San Francisco

Il nuovo edificio progettato da Snøhetta si affianca alla storica sede progettata da Mario Botta insieme a Hok diventando il museo di arte contemporanea più grande degli Stati Uniti

(C) Iwan Baan
(C) Iwan Baan
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Aperto al pubblico a metà maggio dopo tre anni di cantiere (e praticamente nessun ritardo rispetto ai tempi inizialmente previsti per la sua realizzazione), l’ampliamento del Museo d’arte moderna di San Francisco (SFMOMA) porta la firma dello studio norvegese Snøhetta. Si confronta con un compagno illustre e “di peso” (in molto sensi): il nucleo originale, l’edificio post moderno in mattoni rossi con il cilindro rivestito di pietra bianca e nera che sorge monolitico nel centrale quartiere di SoMa, venne infatti completato nel 1995 su progetto dello svizzero Mario Botta con la collaborazione di HOK, per ospitare le collezioni del museo che prima avevano casa, in affitto, in parte degli spazi del War Memorial Veterans Building.

Incaricato nel 1989, Botta ha realizzato un edificio accolto in modo piuttosto tiepido dalla critica, che colloca le sale espositive e i locali al loro servizio (in tutto uffici, una biblioteca, una sala polivalente, un auditorium e la caffetteria con il bookshop) all’interno di un volume alto 44 m e una base di 60×83 m, per un totale di 18.500 mq complessivi.

La costruzione mostra i caratteri inconfondibili della mano di Botta, le cui intenzioni erano quelle di realizzare un insieme iconico che si doveva posizionare all’interno di un contesto caratterizzato dalla presenza di edifici alti. Collocava nella parte anteriore di un volume a gradoni cinque livelli di sale espositive illuminate zenitalmente e affacciate su uno spazio interno centrale contraddistinto da un corpo cilindrico emergente dal tetto del complesso in corrispondenza del quale viene collocata una scenografica scala e la cui cima diventa importante punto di ingresso della luce naturale.

Il SFMoma su progetto di Mario Botta - (C) Iwan Baan

Il SFMoma su progetto di Mario Botta – (C) Iwan Baan

Compito sicuramente non facile, l’ampliamento di un museo alla ricerca di nuovi spazi è stato affidato nel 2010 alla firma norvegese Snøhetta che, a completamento di un processo di selezione internazionale a inviti avviato dal museo, si è contesa la commessa con altri tre illustri finalisti: Adjaye Associates, Diller Scofidio + Renfro e Foster + Partners. L’obiettivo, oggi sicuramente realizzato, era l’ampliamento delle superfici per esporre la collezione Fisher di arte contemporanea, data in prestito al museo per 100 anni nel 2009 da Doris e Donald Fisher proprietari della catena di negozi di abbigliamento Gap, all’interno di un edificio che avrebbe dovuto collegarsi al preesistente attraverso il suo fronte posteriore, avendo tuttavia un ingresso completamente indipendente su Howard Street.

Vista notturna del "nuovo" SFMoma, dopo l'intervento progettato da Snohetta - (C) Iwan Baan

Vista notturna del “nuovo” SFMoma, dopo l’intervento progettato da Snohetta – (C) Iwan Baan

A differenza dell’edificio di Botta, l’ampliamento si sviluppa in altezza all’interno di uno stretto lotto ritagliato fra gli edifici che lo circondano: dieci livelli infatti ospitano nuovi spazi per le collezioni e gli uffici (rispettivamente sette e tre piani), portando a 45.000 mq la superficie utile totale a disposizione del museo.
Elemento caratterizzante del nuovo edificio, il chiaro e movimentato involucro trae ispirazione dal paesaggio che circonda la città di San Francisco, dalle sue colline e dalle sue acque. È costituito dall’unione di 700 pannelli ondulati di FRP (Fiber Reinforced Polymers) le cui superfici sono ulteriormente animate dalla presenza di cristalli di silicato che rendono più mutevole l’effetto complessivo in funzione della luce e della prospettiva da cui lo si osserva.

SFMoma di Snohetta - dettaglio

SFMoma di Snohetta – dettaglio

All’interno, le gallerie espositive (illuminate artificialmente) e le aree per il pubblico sono animate da spazi come l’anfiteatro che si raccoglie attorno alle spirali di “Sequence” di Richard Serra e terrazze esterne divenute parte per l’esposizione della collezione.

Anfiteatro - (C) Iwan Baan

Anfiteatro – (C) Iwan Baan

La presenza del nuovo edificio porta alcune importanti modifiche anche nel preesistente (verso le quali sembra che Mario Botta non abbia espresso pareri molto favorevoli), che per esigenze distributive ha visto smantellare la monumentale scala di granito che si trovava al di sotto del cilindro, centro del progetto dell’architetto svizzero, che è stata sostituita da una più sinuosa, leggera e “scandinava” scala a doppia rampa in legno.

La nuova scala del SFMoma -  (C) Patricia Chang

La nuova scala del SFMoma – (C) Patricia Chang

Con opinioni di una critica oscillante (come già accadde per Botta, non tutti sono concordi nella valutazione del lavoro di Snøhetta), l’ampliamento arricchisce sicuramente l’offerta culturale di un distretto culturale in crescita, che, oltre al SFMOMA, comprende lo Yerba Buena Center for the Arts, il Contemporary Jewish Museum e il Museum of the African Diaspora e nei prossimi anni vedrà anche la realizzazione del Mexican Museum di Ten Arquitectos. E ha dato agli Stati Uniti il più grande museo di arte contemporanea del paese.

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