Social housing alla francese: la nuvola bianca di Poggi+More | Architetto.info

Social housing alla francese: la nuvola bianca di Poggi+More

Il résidence La Garenne realizza tre edifici modulari con 30 logements collectifs di taglio medio piccolo all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione del quartiere Les Boiffiers

© Javier Callejas
© Javier Callejas
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Inserito nel Quartier des Boiffiers della città di Saintes, il résidence La Garenne è un progetto di social housing realizzato dalla collaborazione dei due studi di Bordeaux Poggi Architecture e More Architecture completato nel 2016. Nasce su impulso della società Semis – Saintes (Société d’Economie Mixte Immobilière de Saintonge – Saintes), che nel 2013 mette a bando una procedura ristretta per l’affidamento della progettazione di un complesso di logements collectifs da realizzarsi su un lotto libero posizionato ad uno degli ingressi del quartiere, all’angolo tra Rue de Chermignac e Rue des Boiffiers.

Il résidence si inserisce all’interno di un programma di riqualificazione avviato dalla municipalità nel 2007 e mirato alla trasformazione di un quartiere sensibile sorto alla periferia cittadina negli anni sessanta per dare un tetto alla moltitudine di immigrati nordafricani, soprattutto marocchini, tunisini e algerini, che stavano arrivando in seguito agli accordi siglati tra 1963 e 1964 per l’ingresso in Francia di nuova manodopera. È stato poi ampliato negli anni settanta. Il programma pubblico prevedeva la progressiva realizzazione di 2.349 unità distribuite in quattro quartieri periferici di Saintes, oltre a Boiffiers – Bellevue, La Fenêtre, Le Vallon e Saint-Sorlin, per la cui realizzazione negli anni successivi sono stati banditi concorsi di progettazione da parte di Opmhlm (Office Public Municipal d’Habitation à Loyer Modéré) e Semis.

Il résidence La Garenne, chiamato anche White Cloud per scelte progettuali che richiamano le “nuvole bianche”, realizza per un investimento complessivo di 2,75 milioni di euro 1.886 mq residenziali all’interno di tre edifici separati a tre e quattro piani fuori terra, permeabili rispetto all’intorno. Gli appartamenti sono in tutto 30, di taglio medio e piccolo: 10 sono poco più che bilocali con una superficie di 50 mq, mentre i restanti 20 aggiungono una stanza e arrivano a 70 mq, rendendosi disponibili alla potenziale richiesta di una popolazione locale a basso reddito costituita prevalentemente da famiglie monoparentali e pensionati.

Come d’uso negli interventi di social housing transalpini, la mixité degli abitanti è uno dei presupposti su cui si impostano le nuove aggiunte ai quartieri: 21 unità sono infatti state realizzate con il supporto dell’Anru (l’Agence Nationale pour la Rénovation Urbaine) e sono destinate a un’assegnazione agevolata, mentre le restanti 9 sono state immesse sul libero mercato. Tutti e tre gli edifici sono dotati di aree di servizio per il parcheggio delle vetture (due in seminterrati e una all’aperto) e delle biciclette.

Le volumetrie impostate dal progetto definiscono un complesso formalmente omogeneo, che si compone di tre edifici modulari, isolati e impostati in modo da non avere fronti principali né secondari: le facciate sono infatti tutte animate dalle geometriche sporgenze e rientranze create dalla sovrapposizione dei loro elementi costitutivi e caratterizzate dalla diffusa presenza del metallo.

 

A livello costruttivo, la struttura è di tipo tradizionale e fa prevalente ricorso al cemento e al laterizio. I tre edifici sono infatti sorretti da un telaio di travi e pilastri in cemento armato e hanno murature, sia tramezzi che esterne, composte di due materiali, mattoni e cemento armato. L’involucro, costituito da murature in mattoni, è isolato esternamente da uno strato di 16 cm di lana di roccia e completato in superficie dalla posa di lamiere metalliche ondulate laccate di bianco. Tre sono le tipologie di orizzontamenti utilizzati: piastre piene di cemento armato gettate in opera, elementi prefabbricati di tipo predalles o strutture metalliche, che sorreggono i balconi e gli sporti.

Le particolari scelte effettuate per la chiusura dei balconi di pertinenza degli appartamenti sono l’elemento più caratteristico di un progetto residenziale che presta particolare attenzione alla qualità dell’abitare e garantisce a ogni unità aree esterne piuttosto ampie e riparate. Tutti i balconi, i cui piani di calpestio sono realizzati in legno, sono infatti completamente chiusi da “gabbie” di lamiera forata bianca a trama quadrata che apre l’interno e lo protegge allo stesso tempo, garantendo privacy e rendendo disponibili spazi aggiuntivi, quasi verandati, utilizzabili anche come aree di servizio.

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