Social housing: la Residenza temporanea Luoghi Comuni a Torino | Architetto.info

Social housing: la Residenza temporanea Luoghi Comuni a Torino

Attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale, domotica e sperimentazione abitativa nel progetto di Fagnoni & architetti associati per il Programma Housing della Compagnia di San Paolo

Foto di Giacomo Bombieri
Foto di Giacomo Bombieri
image_pdf

La residenza temporanea Luoghi Comuni di Porta Palazzo riqualifica un edificio degradato di Torino trasformandolo in un moderno complesso in cui, su un input di Compagnia di San Paolo materializzato da un progetto di Fagnoni & architetti associati, è stato possibile iniziare a sperimentare nuove forme di abitazione per affrontare situazioni di disagio e stress abitativo sempre più diffuse e difficili da affrontare da parte degli enti pubblici.

La residenza è parte integrante, nonché prima realizzazione, del Programma Housing che, avviato dalla fondazione bancaria nel 2006 attraverso l’Ufficio Pio, prevedeva la realizzazione di un’altra struttura appena completata su progetto di Studio De Ferrari Architetti, sempre a Torino in via San Pio V e accanto a interventi di dimensioni e impatto più ridotti. Attingendo le risorse necessarie dal Fondo Abitare Sostenibile Piemonte costituto ad hoc tra 9 fondazioni bancarie piemontesi e Cassa Depositi e Prestiti, il Programma Housing sta lavorando per raggiungere l’obiettivo di creare tra le 6.000 e le 7.000 abitazioni in affitto a canoni calmierati.

La storia dell’edificio, collocato in un quartiere multietnico e difficile di cui vuole essere elemento, sicuramente riuscito, di riabilitazione e recupero, affonda le radici nella prima parte del XIX secolo, quando in parallelo alla costruenda piazza della Repubblica venne eretto un fabbricato a quattro piani fuori terra e un interrato per residenze e commercio. Da allora poche sono state le modifiche: la più consistente è l’aggiunta posteriore della “manichetta” a tre piani affacciata sulla retrostante via Priocca e di alcuni piccoli inserti nell’irregolare cortile retrostante, chiuso e più basso di 2,5 m rispetto alla piazza.

6_Fagnoni_045

Foto di Fagnoni

Le tempistiche di realizzazione raccontano la storia di un processo avviato nel 2008, quando la proprietaria Città di Torino mette a bando la cessione in comodato d’uso gratuito, l’adeguamento e la successiva gestione per 30 anni dello stabile, che versa in grave stato di degrado. Il complesso deve essere trasformato in albergo sociale e riqualificato per adeguarsi anche a quanto imposto dal Piano di recupero obbligatorio di questa area del quartiere Borgo Dora.

Il bando viene vinto dall’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo che, in qualità di comodatario, l’anno successivo lancia un concorso a procedura ristretta i due fasi per il progetto di ristrutturazione e trasformazione, vinto dal raggruppamento toscano composto da Fagnoni & architetti associati e GPA ingegneria, e, a stretto giro, un bando per la gestione di una residenza temporanea che si vuole rivolta a single e coppie senza figli e, secondariamente, a lavoratori trasfertisti in città per brevi periodi di tempo.

\LAVORI-IN-CORSOPublicTorino Social Housing20130620_TAVOLE P

\LAVORI-IN-CORSOPublicTorino Social Housing20130620_TAVOLE P

Il progetto vincitore trasforma in modo consistente l’edifico storico attraverso materiali e proposte contemporanee attente alla sostenibilità, preservando e restaurando in modo conservativo il solo fronte su piazza della Repubblica, vincolato dalla Soprintendenza. Su via Priocca demolisce e ricostruisce la manichetta e realizza 27 piccole unità, 13 monolocali e 14 bilocali, accessibili attraverso un novo vano scala che, posizionato all’incrocio dei due blocchi, recupera, ricostruendoli, anche i ballatoi preesistenti.

Attraverso la demolizione del muro di cinta del vecchio cortile, crea un insieme aperto verso il quartiere e l’immediato intorno, ribaltandone l’orientamento e l’accesso principale, spostato da piazza della Repubblica a via Priocca. Qui, l’abbattimento delle superfetazioni interne alla corte e il recupero della relativa cubatura hanno permesso la realizzazione ex novo di un corpo a un piano fuori terra che ne diventa ingresso e consente di recuperare le vecchie e poco illuminate cantine dello stabile principale a funzioni come biblioteca comune, lavanderia/stireria e locali di servizio. Le residenze sono lasciate all’edificio storico, al cui piano terreno sono recuperati anche tre locali commerciali indipendenti, mentre destina la nuova manichetta ad ospitare gli uffici e, in testa, un nuovo ristorante distribuito sui tre piani totalmente visibile dalla via in quanto chiuso da una parete totalmente vetrata.

Un attento approccio alla sostenibilità ambientale di un intervento finalizzato all’alta sostenibilità sociale era alla base delle richieste della committenza e fra gli obiettivi dei progettisti. Sia il progetto che il cantiere sono infatti impostati seguendo le indicazioni dell’agenzia altoatesina CasaClima, a partire dalla protezione termica dell’involucro. Le pareti esistenti sono state rivestite da un cappotto esterno (interno per la facciata vincolata) realizzato in pannelli in lana di legno mineralizzata con cemento portland, che garantiscono isolamento termico, invernale ed estivo, e acustico eliminando parallelamente le emissioni di radon e sostanze nocive. Isolamento, soprattutto estivo, incrementato dall’insufflazione a secco di fiocchi di cellulosa fra i muri e i pannelli.

I pavimenti, esterni e interni, sono stati realizzati in bambù (nelle unità abitative e negli spazi di collegamento) e grès porcellanato con presenza di materiale riciclato e certificato superiore al 40%. I pavimenti di ballatoi e scale e tutto il sistema dei nuovi frangisole sono stati invece realizzati ricorrendo a un composto di scarti di legno e PVC poi estruso nelle forme richieste dal progetto.

interno_foto di Giorgio Bombieri

La fornitura dell’energia è garantita da due caldaie a condensazione alimentate da gas metano posizionate in una centrale termica accanto al blocco di ingresso. Il calore prodotto, veicolato dall’acqua, si distribuisce in tre circuiti distinti per i pannelli radianti delle residenze, i locali commerciali e l’acqua calda sanitaria. Le caldaie sono affiancate da un impianto solare termico alimentato da pannelli posizionati sul tetto della manichetta e dimensionati per fornire il 50% del fabbisogno di acqua calda dell’edificio.

Celle fotovoltaiche in vetro stratificato colorato a integrazione architettonica posizionate sulla nuova e trasparente facciata della manichetta su via Priocca e nei parapetti di vetro interni servono alla produzione di energia elettrica.

Tecnologie domotiche sono infine installate per limitare i consumi energetici. Tra queste, temporizzatori degli apparecchi illuminanti e sensori di presenza nelle aree comuni e un software con terminale nell’ufficio del gestore che consente di controllare i consumi delle residenze in rapporto alle presenze e agli accessi.

Il cantiere, avviato a settembre 2011, completa un edificio organico e ben inserito nel contesto inaugurato il 20 settembre 2013, impegnando una cifra di 4 milioni di euro.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Social housing: la Residenza temporanea Luoghi Comuni a Torino Architetto.info